Archivi tag: protest song

De Gregori, e il florido mercato degli artisti engagé

Mondadori / Getty Images

di Cataldo Intrieri (linkiesta.it, 2 giugno 2026)

Lo vedo passare, il Principe, la mattina per il Lungotevere della Vittoria: leggero, scivola via e intorno a lui il vuoto. Nessuno che osi disturbare il suo cammino, chiedergli un selfie. Francesco De Gregori è un atipico pezzo di Roma, quella che non indulge alla caciara e alla cordialità finta e appiccicosa da circolo sul Tevere (dove, al massimo, in anni lontani sarà entrato per portare i figli a nuoto, da tipico padre collaborativo di Roma Nord, forse).

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Power to the People Festival, la sfida alla Casa Bianca di Springsteen e Morello

(adnkronos.com, 30 maggio 2026)

Bruce Springsteen lancia una sfida. Dal palco di Washington, davanti a migliaia di persone, trasforma un concerto in un atto politico e annuncia insieme a Tom Morello il Power to the People Festival, un evento di protesta che il 3 ottobre riunirà alcune delle voci più iconiche del rock americano al Merriweather Post Pavilion di Columbia, nel Maryland, a un mese dalle cruciali elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

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De Gregori contro i proclami politici

Ph. Daniele Barraco

di Maurizio Crippa (ilfoglio.it, 28 maggio 2026)

Qualche giorno fa Bob Dylan ha compiuto un numero infinito di anni, e quasi nessuno nel gran circo mediatico si è sottratto alla spompata rievocazione delle critiche al Menestrello che smise di fare canzoni di protesta (sessant’anni fa), persino nella versione accusatoria veterofemminista per cui lo fece pur di togliersi dai piedi Joan Baez. Che non sia mai stato un artista politico è verità ancora indigesta per molti.

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Cos’è oggi la musica di protesta

Ph. Warren Du Preez

di Giovanni Ansaldo (internazionale.it, 21 aprile 2026)

Cos’è oggi la musica di protesta? È Streets of Minneapolis, il brano di Bruce Springsteen contro gli abusi dell’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione che Donald Trump ha trasformato in uno strumento di terrore?

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Mauro Lusini, che amava i Beatles e i Rolling Stones

di Michele Bovi (huffingtonpost.it, 5 aprile 2026)

C’era un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. Ma che non amava altrettanto l’America. Così la pensava Mario Tedeschi, il giornalista che aveva ereditato da Leo Longanesi proprietà e direzione del settimanale Il Borghese, baluardo battagliero di informazione e cultura della destra italiana.

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La protesta non passa più da Hollywood ma dal country su TikTok

Ph. Christopher Polk

di Benedetta Grasso (linkiesta.it, 15 gennaio 2026)

Per chi era più o meno giovane nel marzo del 2003, ci fu una sorta di momento di spaccatura nella musica country americana, quando le Dixie Chicks (ora Chicks) criticarono apertamente la scelta di George W. Bush di dichiarare la guerra. Lontani erano i tempi di Pete Seeger, Phil Ochs o ovviamente Bob Dylan, che è emblematico nell’eludere definizioni.

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Prima dei cantautori italiani c’erano i Cantacronache

(ilpost.it, 19 settembre 2025)

Anche se il suo nome non era così conosciuto, il cantautore Fausto Amodei, morto giovedì a 91 anni, ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della canzone d’autore italiana. Negli anni Cinquanta fu tra i primi a definire un nuovo modo di scrivere canzoni: più impegnato, ambizioso e militante, e distante dalla leggerezza e dal disimpegno che caratterizzavano la musica italiana del tempo.

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“Mermaid Avenue”, le canzoni di Woody Guthrie nel progetto di Billy Bragg e i Wilco

Ph. Daniel Kramer

di Riccardo Papacci (huffingtonpost.it, 16 marzo 2025)

Vedendo A Complete Unknown di James Mangold si ha l’impressione di ritrovarsi in un mondo alieno, diverso da quello in cui viviamo oggi. Un mondo in cui il ventenne Bob Dylan si trasferisce dal Minnesota a New York solo per incontrare il suo idolo, Woody Guthrie. Ma anche lo stesso mondo in cui Dylan viene insultato solo perché passa dalla chitarra acustica a quella elettrica al Newport Festival.

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L’elettronica di protesta degli Orbital

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 10 gennaio 2023)

Uno dei tanti aspetti discutibili del cosiddetto “Decreto Rave” (entrato in vigore dopo diversi aggiustamenti il 31 dicembre 2022) è che, nella sua sostanza, è una storia che si ripete ogni volta che un Paese viene guidato da un governo di destra. Il Criminal Justice and Public Order Act, voluto nel 1994 nel Regno Unito dal governo conservatore di John Major, dava una stretta autoritaria e poliziesca contro una serie di comportamenti definiti “antisociali”.

Ph. Martyn Goodacre / Getty Images

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Regimi che odiano la musica

di Siegmund Ginzberg (ilfoglio.it, 12 novembre 2022)

I casali di campagna dove si svolgevano i concerti clandestini venivano circondati dalla polizia. Gli edifici venivano sequestrati. Talvolta dati alle fiamme. I giovani venivano fermati e schedati. I musicisti arrestati. Ci furono processi e condanne. I rave, pardon, i concerti rock, vennero proibiti. Il governo cercò di cancellarne la memoria. Traviavano la gioventù, si disse. Avevano “un effetto sociale negativo”.

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