Archivi tag: George Orwell

Vannacci condottiero romano fa giustiziare gli avversari

AI-generated / Instagram

(lastampa.it, 20 luglio 2026)

Ambientato in un anfiteatro dell’antica Roma, un video realizzato con l’Intelligenza Artificiale, e condiviso sui canali social di Roberto Vannacci, mostra il fondatore di Futuro Nazionale vestito da condottiero romano, seduto accanto a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, anch’essi in abiti d’epoca. Nell’arena, legati, vi sono la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, il leader del M5S Giuseppe Conte, l’ex premier Romano Prodi e l’ex presidente della Camera Laura Boldrini.

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La guerra sul campo da calcio (a parte le fucilate)

di Marco Gervasoni (huffingtonpost.it, 18 giugno 2026)

Dobbiamo rendere merito a Donald Trump e al presidente della Fifa, l’ahimè anche italiano Gianni Infantino, di aver mostrato, con questi Mondiali di calcio, che lo sport è solo un altro modo per esaltare la filosofia della forza, quella che magnifica il più ricco e il più potente, e che, come scriveva George Orwell, il calcio è «come la guerra, a parte le fucilate».

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La società dello spettacolo politico

LaPresse

di Guia Soncini (linkiesta.it, 21 maggio 2026)

Apprendo da un articolo di Filippo Ceccarelli che non solo va ancora in onda il Grande Fratello, ma che l’edizione appena conclusa di quel reality che guardavamo da giovani l’ha vinta Alessandra Mussolini, la cui carriera può persino vantare un ruolo in un film di Scola ma la cui fama resterà sempre e comunque quella di nipote di Benito.

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Sono passati settant’anni ma “L’invasione degli ultracorpi” non ci fa chiudere occhio

di Giulio Zoppello (wired.it, 5 febbraio 2026)

L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel dopo settant’anni continua a essere uno dei film di Fantascienza più influenti, importanti e geniali che siano mai stati creati. Questa distopia inquietante continua a essere la miglior rappresentazione del concetto di paura e fobia sociale, della rivolta del singolo contro il conformismo, di quanto sia difficile per l’uomo moderno conservare la sua identità.

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“Tempi moderni” compie novant’anni

di Filippo Mazzarella (corriere.it, 5 febbraio 2026)

Il 5 febbraio 1936 viene presentato in anteprima al Rivoli Theatre di New York Tempi moderni – Modern Times (in Italia uscirà più di un anno dopo), sesto lungometraggio di Charlie Chaplin, secondo film da lui realizzato dopo la rivoluzione del cinema sonoro, primo in cui si ode la sua voce e ultimo in cui porta in scena l’emblematico personaggio del Vagabondo, protagonista dei cortometraggi con cui furoreggiò dal 1914 sotto le storiche case di produzione Keystone, Essanay e Mutual.

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L’era oscura della disinformazione generativa

Ph. Dhaval Parmar / Unsplash

di Danilo Broggi (linkiesta.it, 14 gennaio 2025)

«Conosceva mille volte meglio di Winston le condizioni del mondo, il degrado in cui vivevano le masse, le menzogne e le atrocità con le quali il Partito le teneva in quello stato». Così George Orwell, nel suo libro 1984 presenta O’Brien, membro del Partito che detiene il potere, ambigua figura autoritaria e manipolatrice che svolge un ruolo cruciale nella vita del protagonista Winston Smith. Il visionario Orwell nel suo libro, pubblicato nel 1949, ci racconta del maestoso edificio a forma di piramide, sede del ministero della Verità, alto trecento metri e con tremila stanze, risplendente di cemento bianco scintillante.

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Il grande coming out del 1984

di Giacomo Papi e Francesco Vezzoli (ilpost.it, 28 dicembre 2024)

Questo testo nasce da una lunga conversazione. I virgolettati sono da attribuire a Vezzoli, il resto a entrambi.

Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, il comunismo moriva, il consumismo esplodeva, e tutto si trasformava in un marchio. Erano gli anni dell’Aids, erano gli anni della liberazione. Era il 1984, l’anno del grande coming out. Come se rispondessero a un richiamo della Storia, molti musicisti e gruppi che ruotavano intorno alla club culture di Londra dichiararono simultaneamente e con orgoglio la propria omosessualità.

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