Il pop filosofico e militante degli Scritti Politti

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 8 marzo 2022)

Gli Scritti Politti si formano nel 1977 a Leeds, nel Regno Unito. Inizialmente non sono neanche una band: sono un collettivo comunista composto da studenti d’arte, attivisti e squatter. Il nome che si scelgono è ispirato agli Scritti politici di Antonio Gramsci. Green Gartside, gallese e fondatore di quella che si stava trasformando in una band post punk, inventa un nome che, pur richiamandosi agli scritti di Gramsci ricordava anche Tutti frutti di Little Richard. Nella bizzarria di questo nome ci sono tutte le contraddizioni e il fascino degli Scritti Politti: un po’ intellettuali organici e un po’ pop star. I primi Scritti Politti partono dal punk ma le loro canzoni sono infarcite di riferimenti a Marx, Bakunin, Derrida, Deleuze e Lacan. Insomma fanno casino, ma un casino concettuale.

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Uno dei loro primi pezzi si chiamava Skank bloc Bologna (1978) e descriveva il capoluogo emiliano come un esotico Eden comunista di consapevolezza proletaria e di lotta di classe. Gli interessi musicali di Green (che in realtà si chiamava Paul, ma cambiò nome al liceo perché c’erano troppi Paul) si spostano presto altrove. Mentre la sua band ottiene un contratto con l’etichetta post punk Rough Trade (la stessa degli Smiths), Gartside comincia ad ascoltare molta disco e molto funk. E da intellettuale organico punk comincia a trasformarsi in un intellettuale organico molto più vicino al soul, ma anche al pop e alla dance. I suoi interessi politici e filosofici rimangono intatti, ma quelli musicali cambiano radicalmente. Tra il 1982 e il1983 il collettivo si sfascia, Green rimane il depositario del nome Scritti Politti e si unisce al tastierista newyorchese David Gamson. Da collettivo si trasformano in cellula e, come i Soft Cell (anche loro di Leeds), gli Eurythmics e gli Yazoo, diventano una sorta di duo synth pop. Molto poco punk e molto anni Ottanta. A New York per Green Gartside si apre un mondo: attraverso la Virgin, la sua nuova etichetta, conosce tutte le persone che gli interessano. Negli Stati Uniti è il momento d’oro per le band synth pop britanniche e anche i produttori afroamericani, più tradizionalmente legati a soul e rhythm’n’blues, sono molto interessati. Tra gli artefici del ritrovato successo di Tina Turner c’erano, oltre a David Bowie, anche gli Heaven 17, piovuti negli Stati Uniti direttamente dalla fredda e industriale Sheffield.

Tra tutti Gartside vuole lavorare con il produttore di origine turca Arif Mardin (1932-2006), uomo di fiducia di gente come Aretha Franklin, Chaka Khan e Dionne Warwick, ma anche di Phil Collins, Bee Gees e Queen, un produttore decisamente versatile e aperto alle nuove tecnologie musicali. Ad affascinare Gartside è il lavoro che Mardin aveva fatto con We can work it out di Chaka Khan. Il produttore aveva reinventato la canzone dei Beatles in chiave electro funk con un uso virtuosistico di un vecchio sintetizzatore Moog e un piano elettrico Fender Rhodes. We can work it out si era trasformata in un’astronave che lanciava la voce di Chaka nell’iperspazio, e il giovane marxista gallese folgorato dal funk non poteva non apprezzare. Nel 1983 Gartside lavora con Arif Mardin a tre pezzi che formano le fondamenta del secondo album degli Scritti Politti, Cupid & Psyche 85. I tre pezzi sono Wood beez (pray like Aretha Franklin), Absolute e Hypnotize. Tutti e tre diventano dei fortunati singoli pop e stabiliscono una sorta di eccellenza produttiva per la musica radiofonica di quegli anni. Se il loro suono oggi vi sembra troppo familiare e un po’ datato è perché è stato copiato da tutti. Ma non tutti sono Arif Mardin e Green Gartside, un megaproduttore turco e un marxista gallese.

Per provare a spiegare un singolo pop apparentemente semplice come Wood beez (pray like Aretha Franklin), Gartside tira fuori tutto il suo armamentario filosofico: “È una canzone che cerca di porre la fondamentale questione di cosa sia il pop, la sua relazione con il linguaggio, il potere e la politica. È una canzone che parla di come il pop nasca da una trasgressione delle regole del linguaggio. Negli anni Sessanta Aretha cantava canzoni apparentemente vuote e aveva abbandonato le sue radici gospel. Ma lo faceva con fervore e passione, una parola che odio perché di questi tempi è abusata. Per un convinto materialista come me è una questione di linguaggio”. La trasgressione di Aretha Franklin, che abbandona la Chiesa (l’ortodossia) per lanciarsi in una carriera nella musica secolare, per Green Gartside diventa una metafora di tutto quello che per lui non funziona più nel marxismo e nel suo modo di rappresentare il mondo. Tutto l’album Cupid & Psyche 85 è un funambolico esercizio di pop filosofico: le canzoni sono leggerissime e piacevolissime, ma tutte affrontano il tema della natura ingannevole del linguaggio. Il richiamo al mito di Amore e Psiche nel titolo offre una specie di chiave di lettura: come la mortale Psiche può unirsi ad Amore, il suo amante divino, solo al buio e senza poterlo conoscere veramente, così il linguaggio della musica pop, le sue regole e la sua ortodossia, non sono così trasparenti e semplici come sembrano.