di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 29 gennaio 2026)
Siamo abituati a vedere Ursula von der Leyen con quello che è diventato il suo signature look, giacca corta e stretta e pantaloni a sigaretta. Mai ci saremmo sognati di poter parlare un giorno in chiave moda della presidente della Commissione Europea.
Sì è spento oggi a 89 anni, nella sua casa di Mumbai, dopo settimane segnate da problemi respiratori, uno dei simboli del cinema di Bollywood: Dharmendra. La notizia ha attraversato l’India come un’onda emotiva: migliaia i messaggi di cordoglio, gli omaggi di colleghi, politici e fan che consideravano l’attore un pilastro culturale più che una semplice star.
A fine agosto in India è stato reso pubblico un rapporto che dimostra la sistematicità di molestie e abusi sessuali contro le donne nell’industria cinematografica dello Stato meridionale del Kerala, conosciuta come Mollywood. Il documento era pronto dal 2019, ma è stato pubblicato solo ora a causa dell’opposizione prima del governo statale e poi di alcuni registi e attori. Sta comunque avendo conseguenze rilevanti: a causa del suo contenuto ci sono state denunce formali, la polizia ha aperto delle indagini e alcuni uomini in posizioni di potere si sono dimessi.
Da almeno una decina d’anni le serie tv turche (che in Turchia sono chiamate dizi, abbreviazione di televizyon dizileri, serie televisive) stanno riscuotendo un successo internazionale notevole. Questi prodotti di intrattenimento hanno dato vita a un’industria di proporzioni enormi, al punto che, secondo le stime di Parrot Analytics (una società di analisi di dati) citate dall’Economist, attualmente la Turchia è il terzo Paese al mondo nell’esportazione di serie tv, dietro a Regno Unito e Stati Uniti.
di Adalgisa Marrocco (huffingtonpost.it, 19 gennaio 2024)
Possono gli estremismi influenzare l’industria culturale? Sembrerebbe proprio di sì, stando a quanto accade in India. Dopo le proteste dei gruppi indù di estrema destra, Netflix ha cancellato dalla sua offerta in tutto il mondo il film Annapoorani: The Goddess of Food, realizzato dalla casa di produzione indiana Zee Entertainment. La pellicola, nei cinema indiani dal 1° dicembre e on line dal 29, racconta la storia di Annapoorani, figlia di un bramino, la casta più elevata nel sistema indù, che ha un sogno: diventare la cuoca più famosa d’India.
di Luca Attanasio (linkiesta.it, 17 novembre 2023)
Nollywood, l’industria cinematografica nigeriana, sta rapidamente diventando un fenomeno globale e guadagnando posizioni su posizioni nel panorama della film industry mondiale. Dalle sue modeste origini nel 1992 al suo attuale status di industria di maggior successo e influenza al mondo, Nollywood sta cambiando il modo di vedere il cinema. E non solo in Africa.
Nel Maharashtra, lo Stato indiano dove si trova Mumbai, un film ha provocato parecchi disordini: ci sono stati scontri, una persona è morta e decine sono state arrestate. Il film è uscito a inizio maggio, s’intitola The Kerala Story e racconta la storia di un gruppo di giovani donne indù e cristiane dello Stato del Kerala che si convertono all’Islam e decidono di entrare a far parte dell’Isis. Il motivo per cui è stato criticato è che è stato giudicato da alcuni un film di propaganda islamofoba.
Nessun film indiano ha mai vinto un Oscar e raramente alcuni sono stati candidati, ma ciononostante a Bollywood – come viene storicamente definita l’industria cinematografica indiana – e anche a Hollywood è stato accolto con sorpresa il fatto che RRR, del regista S.S. Rajamouli, abbia ricevuto una sola nomination alla cerimonia di quest’anno, e per la miglior canzone. RRR, che in Italia è disponibile su Netflix, è stato infatti uno dei più grossi casi cinematografici dell’anno: il suo successo in India era atteso, ma quello nel resto del mondo, a partire dagli Stati Uniti, no.
Così come Hollywood, anche Bollywood, l’industria del cinema popolare in lingua hindi, è stata storicamente considerata portatrice di valori piuttosto liberali. Nonostante la società indiana sia da sempre molto divisa sia su base religiosa sia in caste, il cinema è stato a lungo una passione nazionale condivisa, nonché un settore in cui anche alle persone musulmane, e quindi di una minoranza religiosa, o appartenenti alle caste più basse, veniva data la possibilità di diventare famose.
(The Economist / internazionale.it, 8 novembre 2021)
Se Bollywood è la religione secolare dell’India, allora Aamir Khan, Salman Khan e Shah Rukh Khan sono la sua sacra trinità. I tre attori, che non sono imparentati tra loro, sono stati per trent’anni ai vertici dell’industria cinematografica indiana in lingua Hindi. Con i loro film, i loro personaggi e le loro figure hanno costruito l’immaginario del Paese. Insieme al primo ministro e al capitano della squadra nazionale di cricket, sono forse i volti più riconoscibili dell’India. Casualmente, sono anche musulmani. Per la maggior parte degli indiani, sempre che ci pensino, è un motivo di orgoglio: la fama dei Khan è un segnale del tollerante secolarismo del Paese.