Archivi tag: Diana Spencer

Lady Diana e le sue sosia: come la principessa ingannava i paparazzi

di Roberta Mercuri (vanityfair.it, 13 aprile 2022)

Lady Diana, anche quando andava in vacanza, era perennemente inseguita dai paparazzi. La principessa, però, aveva trovato un ingegnoso stratagemma per prendersi gioco di loro: faceva amicizia con donne molto simili a lei, e le convinceva a scambiarsi i vestiti. Risultato: spesso i fotografi seguivano le sosia anziché la vera Diana. L’aneddoto è stato raccontato a Insider da Hannes Schneider, proprietario dell’hotel a cinque stelle Arlberg, in cui la moglie di Carlo d’Inghilterra soggiornava quando andava a sciare a Lech, sulle Alpi austriache. Negli anni Novanta, Diana andò a Lech coi figli William e Harry per cinque stagioni di fila. E così diventò amica di Schneider, al quale un giorno confidò, tutta divertita, la sua strategia anti-paparazzo.

Ph. Tim Graham / Getty Images

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Gli abiti di Catherine Walker che legano Kate a Diana

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 20 marzo 2022)

Non si tratta solo di creare vestiti belli ma anche di disegnare abiti confortevoli, eleganti, attenti all’etichetta e all’occasione. Questo è ciò che viene richiesto a una maison quando viene chiamata da una casa reale. È un patto che diventa un vero e proprio sodalizio, con le sue croci e le sue delizie. Sono molto diversi tra loro gli stilisti che lavorano con regine di oggi e di domani. Edouard Vermeulen, designer della casa di moda Natan, considera la regina Mathilde come una di famiglia. Claes Iversen, uno dei designer preferiti di Maxima dei Paesi Bassi, è discreto per quanto riguarda il suo rapporto con la regina, ma questo non vuol dire che non possa avere una sua popolarità anche attraverso passaggi in reality show.

Ph. Tim Graham / Photo Library via Getty Images

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The Queen: sette look per sette decadi di regno

di Ilaria Perrotta (vanityfair.it, 20 aprile 2022)

Prima di scrivere l’articolo, la domanda che ci/vi poniamo subito è: in settanta anni di regno quanti abiti avrà indossato la regina Elisabetta? Centinaia di migliaia, milioni forse? Davvero difficile, dunque, sceglierne sette, uno per decade di monarchia, rappresentativi della sua personale storia della moda e, in generale, di quella del costume che anche lei ha contribuito a scrivere in svariati decenni. Dato che, poi, questo 21 aprile Sua Maestà aggiunge un’altra candelina alla fila, lunghissima, di fiammelle sulla sua torta. Happy birthday to you Lilibet, 96 anni and simply the best in the world. Spesso unica donna in stanze piene di uomini, attraverso il suo regno ha visto arrivare e andarsene svariate tendenze. Tra i suoi più grandi successi c’è, sicuramente, l’aver costruito nel tempo uno stile iconico e libero da convenzioni modaiole.

theroyalfamily via Instagram

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Addio a Patrick Demarchelier, che rese ancora più iconica Lady D

di Federico Rocca (vanityfair.it, 1° aprile 2022)

“Hai chiamato Demarchelier?”. Il grande pubblico, quello vastissimo dei blockbuster cinematografici hollywoodiani, l’ha conosciuto probabilmente così, grazie a una battuta rivolta dalla temibile Miranda Priestly alla sprovveduta Andrea Sachs ne Il diavolo veste Prada. Ma il mondo della moda Patrick Demarchelier già lo conosceva benissimo. Lo stimava, lo amava, quasi lo venerava. Oggi uno dei fotografi più iconici degli ultimi decenni non c’è più: è morto, infatti, all’età di 78 anni Patrick Demarchelier – l’annuncio affidato a Instagram –, uno dei fotografi più raffinati e ricercati dal mondo della moda, ma anche dello spettacolo, grazie alla sua sensibilità e alla sua delicatezza. E alla sua innata capacità di esaltare la bellezza e la grazia delle donne, ma non solo.

