Per quello che sappiamo finora, e ammesso che sia vero, Valter Lavitola aveva in testa il progetto di fare di Sigfrido Ranucci un leader politico che addirittura poteva aspirare a diventare Presidente del Consiglio, con il grottesco corollario di Lavitola medesimo nella parte del Gianni Letta della situazione.
Ambientato in un anfiteatro dell’antica Roma, un video realizzato con l’Intelligenza Artificiale, e condiviso sui canali social di Roberto Vannacci, mostra il fondatore di Futuro Nazionale vestito da condottiero romano, seduto accanto a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, anch’essi in abiti d’epoca. Nell’arena, legati, vi sono la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, il leader del M5S Giuseppe Conte, l’ex premier Romano Prodi e l’ex presidente della Camera Laura Boldrini.
Morire per Beppe Grillo? O morire per Giuseppe Conte? Per chi tifare: per il buffone che soffiò sul fuoco populista (la Casta, la Casta!) o per l’azzeccagarbugli passato dai decreti Salvini alla critica da sinistra a Kamala Harris? Meglio il Movimento dell’uno vale uno o il Partito a-valoriale e trasformista? Sono alternative false. Il Comico e l’Avvocato sono due facce della stessa medaglia, come dice Robert De Niro ad Al Pacino ne La sfida – solo che questi sono due miti, quelli due ominicchi.
Continuano i dissidi interni al MoVimento 5 Stelle tra il fondatore Beppe Grillo e l’attuale leader, Giuseppe Conte, in merito al processo “costituente” in corso all’interno del partito. Qualche giorno fa Grillo aveva chiesto dei chiarimenti a Conte sullo svolgimento della prossima assemblea costituente e, “aspettando le risposte”, al garante pentastellato è cresciuta la barba.
Ma davvero dobbiamo stupirci del fatto che Beppe Grillo abbia pubblicato il libro sacro della sua nuova personale religione? A ben guardare, tutto il progetto politico dell’Elevato è sempre stato improntato a un coerente afflato religioso. Ha presentato sé stesso come leader perseguitato, vittima sacrificale dei media tradizionali, ed è riapparso concedendosi alle folle con Vaffa-day che, di là dal turpiloquio, erano veri e propri revival avventisti.
In principio fu l’elefante. Veniva dall’India, ed era arrivato a Napoli come dono del sultano turco al re Carlo di Borbone nel 1738. Il presepe, all’epoca, non era già più un simbolo solo religioso che si materializzava nelle chiese cittadine in coincidenza con il Natale, ma era approdato nelle case di nobili e ricchi mercanti, diventando passatempo laico e riproduzione di quotidianità vissuta.
di Marina de Ghantuz Cubbe (repubblica.it, 28 dicembre 2022)
«Vola vola l’olandesina, sopra i prati e sulla collina e ad ognuno porterà qualche momento di felicità», cantava nel 1979 Donatella Bianchi, oggi candidata nel Lazio per il MoVimento 5 Stelle e al tempo volto esordiente della televisione. Un lungo percorso che l’ha portata alla conduzione di Linea blu su Rai 1: nata a La Spezia 59 anni fa, del mare ha fatto non solo il format del sabato pomeriggio, ma una battaglia personale per tutelarlo e valorizzarlo.
di Francesco Cundari (linkiesta.it, 23 novembre 2022)
Per buona parte degli ultimi trent’anni la sinistra si è divisa intorno alla questione della cosiddetta demonizzazione di Silvio Berlusconi e del suo elettorato. Da un lato c’era chi sosteneva che delegittimare e squalificare moralmente metà degli italiani non avrebbe reso più facile vincere le elezioni, dall’altro chi riteneva al contrario che solo una contrapposizione durissima e intransigente avrebbe potuto salvare l’anima (e anche i consensi) della sinistra.
di Riccardo Luna (repubblica.it, 27 settembre 2022)
Venerdì 23 settembre, ultimo giorno di campagna elettorale, mentre gli altri leader parlavano in qualche piazza fisica, Matteo Salvini ha creato una piazza virtuale unendo in un’unica diretta TikTok, Facebook, Instagram, YouTube e Twitter: Maratona Salvini il titolo dell’evento, scelto perché il comizio digitale è durato addirittura quattro ore. Alla fine gli organizzatori hanno diramato “numeri mai visti”: 3 milioni di interazioni, di cui oltre la metà solo su TikTok, con oltre 220mila spettatori unici. Un successo evidente, che però non si è tradotto in voti per la Lega, ennesima riprova del fatto che i tweet non finiscono nelle urne elettorali, che i follower non sono tutti elettori e che l’engagement non misura il consenso, ma è semmai una misura della capacità d’intrattenimento del pubblico dei social: quanto sei stato capace di farlo divertire, o interessare, o spesso anche arrabbiare.
All’inizio del Novecento l’avanguardia futurista italiana esaltava il varietà perché meraviglioso ed eccentrico, antintellettuale e popolare, capace di stupire, divertire, emozionare, abbindolare gli spettatori con la rapidità e il sensazionalismo del suo messaggio. Il teatro della sorpresa, come titolava il manifesto firmato da Filippo Tommaso Marinetti e Francesco Cangiullo nel 1921, doveva perciò gettare alle ortiche ogni scoria élitaria e diventare alogico, irreale. Artificio, comicità, imprevedibilità, testi scarni e insignificanti personaggi erano i canoni e i valori della drammaturgia futurista. Nel 1961 Martin Esslin pubblica The Theatre of the Absurd, dove campeggiano i nomi di Samuel Beckett, Eugène Ionesco, Jean Genet, capostipiti di un genere letterario celebre per il suo humour grottesco, le sue atmosfere surreali, il suo linguaggio ripetitivo, frammentato, privo di senso.