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L’altra cosa successa il 6 gennaio 2021 a Washington

(ilpost.it, 7 gennaio 2022)

Il 6 gennaio 2021 a Washington, negli Stati Uniti, poco prima che i sostenitori di Donald Trump entrassero con la forza nella sede del Congresso, un gruppo di agenti di polizia e dell’Fbi trovò e disinnescò due bombe artigianali sotto gli uffici degli organi principali dei due partiti americani, quello Democratico e quello Repubblicano. La notizia finì rapidamente in secondo piano, scalzata dalle violenze in corso qualche chilometro più in là. E mentre, a distanza di un anno, sappiamo quasi tutto sull’attacco al Congresso, dopo innumerevoli inchieste giornalistiche sul tema e più di settecento persone incriminate dalle autorità federali, non si può dire la stessa cosa delle due bombe artigianali.

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Un pugnale alla gola della democrazia americana

di Gianni Riotta (huffingtonpost.it, 6 gennaio 2022)

“Un anno fa, in questo sacro luogo, la nostra democrazia è stata attaccata. La volontà popolare è finita sotto assalto. La Costituzione ha affrontato la minaccia più grave. Per la prima volta nella nostra Storia, un presidente, che aveva perso le elezioni, ha provato a impedire il pacifico scambio di poteri, mentre una teppa violenta invadeva il Campidoglio. Hanno fallito. Questa è la verità: l’ex presidente degli Stati Uniti ha creato e diffuso una ragnatela di bugie sulle elezioni del 2020. Perché crede al potere, non ai principi ideali e vede i propri interessi al di sopra di quelli del Paese… Il suo ego sconfitto pesava più della democrazia e della Costituzione. Non ha accettato di perdere… Non si ama il Paese solo quando si vince. Non si è patrioti mentendo. Chi ha invaso Capitol Hill, e i mandanti, hanno puntato un pugnale alla gola della democrazia”.

Ph. Eric Thayer / The New York Times – Redux

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Capitol Hill: ogni giorno è come il 6 gennaio

(ilpost.it, 2 gennaio 2022)

A pochi giorni dal primo anniversario dell’attacco al Congresso statunitense da parte di migliaia di sostenitori dell’ex presidente Donald Trump, la redazione di editorialisti del New York Times ha pubblicato un durissimo articolo contro Trump e il Partito Repubblicano, accusandoli in sostanza di aver portato avanti, negli ultimi mesi, un attacco sistematico e giornaliero al sistema democratico statunitense, di portata simile a quello compiuto il 6 gennaio 2021 contro il Congresso. Il New York Times ha messo in fila una serie di notizie che mostrano con efficacia le conseguenze concrete della presa che Trump ha ancora sul partito e sull’elettorato Repubblicano, più di metà del quale ritiene che Joe Biden non sia stato eletto in maniera legittima – cioè la stessa premessa della manifestazione che degenerò nell’attacco al Congresso – e che i manifestanti del 6 gennaio stessero «difendendo la libertà».

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Joe Biden per la prima volta su TikTok

di Gianmichele Laino (giornalettismo.com, 27 dicembre 2021)

Non sarà un suo account personale, non sarà nemmeno quello istituzionale della Casa Bianca. Ma fa un certo effetto vedere l’ottantenne Joe Biden su TikTok, in un video virale che ha superato – negli ultimi giorni – decine di milioni di visualizzazioni. Il video vuole spingere le nuove generazioni a essere molto più propositive nei confronti della campagna vaccinale. I Jonas Brothers si sono prestati allo scopo, girando diverse clip in varie ale della Casa Bianca: «Sei vaccinato?», «Sì, signore» è stato il tormentone che ha caratterizzato i 17 secondi di un video pubblicato su TikTok e su Instagram; alla fine compare Biden, sorriso smagliante e smartphone in mano, che fa finta di riprendere tutto e che commenta: «Sì, ce l’abbiamo fatta».

Jonas Brothers via TikTok

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“Súper Bigote”, il supereroe che assomiglia a Nicolás Maduro

(ilpost.it, 13 dicembre 2021)

A inizio dicembre sulla televisione di Stato venezuelana Vtv è stato trasmesso un breve cartone animato con protagonista Súper Bigote, un supereroe alto, muscoloso e soprattutto baffuto che somiglia particolarmente a Nicolás Maduro, il presidente del Venezuela. Non si sa esattamente chi lo abbia disegnato, se sia stato finanziato con denaro pubblico o se ci saranno altri episodi. Alcuni analisti, citati tra gli altri dal Washington Post, hanno definito Súper Bigote (Super Baffo) uno strumento di propaganda che ha l’obiettivo di provare a risollevare la popolarità di Maduro e del suo regime, soprattutto dopo la perdita di consensi registrata alle ultime elezioni locali.

