
di Mario Sesti (huffingtonpost.it, 15 aprile 2026)
Si può essere stati «l’intellettuale organico e l’organizzatore della propaganda più in vista della cultura cinematografica fascista» e negli anni Sessanta aver diretto la Mostra del Cinema di Venezia facendovi approdare «Pasolini, Olmi, Rosi, Godard, Alexander Kluge, Carmelo Bene, Roman Polański, Agnès Varda, De Seta, Pontecorvo, Truffaut, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, Marco Bellocchio, Miloš Forman, Arthur Penn e decine di altri registi con particolare attenzione e cura nei confronti degli esordienti e con uno sguardo a tutto campo sul cinema mondiale»?
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