Archivi tag: disinformazione

Come l’Intelligenza Artificiale sta cambiando la comunicazione politica

Ph. Arkadiusz Warguła / iStock.com

di Davide Leo (linkiesta.it, 4 settembre 2026)

La musica de Il padrino suona in sottofondo mentre il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli commenta l’attentato subito dal conduttore di Report Sigfrido Ranucci: «Penso che Ranucci abbia fatto investigazioni che non doveva fare, forse ha messo il naso dove non doveva metterlo».

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Il nuovo fronte della propaganda

Battenhall / Unsplash

di Giacomo Bondi (linkiesta.it, 7 luglio 2026)

Per anni il dibattito sulla disinformazione on line si è concentrato quasi esclusivamente su Facebook, X e le grandi piattaforme centralizzate di proprietà di colossi tecnologici. Ma mentre l’attenzione pubblica resta ancorata a questi ecosistemi, una parte crescente della circolazione informativa si sta spostando altrove: nei social decentralizzati, dove la moderazione è distribuita e le regole non sono uniformi.

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I video falsi influenzano anche chi sa che sono falsi

Ap Photo

(ilpost.it, 30 gennaio 2026)

Due psicologi dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, hanno recentemente pubblicato un articolo su un loro esperimento fatto nel 2024, in cui ipotizzavano che anche un video fatto con l’Intelligenza Artificiale, palesemente falso e segnalato come tale, possa influenzare ciò che le persone pensano.

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La democrazia che non sa dire di no

Ph. Marija Zaric / Unsplash

di Angelo Argento (linkiesta.it, 30 dicembre 2025)

C’è un paradosso che attraversa il nostro tempo come una crepa silenziosa: la democrazia non è più sotto attacco solo dall’esterno, ma rischia di implodere dall’interno. Non per un colpo di Stato, non per i carri armati nelle piazze, ma per l’uso distorto delle sue stesse libertà.

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L’era di Muskitin

Ph. Dimitrios Kambouris / Getty Images

di Federica Valcauda (linkiesta.it, 9 dicembre 2025)

È stato un 8 dicembre movimentato nel mondo di X. Un’esplosione di bandiere e di bot con tanto di certificazione, utili a creare uno strano engagement contro l’Unione Europea. Ma andiamo con ordine.

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“Sigma Boy”, la hit di due bambine russe

@badsee_official

di Simone Matteis (lastampa.it, 1° febbraio 2025)

Il brano delle giovani Betsy Girl, virale su TikTok e YouTube, è al centro delle polemiche, tra chi ci vede messaggi patriarcali e filo-russi e chi, invece, lo difende come prototipo del “soft power”. Tormentone di successo o canzone della discordia? In questi giorni il singolo russo Sigma Boy è tornato prepotentemente a far parlare di sé, attirando le critiche degli integralisti ortodossi di Mosca e venendo additato persino al Parlamento Europeo di Strasburgo, dopo aver conquistato milioni di utenti sulle principali piattaforme social in tutto il mondo.

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L’era oscura della disinformazione generativa

Ph. Dhaval Parmar / Unsplash

di Danilo Broggi (linkiesta.it, 14 gennaio 2025)

«Conosceva mille volte meglio di Winston le condizioni del mondo, il degrado in cui vivevano le masse, le menzogne e le atrocità con le quali il Partito le teneva in quello stato». Così George Orwell, nel suo libro 1984 presenta O’Brien, membro del Partito che detiene il potere, ambigua figura autoritaria e manipolatrice che svolge un ruolo cruciale nella vita del protagonista Winston Smith. Il visionario Orwell nel suo libro, pubblicato nel 1949, ci racconta del maestoso edificio a forma di piramide, sede del ministero della Verità, alto trecento metri e con tremila stanze, risplendente di cemento bianco scintillante.

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TikTok bloccato negli Usa, Trump: “Salviamolo”

Ap

(agi.it, 19 gennaio 2025)

L’America si è svegliata senza TikTok. Milioni di utenti statunitensi che hanno tentato di accedere alla piattaforma si sono trovati davanti a un messaggio che li informa che è entrato in vigore un divieto nazionale e che si spera nell’intervento del presidente entrante Donald Trump. «Purtroppo per ora non puoi usare TikTok» recita il messaggio, «siamo fortunati che il presidente Trump abbia indicato che lavorerà con noi per trovare una soluzione per ripristinare TikTok una volta entrato in carica».

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La svolta “trumpiana” Zuckerberg

Ph. Jaap Arriens / NurPhoto via Getty Images

di Matteo Flora (wired.it, 13 gennaio 2025)

Negli ultimi anni, Mark Zuckerberg e la sua Meta (ex Facebook) sono stati sinonimo di posizioni progressiste, programmi di inclusione e diversità, e un’adesione — quanto meno di facciata — ai valori dell’Identity Politics. Eppure, nell’arco di poche settimane, abbiamo assistito a un ribaltamento quasi totale delle politiche interne di Meta: dall’abolizione del fact-checking (almeno negli Stati Uniti) al clamoroso taglio dei programmi Dei (Diversity, Equity & Inclusion). Un’inversione di rotta tanto brusca da lasciare interdetti dipendenti, analisti e semplici osservatori.

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