Archivi tag: postdivismo

Con una falsa citazione l’algoritmo diventerà più famoso di noi

di Gilda Policastro (lastampa.it, 18 ottobre 2025)

Una delle pratiche che la Rete ha mutuato dalla cultura orale è il citazionismo approssimativo: non c’è quasi mai, nelle frasi che attribuiamo a qualcuno di noto e che diventano dei refrain nel discorso comune, una verifica puntuale della fonte o della forma esatta della citazione.

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L’era dei venditori di pentole

Doom Entertainment

di Guia Soncini (linkiesta.it, 19 marzo 2026)

La mia riflessione sull’annoso tema «La Meloni non parla coi giornali e poi va ai podcast della gente tatuataaaa» non partirà da Joe Rogan (poi ci arriviamo), non partirà da Call her daddy (poi ci passiamo), non partirà neppure da Vladimir (poi arriviamo anche a quello). La mia riflessione partirà da un pezzettino di tv di domenica scorsa, su Rai 1.

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A difendere Dubai ci sono anche gli influencer

Ph. Altaf Qadri / Ap

(ilpost.it, 3 marzo 2026)

Gli attacchi dell’Iran a diversi edifici particolarmente simbolici per il turismo e le opulenze di Dubai hanno provocato sia un certo panico sia diffuse minimizzazioni tra i moltissimi influencer che da anni promuovono e decantano sui social la sicurezza e il benessere della più prestigiosa città degli Emirati Arabi Uniti. Nei giorni scorsi a Dubai sono stati colpiti tra gli altri l’albergo a cinque stelle Fairmont The Palm e il celebre grattacielo Burj Al Arab, oltre ai due aeroporti principali della città, dove sono rimasti bloccati migliaia di stranieri, anche italiani.

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Ora sono le case editrici a pubblicare le fanfiction

(ilpost.it, 26 agosto 2025)

Per decenni c’è stata una regola non scritta nelle comunità di appassionati che scrivevano “fanfiction”, il genere dei racconti che si basano su storie e personaggi appartenenti a immaginari e universi narrativi inventati da altri: lo si fa per passione, non per guadagnarci. Monetizzarli era sostanzialmente impensabile, dato che le leggi sul diritto d’autore vietano di sfruttare la proprietà intellettuale altrui a scopo di lucro.

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Che cos’hanno in comune i tizi famosi?

Ellen DeGeneres via Twitter

di Mattia Carzaniga (ilpost.it, 29 giugno 2025)

L’ultimo è stato un attore di seconda fascia sulla spiaggia di un’isola, all’inizio della scorsa estate. Lui si faceva gli affari suoi, è stato il fidanzato a incrociare i nostri occhi, a un certo punto, e a fissarci come per dire: so che voi sapete che io sto con quello famoso.

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La religione della fama che nutre la fama

LaPresse

di Guia Soncini (linkiesta.it, 2 settembre 2025)

Scusate se anche oggi, come non dico ogni giorno ma ogni settimana più volte a settimana, sono qui a comunicarvi che state mancando il punto, ma: anche nello scandaletto con cui vi siete baloccati negli ultimi giorni d’agosto, anche nel commentare quello avete mancato il punto. È infatti accaduto che un tennista polacco che non avevo mai sentito nominare e che mi sembra impossibile da scrivere senza refusi, Kamil Majchrzak, sia dopo una partita agli US Open andato verso gli spalti, abbia firmato autografi con la poca attenzione con cui i famosi accondiscendono alla disperazione di chi chiede autografi, mentre firmava abbia visto davanti a sé un bambino, si sia tolto dalla testa il cappellino e gliel’abbia allungato.

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Live shopping

di Clarissa Franco (linkiesta.it, 11 aprile 2025)

Se a un pranzo di famiglia con nonni, zii, cugini e nipoti qualcuno pronunciasse il nome “Wanna Marchi”, tutti saprebbero di chi si tratta, o per il suo programma tv, o per qualche frase rimasta solida nella cultura mediatica, o per un meme, o ancora per la serie televisiva. Insomma, un personaggio intergenerazionale nato con il Wanna Marchi Show, il programma televisivo che l’ha resa protagonista dell’esperimento di televendita più riuscito in Italia, almeno a livello mediatico.

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La maledizione della fama

Pexels

di Guia Soncini (linkiesta.it, 26 maggio 2025)

Di recente sono stata in giro per una città italiana con un gruppo di persone tra le quali c’era un tizio che, di mestiere, compare alla tv inglese. La tv è un mezzo del secolo scorso, e perlopiù (con l’eccezione d’una minoranza di prodotti) è un mezzo a fama controllata: ti conoscono nel posto in cui quel programma va in onda.

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Habemus selfie

Ansa

di Guia Soncini (linkiesta.it, 23 aprile 2025)

Forse vi ricordate di Suzanne Vega. È una cantante che fece un disco di minisuccesso quando avevo quattordici anni. La canzone più famosa si chiamava Luka, era la storia d’un bambino picchiato raccontata in prima persona. La mia preferita si chiamava Tom’s diner, era il racconto d’un tizio che in una tavola calda aspetta che venga l’ora del suo treno.

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Muoiono più celebrità di prima?

Pixabay

(ilpost.it, 6 febbraio 2025)

La recente morte del regista statunitense David Lynch ha generato profonda commozione, non soltanto tra i cultori dei suoi film ma anche tra le molte persone che erano adolescenti quando uscì Twin Peaks, una delle serie tv più popolari di sempre. E come in precedenza la morte del cantante Liam Payne, quella dell’attrice Shelley Duvall o quella del fumettista Akira Toriyama, solo per citarne alcune delle tante del 2024, anche la morte di Lynch ha rafforzato un’impressione che tende a emergere ogni tanto sui media e sui social network: che le morti di persone famose siano più frequenti rispetto al passato.

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