Archivi tag: Etiopia

Continuiamo a sentire “Faccetta nera”

 

(ilpost.it, 13 gennaio 2026)

Domenica 11 a Genova un giostraio ha fatto partire Faccetta nera, forse la canzone più rappresentativa del Ventennio fascista italiano, come sottofondo musicale del suo autoscontro. La sindaca Silvia Salis l’ha definito «un gesto di una gravità assoluta» e ha detto che Genova «non è l’unica città in cui durante queste festività si è diffusa questa moda incommentabile».

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Il Live Aid ha fatto scuola

Ph. Steve Rapport / Getty Images

(ilpost.it, 13 luglio 2025)

Il 23 ottobre 1984 il musicista irlandese Bob Geldof s’imbatté in un servizio della Bbc sulla grave carestia allora in corso in Etiopia. Era uno dei primi servizi sull’argomento trasmessi in Europa, dove fino ad allora la situazione non era così conosciuta.

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Le canzoni e i concerti “per l’Africa” non erano una grande idea

(ilpost.it, 20 novembre 2024)

Lunedì il cantante inglese Ed Sheeran ha detto che, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe «rispettosamente vietato» l’utilizzo della sua voce nella nuova versione di Do they know it’s Christmas?, che uscirà il 25 novembre. È una canzone pubblicata quarant’anni fa dal supergruppo britannico Band Aid, fondato da Bob Geldof e Midge Ure, e composto da molte popstar e rockstar internazionali, che ai tempi ebbe un successo enorme anche per via del suo obiettivo filantropico.

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Come i rastafariani si spiegano la morte del loro messia

(ilpost.it, 13 agosto 2023)

A fine luglio migliaia di rastafariani si sono radunati in Giamaica per celebrare l’anniversario della nascita di Hailé Selassié, l’ultimo imperatore d’Etiopia, nonché la figura più importante del loro movimento religioso. La gran parte dei seguaci del rastafarianesimo ritiene Hailé Selassié l’incarnazione di Dio, e secondo molti di loro in quanto tale non sarebbe mai potuto morire: come ha scritto l’esperto di Antropologia e studi sociali Charles A. Price in un articolo su The Conversation, nel 1975 la sua morte «diede inizio a una crisi esistenziale per i rastafariani», che ancora oggi attribuiscono all’evento significati diversi.

Getty Images

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Etiopia nel caos per l’omicidio del cantante Hachalu Hundessa

(corriere.it, 3 luglio 2020)

Hachalu Hundessa ha vissuto cinque dei suoi trentaquattro anni dietro le sbarre: non era maggiorenne quando fu condannato per aver manifestato contro il governo nel 2003. Il padre andava a trovarlo e gli diceva che «la prigione rende più forti». Su di lui aveva avuto un effetto collaterale, rendendo quel ragazzino che amava cantare mentre badava alle vacche un artista: «Come trovare i versi e la melodia l’ho imparato da detenuto», amava raccontare uno dei cantanti più amati dell’Etiopia, ucciso lunedì sera a colpi di arma da fuoco mentre era alla guida di un’auto ad Addis Abeba. I nove brani del primo album, Sanyii Mooti (La corsa del re) li aveva scritti da prigioniero.HachaluHundessa Continua la lettura di Etiopia nel caos per l’omicidio del cantante Hachalu Hundessa