di Chiara Squarcione (linkiesta.it, 2 febbraio 2026)
C’è qualcosa di profondamente rivelatore – e insieme tragicamente grottesco – nella decisione di un tribunale russo di qualificare come «propaganda Lgbt» una fotografia dei Queen durante le riprese del videoclip di I want to break free. Non si tratta soltanto di un abuso giudiziario, né di uno dei tanti eccessi censori: è il ritratto fedele di un sistema politico che ha bisogno di reprimere la libertà, anche simbolica, per sopravvivere.
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