Le elezioni hanno conseguenze: un comico come presidente

di Christian Rocca (linkiesta.it, 23 febbraio 2022)

L’Ucraina è un Paese complicato e gigantesco, più grande della Germania, con un forte spirito nazionalista, una spiccata tensione europea e un contrastato rapporto di diffidenza nei confronti di Mosca. Vladimir Putin ha detto che la nazione ucraina in realtà è una creazione posticcia di Lenin, per cui se davvero gli ucraini si professano anticomunisti viscerali come dicono di essere dovrebbero rinunciare anche alle pretese nazionali che gli furono artificialmente attribuite dall’Unione Sovietica. Intanto Putin si è pappato la regione del Donbass, dove c’è una forte minoranza russofona alimentata dai suoi ceffi e dai suoi rubli, dopo aver già digerito per bene la Crimea.

(Fun fact: la prima tata di mia figlia, originaria di Donetsk, un giorno preparò in onore della neonata un dolce tipico del suo Paese: erano dei biscottoni decorati magistralmente con una falce e martello e la scritta CCCP di pasta frolla). Ieri l’ambasciata americana a Kiev, che nel frattempo ha traslocato prudentemente verso il confine occidentale del Paese, ha pubblicato un meme per spiegare alla generazione Z che Kiev è stata per secoli una grande città quando Mosca era ancora tutta steppa. Insomma, la questione non è di facile soluzione.

Le certezze però sono due: Putin è un dittatore criminale e il presidente ucraino è un comico, ma è il nostro comico e quindi ci tocca sostenerlo. Ci auguriamo che Volodymyr Zelensky sappia affrontare la situazione, salvare il Paese ed evitare la guerra europea, ma al momento c’è solo da mettersi le mani nei capelli. C’è che il popolo ucraino si è affidato a una persona improbabile e impreparata, e la conseguenza diretta di questo sberleffo dell’antipolitica è esattamente la situazione disastrosa che stiamo vivendo. Siccome un comico vale un comico come uno vale uno, la situazione sarebbe stata altrettanto disastrosa per noi se alle scorse elezioni avesse vinto Beppe Grillo e la sua truppa, con Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Manlio Di Stefano, Giuseppe Conte e tutti gli apologisti di Putin a 5 Stelle. Allo stesso modo, saremmo nei guai se alle prossime elezioni del 2023 vincessero gli altri fanatici di destra del criminale del Cremlino.

Nel 2012, Mitt Romney aveva avvertito che la Russia di Putin era l’avversario strategico di questa fase storica dell’Occidente, ma fu ridicolizzato da Barack Obama e dai media. Obama vinse, Putin la fece franca e poi addirittura trionfò con l’elezione del compare Trump alla Casa Bianca. In Ucraina, invece, hanno pensato bene di eleggere come presidente un attore comico, diventato popolare perché interpretava il ruolo di un presidente. Che risate. Fino a qualche giorno fa, Zelensky faceva battute sulle voci di un’invasione russa, prendendo in giro chi la temeva e si faceva prendere dal panico. Rideva e scherzava mentre quasi duecentomila truppe dell’Armata Rossa, o come si chiama adesso, si ammassavano ai confini ucraini.

Prima delle elezioni c’era chi temeva che Zelensky, russofono e nato a Est, avrebbe consegnato il Paese a Putin, altri spiegavano che sarebbe stato una marionetta in mano agli oligarchi. La realtà è molto più prosaica: Zelensky è un personaggio mediocre, inadeguato e circondato da amici d’infanzia corrotti o non all’altezza del compito di governare un grande Paese o anche solo un condominio. Una via d’uscita alla crisi ucraina non è ancora visibile, ma un presidente populista e buffone a Kiev non aiuta certo a trovarla. Chissà se mai lo capiranno gli elettori italiani.