La zuppa visiva dei rivoltosi di Washington

di Aldo Premoli (huffingtonpost.it, 16 gennaio 2021)

L’intero perimetro del Campidoglio ora è protetto da recinzioni metalliche e dai militari con armi in pugno, i militari della Guardia Nazionale questa volta sono preparati. Ma preparati sono arrivati, lo scorso 6 gennaio, anche i sostenitori di Trump: con il viso dipinto di rosso, bianco o blu, mantelli con bandiera (americana, ma anche dei Confederati o con stampato a grandi caratteri il nome Donald Trump) e abiti da supereroe; qualcuno addirittura in costume da Capitan America, qualcuno da Abramo Lincoln, c’era persino uno da aquila calva, lo stemma usato per la certificazione dei documenti pubblicati dal governo federale.

Ph. Jose Luis Magana / Ap

Ph. Jose Luis Magana / Ap

Quello che indossavano i rivoltosi per molti è divenuto solo motivo di scherno: ma si tratta di una lettura profondamente sbagliata. Perché quel che hanno deciso di infilarsi i sostenitori di Trump è invece rilevante: è il prodotto derivato dalla videosfera in cui tutti – in ogni momento della nostra vita – siamo immersi: una zuppa particolarmente densa negli Usa. Questo abbigliamento, che comprendeva anche pelli di animali, giacche antiproiettile, equipaggiamenti tattici, persino una ghillie suit (mimetica per tiratori scelti), ha contribuito ad alimentare l’aggressività e il referente è preciso: il salto di specie lo ha fatto grazie ai videogiochi spara-tutto e a loro varianti praticate come pseudo-sport come il Paintball, un gioco che ha lo scopo di conquistare la base avversaria eliminando l’avversario colpendolo con palline di gelatina, riempite di vernice gialla, sparate mediante apposite attrezzature ad aria compressa chiamate marker.

La differenza è che a Capitol Hill di virtuale non c’era nulla e ognuna delle due squadre che si sono confrontate ha avuto vittime reali. Un poliziotto insanguinato è stato bloccato a lungo, stritolato dal battente di una porta, un altro ferito a morte da un estintore lanciatogli in testa, un terzo sbattuto sulla folla sottostante da una ringhiera. Le proteste hanno sempre avuto un’uniforme distintiva (si chiamavano sans coulotte i rivoluzionari francesi, i membri del Ku Klux Klan indossavano identici cappucci bianchi e più vicino a noi i Sessantottini si riconoscevano per l’uso esibito dell’eschimo verde), ma questa volta la divisa è frantumata. Si è trattato solo di un assalto alla Bastiglia condotto da un cast alla Animal House?

Certo Trump non possiede l’intelligenza di John Landis ma occorre chiedersi se nell’attuale videosfera esista ancora il confine tra humor e horror, tra la figura del clown e i joker assassini di Batman… quello interpretato da Joaquin Phoenix pare davvero essere stato una premonizione. Da sempre la differenza tra l’abito quotidiano e l’abito di scena cessa di esistere nel momento in cui chi lo indossa lo fa pensando a che parte vuole recitare nel contesto sociale: la migliore o la peggiore possibile. In questo caso si è trattato di vestiti impossibili da ignorare, che si rifiutavano di rispettare le regole perché delle regole – stando all’appello lanciato del leader maximo – non ci si poteva fidare.

Solo quattro giorni dopo il fatidico 6 gennaio, in un’oscura sintonia, è apparso un video postato via Twitter da Arnold Schwarzenegger che recita il suo disappunto politico per 7’39”. Domenica 10 gennaio il divo di Conan il barbaro e Terminator, poi assurto al ruolo di governatore repubblicano della California, collega la rivolta del Campidoglio a una furia che è stata un preludio all’Olocausto. Schwarzenegger, che pure milita tra le file del Partito Repubblicano, è sempre stato critico nei confronti di Trump, e difatti lo descrive nel video come il “peggior presidente di sempre”. La scena intorno a lui è pensata. Seduto alla scrivania e fiancheggiato dalle bandiere americane e californiane, Schwarzenegger ha intrecciato le sue esperienze di europeo nato in Austria alla fine della seconda guerra mondiale a quelle a cui si è arrivati ad assistere negli Stati Uniti.

L’ex star di Hollywood paragona l’invasione del Campidoglio di Washington alla Kristallnacht del 1938, quando i nazisti misero a ferro e fuoco sinagoghe e negozi di proprietà ebraica: indica nei fans di Trump “l’equivalente nazista dei Proud Boys”. In un appello alla ragionevolezza, sottolinea la necessità della guarigione della nazione. Poi arriva il colpo scena. Al 5’16” solleva uno spadone sino a quel momento non riconoscibile dalla scrivania: “Now you see this sworld?”; e prosegue: “Questa è la spada di Conan”, riferendosi al film interpretato nel 1982, “Una spada viene temperata e rafforzata picchiandola con un martello e poi riscaldandola e raffreddandola”. A questo punto la grinta si fa sempre più evidente: “La nostra democrazia è come l’acciaio di questa spada. Più è temperato, più diventa forte”. Una colonna sonora di chiara ispirazione lirico-patriottica ha percorso tutto il tempo necessario al suo messaggio. Risultato: ad oggi trentasei milioni di visualizzazioni. Da sempre un’immagine vale più di mille parole.

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