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Alla vigilia dell’assalto a Capitol Hill c’era il piano per un golpe

(agi.it, 11 dicembre 2021)

L’ex capo di Gabinetto dell’amministrazione Trump, Mark Meadows, ha consegnato alla commissione del Congresso degli Stati Uniti che indaga sull’assalto del 6 gennaio a Capitol Hill un PowerPoint, ricevuto via email alla vigilia del tragico attacco, in cui si elencano i passaggi per attuare un golpe, volto a mantenere per un secondo mandato alla Casa Bianca il miliardario, sconfitto alle urne da Joe Biden. Come riporta il Guardian – il quale ha visionato una copia del documento, che Meadows dichiara di non aver mai utilizzato – le 36 pagine del PowerPoint intitolato Election Fraud, Foreign Interference & Options for 6 Jan (Brogli elettorali, interferenza straniera e opzioni per il 6 gennaio) dimostrano che Meadows fosse quanto meno consapevole dei tentativi di Donald Trump e dei suoi alleati di fermare la certificazione della vittoria di Biden da parte del Senato (fissata, appunto, il 6 gennaio), sulla base di cospirazioni relative a massicce frodi elettorali.

Ph. Win Mcnamee / Getty Images

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Éric Zemmour, “il Trump francese”

(The Economist / internazionale.it, 22 ottobre 2021)

“Tu sei il Trump francese” ha sentenziato una volta un alleato dell’ex presidente degli Stati Uniti rivolgendosi a Éric Zemmour. O almeno questo è quello che il polemico giornalista nemico dell’immigrazione dichiara nel suo ultimo libro, campione di vendite. Fino a poche settimane fa una simile rivendicazione sembrava campata in aria e opportunistica. Ma un recente balzo di popolarità suggerisce che questo personaggio televisivo, nostalgico del collaborazionismo con i nazisti del regime di Vichy, abbia preso in contropiede la politica francese. Zemmour punta addirittura a stravolgere il nazionalismo e superare a destra Marine Le Pen cercando di farla apparire troppo morbida. Il 6 ottobre è arrivato al secondo posto, davanti alla Le Pen e dietro a Emmanuel Macron, in un sondaggio per le elezioni presidenziali di aprile.

Ph. Ian Langsdon / Epa

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Donald Trump contro Meghan Markle

(adnkronos.com, 1° dicembre 2021)

Meghan Markle è stata «irrispettosa» nei confronti della regina Elisabetta e della famiglia reale britannica, e il principe Harry è stato «usato in maniera orribile». Sono le accuse lanciate da Donald Trump nell’intervista rilasciata lunedì a Nigel Farage, in onda oggi su sull’emittente GB News e riportata dal Telegraph. L’ex presidente degli Stati Uniti, parlando della duchessa del Sussex, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: «Non sono un suo fan. Non lo sono mai stato. Credo che Harry sia stato usato in maniera orribile e che un giorno se ne pentirà», ha detto Trump rispondendo alle domande dell’ex leader dell’Ukip e del Brexit Party Farage, suo amico di lunga data. Il modo in cui Harry è stato «usato», ha detto ancora Trump, «ha rovinato il rapporto con la sua famiglia e ferisce la regina».

GB News

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Steve Bannon si è consegnato alla polizia in diretta streaming

di Ilaria Roncone (giornalettismo.com, 15 novembre 2021)

Steve Bannon si è consegnato alle autorità federali degli Stati Uniti a favore di telecamera e in diretta streaming. La notizia del suo arresto arriva qualche giorno dopo quella dell’incriminazione per oltraggio al Congresso: l’ex consigliere di Donald Trump e capo stratega della Casa Bianca si è rifiutato di testimoniare davanti alla Commissione d’inchiesta sull’assalto a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio. Bannon si è consegnato questa mattina e, come riporta la stampa americana – compresa la Cnn –, dovrebbe comparire di fronte a un giudice nel pomeriggio. Prima di farsi arrestare ha mandato un messaggio preciso ai suoi sostenitori, incitandoli a resistere contro quello che chiama il «regime di Biden».

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La mail del principe Harry a Jack Dorsey il giorno prima dell’assalto a Capitol Hill

di Ilaria Roncone (giornalettismo.com, 10 novembre 2021)

Non solo Facebook sotto accusa per i fatti di Capitol Hill. Secondo il principe Harry, anche Twitter sarebbe stato avvisato il giorno prima dell’assalto che qualcosa stava bollendo in pentola e che ci sarebbero state serie conseguenze. Secondo il membro della famiglia reale inglese, Jack Dorsey sarebbe stato avvertito il giorno prima delle possibili conseguenze di quel moto di rabbia montato on line dopo i risultati delle elezioni presidenziali americane tramite una sua email. A riportare la notizia è la Bbc, che cita il principe Harry durante il forum tecnico RE:WIRED: «L’avevo avvertito che la sua piattaforma stava permettendo di organizzare un colpo di Stato».

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