Archivi tag: Culture Club

“We will dance again” e il linciaggio social di Boy George

boygeorgeandcultureclub.net

di Maurizio Stefanini (ilfoglio.it, 28 luglio 2026)

«Tu dici genocidio, io dico guerra». Così inizia la canzone a tempo di pop-reggae che Boy George ha dedicato alle vittime dell’attacco di Hamas del 7 ottobre: che è intitolata We will dance again, come la frase che è stata usata dagli israeliani per esprimere speranza e solidarietà in seguito alla strage ed è stata anche il titolo di un acclamato documentario sull’evento; e che nel video è riportata in Ebraico.

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Il grande coming out del 1984

di Giacomo Papi e Francesco Vezzoli (ilpost.it, 28 dicembre 2024)

Questo testo nasce da una lunga conversazione. I virgolettati sono da attribuire a Vezzoli, il resto a entrambi.

Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, il comunismo moriva, il consumismo esplodeva, e tutto si trasformava in un marchio. Erano gli anni dell’Aids, erano gli anni della liberazione. Era il 1984, l’anno del grande coming out. Come se rispondessero a un richiamo della Storia, molti musicisti e gruppi che ruotavano intorno alla club culture di Londra dichiararono simultaneamente e con orgoglio la propria omosessualità.

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La parabola di Boy George

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 12 luglio 2021)

Il 24 maggio 1988, in Inghilterra, Galles e Scozia entrò in vigore un emendamento del Local Government Act chiamato Clause 28 (Sezione 28). Questa clausola, votata dal governo conservatore di Margaret Thatcher, obbligava le autorità locali a: “non promuovere intenzionalmente l’omosessualità o pubblicare materiale con l’intenzione di promuovere l’omosessualità” o “promuovere l’insegnamento in qualsiasi scuola finanziata dallo Stato dell’accettabilità dell’omosessualità come pretesa relazione familiare”. È una legge che oggi non esiteremmo a definire discriminatoria, nata in un periodo storico in cui le comunità lgbt+ di tutto il mondo erano sterminate dall’Aids, e gay, lesbiche e trans erano generalmente visti dall’opinione pubblica come degli untori.

Ph. Catherine McGann / Getty Images

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