Insinna: «Troppo odio, ho paura. Potrei lasciare la tv per fare politica»

Striscia la notizia ha iniziato a mandare in onda le registrazioni di suoi vecchi sfoghi con i collaboratori di Affari tuoi. Il conduttore: attaccato per il mio appello alla bontà

di Tommaso Labate (corriere.it, 29 maggio 2017)

«Quella contro di me non è solo una campagna di odio puro. Quando arrivi a mandare in onda gli estratti del mio libro in cui parlavo dell’amore per mio padre che stava morendo, arrivando ad associare il racconto di quando ho sognato di picchiare l’infermiera nientemeno che alla parola “femminicidio”, allora siamo oltre.FLAVIO_INSINNASiamo agli avvertimenti. Per quanto famoso, resto comunque un saltimbanco. Non sono un potere forte, sono una persona sola. E ora ho davvero paura». È la prima volta che Flavio Insinna accetta di farsi intervistare da quando Striscia la notizia ha iniziato a mandare in onda le registrazioni di suoi vecchi sfoghi con i collaboratori di Affari tuoi. Il «nana di m…» riferito all’ormai celebre concorrente della Val d’Aosta ha fatto il giro della tv e della Rete portando l’attore e conduttore davanti «a un processo in cui», sottolinea lui, «c’è solo la condanna». Dopo due video su Facebook, Insinna parla al Corriere della Sera. E stasera tornerà in tv, a Cartabianca, ospite di Bianca Berlinguer.

Dice di aver paura. Perché?

«Iniziamo da Striscia. Ho una persona potentissima contro di me, che sono solo».

Perché pensa che Antonio Ricci ce l’abbia con lei?

«Perché ho avuto l’ardire di condurre un programma che andava nel suo stesso orario, e andava anche bene. E poi perché sono l’unico, insieme a Bonolis e a Fabrizio Del Noce, ad avergli risposto per le rime».

Si è chiesto perché quei suoi vecchi audio siano venuti fuori proprio ora che Affari tuoi non va più in onda?

«Dopo il mio discorso a Cartabianca, quello in cui parlavo del vivere in un Paese gentile, è cambiato qualcosa. Me ne sono reso conto dal giorno dopo. Il video è diventato virale, riscuotendo successo ovunque. Ho ricevuto chiamate da chiunque. Ed evidentemente questa cosa ha cominciato a dar fastidio a qualcuno. Come a dire, “e questo mo’ che s’è messo in testa, dove vuole andare?”».

L’ha cercata la politica?

«Mettiamola così. All’indomani di quel mio intervento su RaiTre, avrei avuto solo l’imbarazzo di decidere con chi candidarmi. Non le faccio nomi, ovviamente. Ma le basti sapere che potevo scegliere di qua o di là, di sopra o di sotto».

E ci ha pensato, a trasformare in politica il suo impegno civile?

«Sa che le dico? In quei giorni avevo detto di no. Adesso, con la campagna di odio che sto subendo, le rispondo che invece potrei pensarci. Lo sa dove stavo mentre mi stavano preparando quel bel piattino? Ero stato a Marghera, in un poliambulatorio di Emergency che cura non solo gli immigrati, ma anche gli italiani che non possono permettersi il medico. Ero stato nella sezione femminile del carcere di Rebibbia con la Comunità di Sant’Egidio. Vede, non ho problemi a chiudere per sempre con la tv. Un giorno, tra molti anni, racconterò anche le mille proposte rifiutate. Avessi accettato tutto sarei più ricco, ma senz’altro più infelice. Con una cosa, però, non voglio e non posso chiudere. E questa cosa è il lasciare, nel mio piccolo, un mondo più pulito di come l’ho trovato».

Si è riascoltato mentre diceva «nana di m…» nelle registrazioni?

«Lei pensa che non mi vergogni? Mi vergogno ogni minuto di quelle parole. Faccio una lotta quotidiana contro me stesso per essere migliore. Se parlassi sempre bene sarei Kennedy, e non lo sono. Ma c’è una cosa su cui non discuto. Non sarò un buono, ma sono una persona perbene. Alla mia talentuosa squadra di Affari tuoi chiedevo sempre il massimo e certe volte l’ho chiesto male. Un po’ come Mourinho. Me ne scuso e mi vergogno, sì. Ma mi sarei vergognato di più se fossero usciti audio del tipo “abbiamo lavorato male, ma sti…, annamosene tutti a cena”. Sono romano fino al midollo e La società dei magnaccioni è l’unica delle nostre canzoni che non mi piace. Il “ma che ce frega / ma che ce ’mporta” non è cosa mia».

Ha un’idea di chi possa aver trafugato i suoi audio?

«Hanno trovato un “corvo” che infangasse un eroe come Giovanni Falcone, si figuri quanto ci è voluto a trovarne uno che sfregiasse un saltimbanco come me. Chiunque mi abbia colpito vigliaccamente l’ha fatto a trasmissione finita per evitare di ritrovarsi il giorno dopo di fronte al sottoscritto, alla Rai, a Endemol, che produceva il programma. E comunque ho avuto messaggi da tutti quelli che hanno lavorato con me, nessuno escluso. Cito per tutti gli operai del programma, che nei loro messaggi hanno ripetuto la parola “paura”, per me e per quello che sta succedendo».

Se avesse davanti Antonio Ricci, che cosa gli direbbe?

«Gli direi “parliamoci”. E gli chiederei “che t’ho fatto?”. Perché tutto questo odio? La cosa che più mi preoccupa è il messaggio che passa. Il voler disegnare Insinna, quello che regala la barca ai migranti, quello del discorso di Cartabianca, come il peggiore di tutti. In questi giorni penso spesso a quanti ragazzi si sono mostrati disposti a dare una mano a chi soffre dopo aver ascoltato le mie parole. Se anche solo uno avesse cambiato idea dopo questa campagna d’odio, ecco, quella sarebbe una sconfitta per tutti».

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