La musica de Il padrino suona in sottofondo mentre il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli commenta l’attentato subito dal conduttore di Report Sigfrido Ranucci: «Penso che Ranucci abbia fatto investigazioni che non doveva fare, forse ha messo il naso dove non doveva metterlo».
di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)
Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.
di Massimo Cerulo (huffingtonpost.it, 29 novembre 2025)
Perché le persone sono sedotte dalla comunicazione, spesso autoritaria e borderline, dei leader populisti? Che cos’hanno in comune il format populista e i format dei reality televisivi come quello di Temptation Island?
ChatGpt, come avrebbe detto Dante Alighieri, “tutto move”: in un certo senso, il popolare chatbot lanciato da OpenAI ormai più di tre anni fa ha riscosso talmente tanto successo e adesioni da arrivare a influenzare, in maniera più o meno implicita, il pensiero critico di milioni e milioni (se non miliardi) di persone.
di Antoine Marie (The Conversation / internazionale.it, 8 agosto 2024)
Un tempo i giovani appena diplomati o laureati sognavano di creare un social network che potesse avvicinare tra loro le persone. Quel sogno, oggi, è solo un ricordo lontano. Nel 2024 le piattaforme on line sono infatti accusate di ogni genere di nefandezza: diffondono notizie false, sono usate dai russi e dai cinesi per destabilizzare le democrazie e attirano contatti per poi vendere i dati personali ad aziende poco affidabili.
Adesso siamo tutti convinti che i social media determinino le opinioni politiche, e di conseguenza influenzino il voto. Non era così all’inizio, quando un tipico atteggiamento, un po’ supponente, si condensava nel mantra: «… e poi c’è la vita vera». Abbiamo (hanno) scoperto che nell’ambito della vita vera ci sono i social media. Accadeva allora (sembra un tempo remoto, ma siamo a dieci anni fa, o poco più) che la tecnologia permettesse una precisione nella comunicazione politica prima impensata e impensabile.
di Alessandro Calvi (huffingtonpost.it, 3 maggio 2023)
Il moralismo rovesciato da sinistra sull’intervista di Elly Schlein al mensile Vogue, corredata da foto patinate e descrizione delle abitudini modaiole della segretaria del Pd, è decisamente stucchevole. Altrettanto stucchevole è il realismo politico esibito da chi, dal fronte liberale e più in generale da destra, ha liquidato quelle critiche a volte con toni spicci, a volte esercitandosi in un épater le bourgeois davvero un po’ appassito.
Nelle frequenti conversazioni incentrate sui confronti tra fenomeni del passato e del presente che appaiono in qualche misura paragonabili (invenzioni, atleti o geni, per esempio) emergono spesso due diverse inclinazioni. Una è quella a esaltare grandezze, capacità e valori dei fenomeni del passato, ritenendoli irripetibili sotto diversi aspetti. E l’altra è quella a ritenere l’osservazione del presente inevitabilmente condizionata da limiti di prospettiva che nel caso dei fenomeni del passato non si pongono, o sembrano meno influenti.
di Riccardo Luna (repubblica.it, 27 settembre 2022)
Venerdì 23 settembre, ultimo giorno di campagna elettorale, mentre gli altri leader parlavano in qualche piazza fisica, Matteo Salvini ha creato una piazza virtuale unendo in un’unica diretta TikTok, Facebook, Instagram, YouTube e Twitter: Maratona Salvini il titolo dell’evento, scelto perché il comizio digitale è durato addirittura quattro ore. Alla fine gli organizzatori hanno diramato “numeri mai visti”: 3 milioni di interazioni, di cui oltre la metà solo su TikTok, con oltre 220mila spettatori unici. Un successo evidente, che però non si è tradotto in voti per la Lega, ennesima riprova del fatto che i tweet non finiscono nelle urne elettorali, che i follower non sono tutti elettori e che l’engagement non misura il consenso, ma è semmai una misura della capacità d’intrattenimento del pubblico dei social: quanto sei stato capace di farlo divertire, o interessare, o spesso anche arrabbiare.
All’inizio del Novecento l’avanguardia futurista italiana esaltava il varietà perché meraviglioso ed eccentrico, antintellettuale e popolare, capace di stupire, divertire, emozionare, abbindolare gli spettatori con la rapidità e il sensazionalismo del suo messaggio. Il teatro della sorpresa, come titolava il manifesto firmato da Filippo Tommaso Marinetti e Francesco Cangiullo nel 1921, doveva perciò gettare alle ortiche ogni scoria élitaria e diventare alogico, irreale. Artificio, comicità, imprevedibilità, testi scarni e insignificanti personaggi erano i canoni e i valori della drammaturgia futurista. Nel 1961 Martin Esslin pubblica The Theatre of the Absurd, dove campeggiano i nomi di Samuel Beckett, Eugène Ionesco, Jean Genet, capostipiti di un genere letterario celebre per il suo humour grottesco, le sue atmosfere surreali, il suo linguaggio ripetitivo, frammentato, privo di senso.