Royal Family, Trump e star (tra realtà e finzione): la mostra sull’arte della fotografia da scoop di Alison Jackson

di Simona Marani (elle.com, 25 marzo 2018)

La regina Elisabetta fotografata dal parrucchiere con Camilla Parker-Bowles e Kate Middleton? Marilyn Monroe e John Fitzgerald Kennedy ripresi in abbracci compromettenti? Donald Trump che si concede un selfie e troppa intimità con le Miss?

Diana gives the finger © Alison Jackson, 2012

Diana gives the finger © Alison Jackson, 2012

Estremamente improbabile ma possibile! Soprattutto se a mostrarlo è Alison Jackson. Perché il confine tra pubblico e privato nelle sue opere è sfocato, quanto quello tra realtà e immaginario. Perché l’arte dello scoop (falso) di Alison Jackson, utilizza realisticamente la simulazione della realtà per rappresentare quello che tutti vorrebbero vedere e nessuno mostrerebbe mai. Della Royal Family, delle ostentazioni di Donald Trump davanti e dietro le quinte, del lato B di Kim Kardashian e di tante celebrità. Visioni convincenti, provocatorie, argute e divertenti, ben rappresentate dal dito medio di Lady D. Protagoniste di libri, mostre e uno spettacolo teatrale su tutto quello che nasconde la sua esplorazione del culto della celebrità creato dai media e pubblicità. Sfruttando con acume la curiosità del pubblico, l’acclamata fotografa, cineasta e artista inglese, usa sosia, laboriose messe in scena e tutta l’ambiguità delle immagini per creare uno scenario credibile delle bizze dello star system. Con la complicità del nostro voyeurismo, solleva domande eversive sul bisogno di guardare e credere, anche in quello che è poco probabile. «Mi rifaccio molto al lavoro dei paparazzi, alla “cattiva” fotografia e alle foto amatoriali. Perché ormai tutti possiamo essere fotografi, basta uno smartphone. La fotografia ci fa diventare tutti voyeur. Spesso sappiano bene che alcune foto sono bufale, ma siamo comunque sedotti e portati a pensare che almeno una piccola parte sia vera. La fotografia è fuorviante. Purtroppo tendiamo a fidarci di tutto quello ci viene fatto vedere, perché viviamo un momento in cui tutti possono trasmettere il messaggio che vogliono. A partire dai politici». Alla fine degli anni Novanta, subito dopo la morte di Lady Diana, dedica alla sua memoria un ritratto di famiglia, fotografandola con un bambino di razza mista tra le bracca e lo sguardo amorevole di Dodi Al Fayed. Una provocazione ben assestata e subito popolare, seguita da incursioni nel privato di ogni genere di celebrità. Sorprendendo politici ed Elton John a braghe calate (quanto la regina in bagno), mettendo la corona in testa alle donne che più la bramano, facendo per prima le prove dei matrimoni della famiglia reale. Immagini vere, quanto il nostro immaginario confuso, sedotto e irrimediabilmente complice dei meccanismi rappresentati dalla sua simulazione. La azioni legali intraprese da Donald Trump negli ultimi decenni non hanno impedito ad Alison Jackson di dedicargli immagini audaci che lo ritraggono in atteggiamenti compromettenti con il Ku Klux Klan, o con Miss Messico sul tavolo dello Studio Ovale. Sono però bastate a scoraggiare molti editori, costringendola ad autopubblicare il volume Private, che ne raccoglie molte, per non rinunciare alla sua libertà di espressione. Le pagine del libro offrono un sguardo ironico ma serio del nostro mondo delle immagini. Costruite e ritoccate per aderire a standard spesso anche poco verosimili. Un processo artificioso che l’artista simula con set, costumi e storyboard accurati, a partire dalla lunga ricerca del sosia adatto che ha richiesto due anni per Trump, l’ha fatta imbattere in diversi principini Georges, una buona copia di Kate Moss con il corpo ricoperto di tatuaggi, o un viaggio a Bali per incontrare il miglior Obama. «In questo momento storico la politica è al centro di tutto. Da Trump a Brexit. Poi ci sono Carlo e Camilla, perché il tema della monarchia, e di come cambierà nel giro di qualche anno, è molto sentito. Un altro personaggio che sicuramente mi darà molto materiale su cui lavorare è Kim Jong-un. Per quanto riguarda le celebrità, mi sto concentrando sui Kardashians. Soprattutto Kim. Chissà, magari entrerà in politica anche lei». Il modo audace di stimolare il dibattito con Shoot to Fame ci lascia anche sbirciare il dietro le quinte della simulazione artistica della Jackson, arrivando a interagire con il pubblico sul palco del Soho Theatre e del cuore più vivace di Londra (fino al prossimo 11 giugno). Ad esplorare la nostra relazione con le notizie false e il potere dei media di plasmarne le percezioni è anche la galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea di Torino, ospitando una selezione di Shot to Fame (fino al 26 aprile 2018) e portandola alla Somerset House di Londra durante PhotoLondon 2018 (17-20 maggio).

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