di Gianluca Modolo (repubblica.it, 7 febbraio 2026)
Tsunami Takaichi. Da quando è diventata lo scorso ottobre la prima donna premier del Sol Levante, il Giappone sembra in preda ad una Takaichi-mania: la borsa che porta, i cracker di riso e gamberetti che mangia, persino la penna rosa che usa per prendere appunti in Parlamento sono diventati oggetti di culto.
di Massimo Cerulo (huffingtonpost.it, 29 novembre 2025)
Perché le persone sono sedotte dalla comunicazione, spesso autoritaria e borderline, dei leader populisti? Che cos’hanno in comune il format populista e i format dei reality televisivi come quello di Temptation Island?
Negli ultimi anni, sempre più creator e personaggi pubblici hanno avviato dei progetti editoriali personali come podcast o newsletter. Alcuni di questi, nati come estensioni del proprio “brand personale”, e quindi dedicati a contenuti vicini all’attività precedente della celebrità in questione, stanno crescendo a tal punto da diventare qualcos’altro.
Per decenni c’è stata una regola non scritta nelle comunità di appassionati che scrivevano “fanfiction”, il genere dei racconti che si basano su storie e personaggi appartenenti a immaginari e universi narrativi inventati da altri: lo si fa per passione, non per guadagnarci. Monetizzarli era sostanzialmente impensabile, dato che le leggi sul diritto d’autore vietano di sfruttare la proprietà intellettuale altrui a scopo di lucro.
L’ultimo è stato un attore di seconda fascia sulla spiaggia di un’isola, all’inizio della scorsa estate. Lui si faceva gli affari suoi, è stato il fidanzato a incrociare i nostri occhi, a un certo punto, e a fissarci come per dire: so che voi sapete che io sto con quello famoso.
Le rane gonfiabili spuntano ovunque: nelle piazze americane, nei video sui social e perfino nei negozi on line. Pensatela come una versione anti-Trump di “Dov’è Waldo?”. Sabato 18 ottobre circa 7 milioni di persone riempivano le città statunitensi per l’ultima protesta No Kings e molti sono scesi in piazza travestiti da rana.
di Giovanni Cortesi (linkiesta.it, 10 settembre 2025)
C’era una volta una nobile arte, una fra le più raffinate e aristocratiche: quella di risolvere pacificamente le controversie internazionali attraverso dialogo, incontri cerimoniosi ed etichette impeccabili. Il suo nome era diplomazia. “C’era una volta”, perché ora quell’arte sembra morta e sepolta.
di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 3 ottobre 2025)
YouTube non ha mai pagato così bene nessuno dei suoi creator, altro che targa d’oro per il milione di iscritti. In settimana la principale piattaforma mondiale di condivisione video ha strappato un assegno da 24,5 milioni di dollari. Beneficiario: Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti.
Gli investigatori hanno trovato su una delle cartucce non sparate dall’attentatore che ha ucciso Charlie Kirk la frase «Oh bella ciao, bella ciao», in Italiano. È l’ennesima dimostrazione di come negli anni questa canzone sia diventata molto nota all’estero, e non solo negli Stati Uniti, sia come simbolo antisistema e di protesta, sia con un’accezione slegata dall’originale tradizione partigiana italiana.
Scusate se anche oggi, come non dico ogni giorno ma ogni settimana più volte a settimana, sono qui a comunicarvi che state mancando il punto, ma: anche nello scandaletto con cui vi siete baloccati negli ultimi giorni d’agosto, anche nel commentare quello avete mancato il punto. È infatti accaduto che un tennista polacco che non avevo mai sentito nominare e che mi sembra impossibile da scrivere senza refusi, Kamil Majchrzak, sia dopo una partita agli US Open andato verso gli spalti, abbia firmato autografi con la poca attenzione con cui i famosi accondiscendono alla disperazione di chi chiede autografi, mentre firmava abbia visto davanti a sé un bambino, si sia tolto dalla testa il cappellino e gliel’abbia allungato.