Archivi tag: visibilità

Arnaud Miranda su Trump e l’Illuminismo oscuro

Ph. Kevin Carter / Getty Images

di Pietro Salvatori (huffingtonpost.it, 25 giugno 2026)

Uno spettro si aggira per l’America e s’insinua in Europa. Ha un nome cupo ed evocativo: Illuminismo oscuro. È un nuovo modo di pensare la politica, un’ideologia, se preferite, sicuramente collocabile all’estrema destra ma che poco ha a che fare con ciò cui siamo abituati.

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Il nuovo fronte della propaganda

Battenhall / Unsplash

di Giacomo Bondi (linkiesta.it, 7 luglio 2026)

Per anni il dibattito sulla disinformazione on line si è concentrato quasi esclusivamente su Facebook, X e le grandi piattaforme centralizzate di proprietà di colossi tecnologici. Ma mentre l’attenzione pubblica resta ancorata a questi ecosistemi, una parte crescente della circolazione informativa si sta spostando altrove: nei social decentralizzati, dove la moderazione è distribuita e le regole non sono uniformi.

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Tenere a distanza l’estrema destra

Rtbf via Facebook

di Rodolfo Toè (ilpost.it, 11 luglio 2026)

In Belgio le radio e le televisioni in lingua Francese limitano la partecipazione nelle trasmissioni dei politici che hanno idee razziste e antidemocratiche, applicando contro di loro un “cordone sanitario mediatico”, cioè un insieme di regole per ridurne la visibilità. È uno dei fattori, anche se non l’unico, per cui nelle regioni del Belgio in cui si parla Francese non c’è un partito di estrema destra forte.

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L’inizio della carriera politica di Vannacci è un po’ un mistero

Ph. Mauro Scrobogna / LaPresse

di Valerio Valentini (ilpost.it, 30 giugno 2026)

Quando pubblicò su Amazon il suo primo libro, Il mondo al contrario, il 10 agosto del 2023, Roberto Vannacci era un generale dell’Esercito con una carriera ormai indirizzata verso la sua fase declinante, senza grosse possibilità di salire ancora nella gerarchia militare, come pure lui aveva sperato.

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Il trolling istituzionalizzato di Donald Trump

@whitehouse via X

(ilpost.it, 22 giugno 2026)

All’inizio di giugno l’account ufficiale della Casa Bianca ha pubblicato su TikTok uno dei tanti video che mostrano gli agenti dell’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione e le dogane, mentre arrestano delle persone. La canzone di sottofondo era Bye di Ariana Grande; la didascalia diceva: «Bye-bye! Il presidente Trump ha realizzato il confine più sicuro della storia».

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La verità su Truth Social

NurPhoto / Rex – Shutterstock

di Andrea Daniele Signorelli (linkideeperlatv.it, 15 giugno 2026)

Non è la prima volta che un social network si presenta come «paladino della libertà d’espressione». Solo negli ultimi anni, piattaforme appartenenti alla galassia della alt-right come Gab, Parler o Rumble (tutte sorte attorno alla metà degli anni Dieci) si sono appropriate di questa etichetta per contrapporsi ai grandi social di massa, e così attrarre utenti preoccupati dalla «censura» – in realtà normali politiche di moderazione dei contenuti, peraltro ormai abbandonate – dei vari Instagram, Facebook o l’allora Twitter.

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Principesse che viaggiano da sole

Ph. Marco Bertorello / Getty Images

di Mena Grimaldi (agi.it, 13 maggio 2026)

C’è un’immagine che riassume meglio di tante parole il cambio di paradigma nelle monarchie europee, ovvero Kate Middleton che atterra oggi a Reggio Emilia, senza principe William e senza i figli, per immergersi nel cuore del metodo educativo che da decenni ispira il mondo. O Victoria di Svezia, poche giorni fa, che percorre da sola le navate di San Pietro a Roma per celebrare un centenario culturale svedese.

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L’era del politainment

di Adele Sarno (huffingtonpost.it, 2 dicembre 2025)

Una foto luminosa, un sorriso istituzionale, un augurio di buon compleanno al primo ministro indiano Narendra Modi. È il 17 settembre 2025 quando, sulla bacheca della premier Giorgia Meloni, compare questo post: tre righe, nessun tono solenne, nessun protocollo.

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La follia ossessiva di “Misery non deve morire”

Columbia Pictures / Everett Collection

di Giulio Zoppello (wired.it, 30 novembre 2025)

Misery non deve morire [Misery] è uno di quei film che non invecchiano mai. Frase abusata, senz’altro, ma non in questo caso. Il film di Rob Reiner, uscito in sala esattamente trentacinque anni fa, è stato capace di diventare un vero oggetto di culto.

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Storia della papamobile

Ph. Kevin Manning

di Nicoletta Cottone (ilsole24ore.com, 13 maggio 2025)

La prima auto del Papa è datata 1909: una Itala 20/30, regalata a Pio X dall’arcivescovo di New York. Ma Pio X a bordo non vi salì mai, perché era contrario all’uso degli autoveicoli a motore. E, come lui, Benedetto XV non utilizzò mai automobili.

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