Archivi tag: comunicazione politica

Hasan Piker e la deriva populista dei democratici americani

LaPresse

di Antonio Pellegrino (linkiesta.it, 18 aprile 2026)

La vittoria di Donald Trump è ancora oggi, per i democratici, una ferita fresca: dopo più di un anno e mezzo, il Partito Democratico non è stato in grado di rispondere adeguatamente all’ascesa del trumpismo, alla sua normalizzazione e alla presa esercitata dagli outsider Maga su media e istituzioni. Il golpista di Capitol Hill e l’influencer che parla di razza ariana non sono più errori di sistema, sono il sistema stesso.

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Le operazioni di propaganda del regime iraniano

di Daniele Raineri (ilpost.it, 20 aprile 2026)

Il regime iraniano sta facendo propaganda contro gli Stati Uniti e Israele su due livelli. Al primo livello ci sono i video fatti con l’Intelligenza Artificiale che circolano molto sui social. Al secondo c’è una campagna che passa per X, la piattaforma che prima era Twitter, ed è fatta di freddure e battute sarcastiche distribuite dagli account delle ambasciate iraniane nel mondo.

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La propaganda trumpiana invade i social con finti americani creati con l’AI

The New York Times

di Federico Cella (corriere.it, 18 aprile 2026)

«Se supporti Trump, ti sei appena fatto un amico». Viene ripetuto sui social migliaia di volte: su Instagram, TikTok, Youtube, Facebook, centinaia di volti differenti – uomini, donne, bianchi, neri, giovani, anziani, capelli corti, capelli rossi – dicono la stessa frase, guardando in camera con un sorriso e lo sguardo ammiccante.

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Il Vangelo secondo Hegseth e la politica ridotta a intrattenimento

Ph. Mark Schiefelbein / Ap

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 17 aprile 2026)

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth che declama ispirato il falso passo della Bibbia scritto da Quentin Tarantino per Pulp Fiction, in fondo, non dovrebbe stupirci. Voglio dire, Hegseth è stato messo lì in quanto volto televisivo, da un presidente che a sua volta deve la sua fama a un reality.

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Pete Hegseth cita la Bibbia ma è “Pulp Fiction”

Miramax / Press Photo

(ilpost.it, 16 aprile 2026)

Mercoledì 15 aprile, durante una funzione religiosa al Pentagono, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha citato l’inesistente versetto biblico che Samuel L. Jackson pronuncia in Pulp Fiction, quasi parola per parola e apparentemente prendendolo per vero. Quello che nella versione italiana fa «Ezechiele 25:17. Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi […]», per intenderci.

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Trump, il re taumaturgo

AI-generated / Donald Trump via Truth

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 14 aprile 2026)

Non sarà Gesù, d’accordo. Ma devo confessare che ieri, scorrendo la sfilza di dichiarazioni di devozione al pontefice di Roma da parte di presidente del Consiglio, ministri, parlamentari e semplici opinionisti sovranisti, sono stato sfiorato dal sospetto che anche il presidente degli Stati Uniti, come si diceva del capo del governo italiano giusto un secolo fa, sia stato mandato dalla Provvidenza per regalarci la soddisfazione di un simile spettacolo.

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Da Maximus a Larry, quando il gatto è più famoso del premier

Ph. Chris J. Ratcliffe / Afp

di Sara Dellabella (agi.it, 22 marzo 2026)

In Belgio, Maximus è ormai più famoso del suo padrone: i suoi account social sono tra i più seguiti del Paese. Parliamo di uno Scottish Fold, una razza caratterizzata dalle orecchie piegate, che vive in Rue de la Loi a Bruxelles, negli uffici del premier belga Bart De Wever, che l’ha adottato in un rifugio.

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Jessica Foster non esiste

AI-generated / Jessica Foster via Instagram

di Michela Rovelli (corriere.it, 22 marzo 2026)

Bionda, bellissima, sempre sorridente. Si riprende mentre gioca con le colleghe sulle brandine della base in cui lavora, su una nave da guerra in viaggio nella missione Epic Fury o elegantissima mentre parla in pubblico.

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L’era dei venditori di pentole

Doom Entertainment

di Guia Soncini (linkiesta.it, 19 marzo 2026)

La mia riflessione sull’annoso tema «La Meloni non parla coi giornali e poi va ai podcast della gente tatuataaaa» non partirà da Joe Rogan (poi ci arriviamo), non partirà da Call her daddy (poi ci passiamo), non partirà neppure da Vladimir (poi arriviamo anche a quello). La mia riflessione partirà da un pezzettino di tv di domenica scorsa, su Rai 1.

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I giornalisti telefonano direttamente a Trump

Ph. Samuel Corum / Pool – abacapress.com

di Ugo Barbàra (agi.it, 14 marzo 2026)

Funziona un po’ come con le figurine: quanti numeri di telefono di leader stranieri vale il cellulare di Donald Trump? A Washington il recapito telefonico personale del presidente è diventato una delle merci più preziose e più ricercate.

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