di Riccardo Papacci (huffingtonpost.it, 6 luglio 2026)
L’artista deve esporsi politicamente? È possibile separare l’opera dall’artista? È possibile scrivere una poesia dopo Auschwitz? Domande attuali, oggi più che mai.
di Federico Pontiggia (ilfattoquotidiano.it, 15 luglio 2026)
Mark Ruffalo, quali pericoli ravvisa nell’acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount?
«Moltissimi. C’è l’inevitabile impatto umano della fusione: centinaia di migliaia di lavoratori in tutto il mondo rischiano il posto. Oltre ai rischi tipici delle concentrazioni di questa portata – appunto, licenziamenti di massa, tagli alla spesa produttiva, minore scelta per i consumatori – l’operazione rappresenta una minaccia reale per la democrazia, e non solo negli Stati Uniti. Consegneremo a miliardari che non hanno mai nascosto l’intenzione di usare tali risorse per promuovere le proprie narrazioni politiche la possibilità di farlo su scala globale».
In Belgio le radio e le televisioni in lingua Francese limitano la partecipazione nelle trasmissioni dei politici che hanno idee razziste e antidemocratiche, applicando contro di loro un “cordone sanitario mediatico”, cioè un insieme di regole per ridurne la visibilità. È uno dei fattori, anche se non l’unico, per cui nelle regioni del Belgio in cui si parla Francese non c’è un partito di estrema destra forte.
Mentre prosegue il suo viaggio di nozze italiano dopo il matrimonio con Callum Turner, Dua Lipa mette il cappello su un’iniziativa lodevole: l’apertura di una biblioteca in Portogallo dedicata ai libri censurati dalla politica ma non solo, che rischiano di essere dimenticati dalla Storia.
di Michele Bovi (huffingtonpost.it, 5 aprile 2026)
C’era un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. Ma che non amava altrettanto l’America. Così la pensava Mario Tedeschi, il giornalista che aveva ereditato da Leo Longanesi proprietà e direzione del settimanale Il Borghese, baluardo battagliero di informazione e cultura della destra italiana.
di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)
Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.
di Carlo Federico Ferrero (sprintesport.it, 3 marzo 2026)
C’è un attimo, prima del fischio d’inizio, in cui il rumore del calcio scompare. Al Gold Coast Stadium di Queensland, la notte del 2 marzo 2026, le giocatrici dell’Iran restano immobili: lo sguardo fisso, le labbra serrate, nessun canto.
Venerdì sera, sul palco dell’Ariston, due donne si sono baciate. Non è durato molto, abbastanza, però, per sparire quasi subito dalla regia, un taglio, un altro piano, avanti. Come se qualcuno avesse avuto un riflesso condizionato più veloce del coraggio.
di Cristina Piccino (ilmanifesto.it, 26 febbraio 2026)
Chi aveva già annunciato, come diversi media tedeschi, Bild in testa, il suo licenziamento, sarà rimasto deluso. Per ora Tricia Tuttle rimane alla direzione della Berlinale, anche se dopo la riunione di crisi del consiglio di sorveglianza della Kbb GmbH presso la Cancelleria federale, chiesta dal ministro della Cultura Wolfram Weimer, a quanto comunicato dal portavoce dello stesso «i colloqui sull’orientamento della Berlinale proseguiranno nei prossimi giorni».
di Martino Mazzonis (huffingtonpost.it, 18 febbraio 2026)
In principio fu Jimmy Kimmel, poi vennero tutti gli altri. Le pressioni sul mondo dell’informazione da parte dell’amministrazione Trump e dei suoi alleati, spesso miliardari e padroni di media, si fanno asfissianti. Sembra passato molto tempo, ma sono passati pochi mesi.