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La Russia di Putin trasforma una canzone dei Queen in un reato politico

di Chiara Squarcione (linkiesta.it, 2 febbraio 2026)

C’è qualcosa di profondamente rivelatore – e insieme tragicamente grottesco – nella decisione di un tribunale russo di qualificare come «propaganda Lgbt» una fotografia dei Queen durante le riprese del videoclip di I want to break free. Non si tratta soltanto di un abuso giudiziario, né di uno dei tanti eccessi censori: è il ritratto fedele di un sistema politico che ha bisogno di reprimere la libertà, anche simbolica, per sopravvivere.

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Il Live Aid ha fatto scuola

Ph. Steve Rapport / Getty Images

(ilpost.it, 13 luglio 2025)

Il 23 ottobre 1984 il musicista irlandese Bob Geldof s’imbatté in un servizio della Bbc sulla grave carestia allora in corso in Etiopia. Era uno dei primi servizi sull’argomento trasmessi in Europa, dove fino ad allora la situazione non era così conosciuta.

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La musica e la sua Queen

di Stefano Pistolini (ilfoglio.it, 14 settembre 2022)

Il rapporto tra il britpop, per decenni una delle più floride industrie britanniche, e la monarchia è stato sempre questione di cromosomi o, se volete, di ereditarietà: la regina come presenza immanente ed eterna, istituzione stabile e perenne. Motivo per cui l’attenzione degli spiriti modernisti della musica di rado s’è occupata del soggetto, se non in casi di esasperazione, attribuibili più a una reazione psicologica che a un reale fronteggiamento politico, più alla percezione di una sottomissione a una madre repressiva che a un’effettiva concezione antimonarchica. Poi la cosa si è sempre sfumata, con la regina Elisabetta tornata al suo posto come presenza inevitabile e guardata perfino con affetto, confortante icona di quell’identità nazionale satiricamente battezzata “Little Britain”.

Ph. Dave Thompson / Wpa Pool – Gi

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