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Kate in blu supporta il popolo ucraino

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 15 marzo 2022)

Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, il blu su Kate Middleton assume un nuovo significato. Se prima era il colore che ben si abbinava al suo anello di fidanzamento, ora invece diventa un modo di mostrare solidarietà al popolo ucraino. La duchessa di Cambridge si è presentata alla funzione del Commonwealth Day nell’Abbazia di Westminster con un coat dress su misura nuovo di zecca firmato Catherine Walker abbinato a un cappello in stile Jacqueline Kennedy di Sean Barrett. La silhouette aderente del capo in crêpe di lana è movimentata da due grandi patte delle tasche in vita mentre il rever a scialle è di velluto. Il cappotto copre un abito del medesimo colore, mentre il tacco dieci firmato Rupert Sanderson è di una gradazione appena più scura.

Ph. Samir Hussein

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I Windsor, sempre al centro della scena

di Roberta Mercuri (vanityfair.it, 4 gennaio 2022)

Di recente, Kate Middleton ha mandato in visibilio i royal addicted con la sua performance al pianoforte al concerto Together at Christmas all’Abbazia di Westminster. La duchessa ha duettato col cantautore Tom Walker, che, circondato da candele, ha interpretato For these who can’t be here in ricordo delle vittime della pandemia. Tuttavia Kate, che da bambina suonava anche il flauto e cantava, non è l’unica performer della famiglia reale. E a ricordarcelo ci sono tante bellissime foto scattate negli anni. Sfogliando l’album dei ricordi troviamo sul palcoscenico l’adolescente Elisabetta II e sua sorella Margaret, protagoniste di spettacoli in stile farsesco che a Natale in Gran Bretagna sono una tradizione di famiglia.

Ph. Reg Wilson / Rex

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Kate versione Goldfinger non è altro che un’influencer?

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 1° ottobre 2021)

L’abito che la duchessa di Cambridge ha indossato per la prima di No time to die dal 5 ottobre potrà essere vostro. A conti fatti, la moglie del secondo in linea di successione per il trono del Regno Unito è stata la testimonial del lancio della capsule collection Jenny Packham 007. Il “Kate effect” è ben noto alla designer britannica che veste da sempre la prestigiosa cliente. Chi quindi meglio di lei poteva vestire uno dei modelli di punta della collaborazione tra il brand e Eon Production, la casa cinematografica che produce i film di James Bond?

whatkatewore.com

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“Spencer” è il film che vorrebbe liberare Diana

di Stefano Piri (esquire.com, 3 settembre 2021)

Diana è una figura più classica che moderna, e le storie delle principesse sono fiabe dell’orrore da ben prima che arrivassero il Novecento, i paparazzi e la bulimia. Finché si mantiene nei binari di questa intuizione – dichiarata in epigrafe: “una fiaba tratta da una vera tragedia” – Spencer è un ottimo film, poi cominciano i problemi. Nel suo attesissimo biopic su Lady Diana, Pablo Larraìn rinuncia in partenza ai flirt con le bodyguard, alle interviste concordate, agli stilisti e ai cantanti, alla filantropia ambigua, insomma al film che molti si aspettano di vedere.

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Diana Spencer e Meghan Markle, che hanno in comune più di quanto pensassimo

di Roberta Mercuri (vanityfair.it, 2 settembre 2021)

Lady Diana e Meghan Markle potrebbero avere più cose in comune di quanto pensassimo. Pochi mesi prima di morire la principessa del Galles «stava pianificando di trasferirsi in California con i suoi figli», il principe William e il principe Harry, e «di intraprendere una carriera a Hollywood». Lo ha rivelato al Daily Mail Stewart Pearce, che fu confidente e voice coach della principessa. «Diana stava parlando dell’acquisto di una proprietà a Malibu e diceva che sarebbe stato davvero fantastico, per i ragazzi, crescere liberi. Poter fare surf, pattinare, giocare a frisbee».

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I 60 anni di Diana, Sua Altezza Vittimaria

di Guia Soncini (linkiesta.it, 1° luglio 2021)

Quando Diana Spencer era morta da un anno, e tra gli osservatori della società quasi nessuno aveva ancora capito quanto fossero permanenti i danni da lei inferti, e i giornali raccontavano quell’anno abbastanza crudele trascorso a stupirsi d’una monarchia che aveva affrontato le guerre in modo meno traballante rispetto all’impatto inferto dall’incidente stradale d’una bionda, quando i pellegrinaggi nei luoghi in cui era vissuta ed era morta erano in fisiologico calo e c’illudevamo che le estati trascorse a occuparci della Principessa del Popolo fossero finite, in quella coda d’estate del 1998 io di lavoro parlavo alla radio, e tra le canzoni che punteggiavano le mie stronzate ce n’era una di Cher. Chiedeva: «credi in una vita dopo l’amore?».

Reuters

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