Manlio Di Stefano: «Ma Beppe non è xenofobo, sono battute per lo spettacolo»

Il deputato 5Stelle: «Stava male nel doppio ruolo di politico e comico, ora si dedica alla sua attività artistica e dice ciò che vuole»

di Tommaso Ciriaco (repubblica.it, 16 maggio 2016)

Roma — «Guardi, per me è tutto molto chiaro: Beppe si sente finalmente libero di dire quello che gli pare. Stava davvero male, costretto nel doppio ruolo di politico e comico. Come dire… ci era rimasto sotto. Ora finalmente se ne sbatte di tutto e tutti…». Ecco cosa sta dietro alla battutaccia di Grillo sul sindaco di Londra, secondo il deputato grillino Manlio Di Stefano.

D’accordo, Di Stefano. Ma stavolta non ha esagerato?

«Lui è in tour da mesi. Non vuole far parlare di sé in termini politici, ma solo delle sue battute, che restano all’interno di uno spettacolo. Ha notato che adesso è tornato anche a essere più frizzante? Punzecchia la stampa, prende in giro tutti. Si è proprio liberato. Un po’ come Crozza, che a volte fa anche battute più pesanti di queste».

Insomma. Comunque la differenza non sta nel fatto che Grillo è un personaggio politico di primo piano?

«I suoi sono spettacoli. Faccia caso a un elemento: Beppe ha sempre portato le novità che accadono nel mondo sul palcoscenico. E siccome in Italia adesso c’è la retorica del musulmano che si fa esplodere in giro, lui fa questa battuta. Come a voler dire: “Tutti la pensano così, e invece guardate cosa succede a Londra”».

Non si tratta semplicemente di una battuta razzista?

«Ma no, lui si sente libero di dire ciò che vuole. Tutti sanno che noi del Movimento – in Parlamento – facciamo quel che diciamo, le nostre posizioni sono chiare. Beppe si sta dedicando alla sua attività artistica. Ormai la gente capisce che sono situazioni diverse».

Non è la prima volta che il vostro leader rischia di scivolare su battute razziste, però.

«All’inizio forse giustamente si creava l’equivoco, penso ad esempio a quando la stampa diede molto risalto alle battute su Hitler o sulla mafia. Adesso invece Beppe si dedica ai suoi spettacoli: è tutto molto chiaro».

Non esiste il rischio che i suoi monologhi comici danneggino la campagna elettorale del Movimento, in questa fase politica tanto dedicata?

«No, non ci danneggia. Senta, noi abbiamo sempre spinto verso l’integrazione. Non abbiamo mai portato avanti politiche di discriminazione come fa la Lega, né quelle di un’accoglienza totale come fa Sel. A me sembra che Beppe faccia queste battute soprattutto per far parlare la gente di questi temi».

Ha anche chiamato “bangadleshiano” il sindaco. Anche questa sembra una formula discriminatoria, non le pare?

«Capisco che il tema è delicato, ma le ricordo che proprio Grillo è stato il primo a parlare di reddito universale. Significa rispettare tutti i cittadini, tutti, alla stessa maniera. Quella cosa del razzismo di Beppe nasce in occasione della votazione online sul reato di clandestinità. E invece proprio no, non è razzista. E neanche di destra. Semmai lo era di più Casaleggio: ma comunque ragionevole, molto umano».

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