Archivi tag: Guerra fredda

Becera e immensa: l’arte di regime è sempre importante

Kino Lorber / Everett Collection

di Riccardo Papacci (huffingtonpost.it, 6 luglio 2026)

L’artista deve esporsi politicamente? È possibile separare l’opera dall’artista? È possibile scrivere una poesia dopo Auschwitz? Domande attuali, oggi più che mai.

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La guerra sul campo da calcio (a parte le fucilate)

di Marco Gervasoni (huffingtonpost.it, 18 giugno 2026)

Dobbiamo rendere merito a Donald Trump e al presidente della Fifa, l’ahimè anche italiano Gianni Infantino, di aver mostrato, con questi Mondiali di calcio, che lo sport è solo un altro modo per esaltare la filosofia della forza, quella che magnifica il più ricco e il più potente, e che, come scriveva George Orwell, il calcio è «come la guerra, a parte le fucilate».

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Mondiali 2026: tra calcio e geopolitica

Ph. Al Drago / Bloomberg

(adnkronos.com, 11 giugno 2026)

Se le edizioni di Russia 2018 e Qatar 2022 erano state accompagnate da durissime polemiche sui diritti umani e sull’uso del calcio come strumento di soft power e sportwashing, il Mondiale 2026 – al via giovedì 11 giugno alle 21 italiane con la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica – rischia di trasformarsi nel torneo più geopolitico della storia moderna.

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Belle arti o ars belli?

Ph. Marco Mason

di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)

Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.

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Storia di Katarina Witt, “la più bella faccia del socialismo”

di Elisabetta Caprotti (vogue.it, 31 gennaio 2026)

Nel febbraio del 1984 il mondo è un pianeta diviso in due dalla Cortina di Ferro e da incubi nucleari. Ronald Reagan ha appena annunciato lo “scudo stellare” e la paura dell’olocausto atomico serpeggia in ogni casa, da Est a Ovest.

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Intervision Song Contest, la diplomazia culturale della Russia

Ph. Blanca López / Getty Images

di Mariahelena Rodriguez (huffingtonpost.it, 5 settembre 2025)

Nonostante la guerra contro l’Ucraina, a Mosca la vita quotidiana sembra andare avanti: i negozi alzano le serrande, i bambini vanno a scuola. In un video del New York Times, Ivan Nechepurenko racconta che, a tre anni e mezzo dall’inizio del conflitto, i suoi segni vanno cercati nei punti di reclutamento e nelle campagne pubblicitarie diffuse in città.

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Putin resuscita l’Eurovision sovietico a Mosca

Afp

di Marco Imarisio (corriere.it, 1° luglio 2025)

Mancano solo 81 giorni. In Piazza del Maneggio, proprio davanti al Cremlino, un pannello luminoso scandisce alla rovescia il tempo che ci separa dal ritorno di un reperto storico della Guerra Fredda. Nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia è stata bandita dall’ Eurovision Song Contest, popolare kermesse musicale, fino a quel momento la trasmissione televisiva più seguita dagli abitanti della Federazione.

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Così Goldrake ha contribuito alla globalizzazione

Ansa

di Tommaso Tuppini (ilfoglio.it, 3 maggio 2025)

Se i Greci andavano in visibilio per le imprese di Achille e gli uomini del Medioevo s’identificavano in Orlando, i quaranta-cinquantenni di oggi hanno avuto Goldrake. Il robot esordì sugli schermi giapponesi nella primavera del 1975, e arrivò in Italia tre anni dopo. Non aveva bisogno dello scudo forgiato da un dio: era interamente d’acciaio.

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Trump sta chiudendo anche Radio Free Europe

Reuters

(ilpost.it, 24 marzo 2025)

Sabato il governo della Repubblica Ceca ha proposto che venga creata «una coalizione di Stati europei» per sostituire gli Stati Uniti nel finanziamento di Radio Free Europe / Radio Liberty, una delle emittenti pubbliche statunitensi cui l’amministrazione di Donald Trump ha bloccato i fondi in vista di una chiusura definitiva. Radio Free Europe / Radio Liberty è operativa dagli anni Cinquanta e nel corso della Guerra Fredda fu essenziale per far arrivare l’informazione libera nei Paesi che appartenevano al blocco sovietico.

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Come Trump ha smantellato Voice Of America

Ph. Jonathan Raa / NurPhoto via Getty Images

di Eugenio Cau (ilpost.it, 17 marzo 2025)

Nel corso del fine settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con un ordine esecutivo firmato venerdì notte, ha bloccato le operazioni delle più importanti emittenti pubbliche americane e costretto al congedo migliaia di giornalisti che lavorano per media storici come Voice Of America, Radio Free Europe / Radio Liberty e Radio Free Asia. Nel giro di poche ore i programmi di informazione radio e tv di queste emittenti, che venivano trasmessi in più di cento Paesi del mondo, sono stati sospesi.

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