Archivi tag: nazismo

La leggenda della tiara di Wonder Woman

Getty Images

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 26 agosto 2026)

Wonder Woman e quel dettaglio del costume dell’eroina dei fumetti ispirato a un gioiello di un personaggio reale, Reale per giunta. Ci scuserete il bisticcio di parole ma la storia curiosa dietro la tiara disegnata, ispirata a quella vera appartenuta alla granduchessa Charlotte del Lussemburgo, c’impone l’accostamento dei due aggettivi.

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La casa natale di Hitler diventa una stazione di polizia

di Marco Marangoni (agi.it, 23 luglio 2026)

La casa natale di Adolf Hitler a Braunau am Inn, in Alta Austria, ai confini con la Germania, è stata riconvertita in stazione di polizia. Oggi la sede del commissariato è stata inaugurata alla presenza del ministro dell’Interno austriaco Gerhard Karner (OeVP).

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Becera e immensa: l’arte di regime è sempre importante

Kino Lorber / Everett Collection

di Riccardo Papacci (huffingtonpost.it, 6 luglio 2026)

L’artista deve esporsi politicamente? È possibile separare l’opera dall’artista? È possibile scrivere una poesia dopo Auschwitz? Domande attuali, oggi più che mai.

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Hollywood e politica: cent’anni di passione

Ph. Mario Anzuoni / Reuters

di Andrea Rocco (cinema.video/it, 3 aprile 2020)

Steve Ross ci incontra nella sua casa di Westwood, quartiere-set dell’ultimo film di Quentin Tarantino, C’era una volta a… Hollywood. Professore di Storia alla University of Southern California, da tempo studia i rapporti, complessi e non lineari, tra Hollywood e la politica.

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Belle arti o ars belli?

Ph. Marco Mason

di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)

Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.

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Un secolo di tv: come una scatola ha ucciso la politica

Bettmann / Corbis

di Marco Gervasoni (huffingtonpost.it, 16 febbraio 2026)

È passato sotto silenzio un anniversario tondo dei giorni scorsi, addirittura un centenario: quello della nascita della televisione. Che si deve all’inventore britannico John Logie Baird, il quale, dopo gli esperimenti degli anni precedenti, il 26 gennaio 1926 realizzò la prima vera dimostrazione pubblica di trasmissione televisiva senza fili, di fronte agli scienziati della Royal Institution e ai giornalisti.

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T-shirt delle Olimpiadi di Hitler sold out, bufera sul Cio

di Brahim Maarad (agi.it, 14 febbraio 2026)

Il Comitato Olimpico Internazionale è finito al centro delle polemiche per la vendita di merchandising commemorativo dei Giochi di Berlino del 1936, utilizzati da Adolf Hitler come vetrina della propaganda nazista. Sul sito ufficiale delle Olimpiadi — attualmente sotto i riflettori per i Giochi Invernali di Milano Cortina — è comparsa una maglietta dedicata all’edizione del 1936, inserita nella “Heritage Collection” del Cio e al momento esaurita.

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Il gruppo di influencer trumpiani che vuole normalizzare il nazismo in America

Ap / LaPresse

di Antonio Pellegrino (linkiesta.it, 27 gennaio 2026)

Nell’America che spara ai suoi cittadini è in atto un tentativo di normalizzazione del nazismo. Non si tratta di reductio ad Hitlerum, quella per la quale è nazismo qualsiasi cosa più a destra di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, ma di un fenomeno che da tempo ha preso piede nella società statunitense.

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Il ruolo di un videogioco di conquista nell’immaginario alt-right

Paradox Interactive

di Alessandro Zampini (ilpost.it, 24 gennaio 2026)

Quando fu nominato segretario alla Difesa da Donald Trump, Pete Hegseth fu oggetto di estese attenzioni e polemiche sia per il suo passato di dichiarazioni controverse ed estremiste, sia per i suoi tatuaggi, che riprendono motti religiosi e patriottici legati a posizioni islamofobe e ai movimenti neonazisti.

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Gregory Bovino è il cosplayer dello squadrismo trumpiano

LaPresse

di Andrea Fioravanti (linkiesta.it, 24 gennaio 2026)

C’è un militare di quasi sessant’anni, mascella squadrata, ciuffo brizzolato alla Tintin piantato su una testa perlopiù rasata, che vive l’espulsione degli immigrati come una missione esistenziale e si muove come il cosplayer di uno squadrista. No, non è Steven J. Lockjaw, il cattivo interpretato da Sean Penn in Una battaglia dopo l’altra, candidato a tredici premi Oscar.

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