di Giuliana Muscio (ilmanifesto.it, 22 giugno 2019)
In un momento in cui il dibattito intorno a social, celebrità mediatiche, leader politici dalla voce grossa, legame tra populismo e comunicazioni di massa diventa sempre più tedioso, sorprende scoprire come alcuni di questi elementi fossero in gioco fin dagli anni Venti.
di Pietro Salvatori (huffingtonpost.it, 25 giugno 2026)
Uno spettro si aggira per l’America e s’insinua in Europa. Ha un nome cupo ed evocativo: Illuminismo oscuro. È un nuovo modo di pensare la politica, un’ideologia, se preferite, sicuramente collocabile all’estrema destra ma che poco ha a che fare con ciò cui siamo abituati.
di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)
Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.
di Chiara Squarcione (linkiesta.it, 2 febbraio 2026)
C’è qualcosa di profondamente rivelatore – e insieme tragicamente grottesco – nella decisione di un tribunale russo di qualificare come «propaganda Lgbt» una fotografia dei Queen durante le riprese del videoclip di I want to break free. Non si tratta soltanto di un abuso giudiziario, né di uno dei tanti eccessi censori: è il ritratto fedele di un sistema politico che ha bisogno di reprimere la libertà, anche simbolica, per sopravvivere.
«Non uso la parola fascismo con leggerezza e generalmente non mi piace per descrivere il mondo contemporaneo: perché evoca cose ben circostanziate, come le leggi razziali o i campi di concentramento. Ma temo che questa volta sia la parola corretta da usare».
di Francesco Cundari (linkiesta.it, 28 gennaio 2026)
Quando un’amica più attenta e diligente di me mi ha segnalato l’articolo del New York Magazine sulla salute di Trump, sostenendo che avrei potuto riempirci l’intera newsletter di oggi, per prima cosa mi sono domandato dove avessi già visto quel titolo («Il presidente sovrumano») e dunque perché non lo avessi già letto, e magari anche commentato qui sopra.
Sulle trincee di Minneapolis indossando un cappotto da guerra: fa discutere il soprabito in stile militare con cui Greg Bovino, il capo della Border Patrol, accompagna nella città del Minnesota le squadre dell’Ice a caccia di migranti.
di Massimo Cerulo (huffingtonpost.it, 29 novembre 2025)
Perché le persone sono sedotte dalla comunicazione, spesso autoritaria e borderline, dei leader populisti? Che cos’hanno in comune il format populista e i format dei reality televisivi come quello di Temptation Island?
di Monica Coviello (vanityfair.it, 16 dicembre 2025)
Sono passati ottant’anni dalla nascita di Pippi Calzelunghe, e da allora le storie di quella bambina con le trecce rosse, orfana e capace di cavarsela da sola, e di ribaltare le regole degli adulti non hanno mai smesso di essere amate, lette, adattate per il cinema e il teatro. Ma, oggi, un nuovo documentario svela un retroscena finora inedito sulla genesi di questo personaggio: Pippi Calzelunghe nasce come risposta diretta agli anni più bui della Seconda guerra mondiale, sotto l’ombra di Hitler.
di Francesco Cundari (linkiesta.it, 11 novembre 2025)
Nel suo ampio elogio degli ultimi libri di Giuliano da Empoli, Il mago del Cremlino e L’ora dei predatori, come chiave per comprendere il carattere del nuovo autoritarismo e delle personalità autoritarie, qualche giorno fa David Brooks sottolineava sul New York Times, tra gli altri, un aspetto che ha molto colpito anche me. Per brevità e pigrizia, cito direttamente dalla sua sintesi.