Archivi tag: satira

Count Binface sarà l’unico a sfidare Farage

countbinface.com

(ilpost.it, 9 luglio 2026)

Alle elezioni suppletive per eleggere un parlamentare nel collegio di Clacton-on-Sea, nel Regno Unito, il principale avversario di Nigel Farage potrebbe essere “Count Binface”, un candidato satirico che interpreta un personaggio immaginario che indossa un bidone della spazzatura sulla testa.

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La cura del “Dottor Trump” per le star di Hollywood

Donald Trump via Truth Social

di Roberta Damiata (ilgiornale.it, 3 luglio 2026)

Camice bianco, stetoscopio al collo e un’improbabile cura contro l’avversione nei suoi confronti. Donald Trump torna a utilizzare l’Intelligenza Artificiale per colpire i suoi critici e questa volta si trasforma in un medico pronto a guarire alcune delle più famose star di Hollywood dalla cosiddetta “Trump Derangement Syndrome”, la “Sindrome da delirio anti-Trump”.

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Alla politica indiana mancavano gli scarafaggi

(ilpost.it, 22 maggio 2026)

Al momento non è ancora un partito politico, ma un movimento che dà voce «ai giovani pigri e disoccupati»: il Cockroach Janta Party, Partito Popolare degli Scarafaggi, è nato in India una settimana fa, diventando immediatamente un enorme fenomeno on line, con quasi 20 milioni di follower su Instagram, più che ogni altro partito indiano.

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La fine del “Late Show” (dopo le molte pressioni di Trump)

Ph. Scott Kowalchyk / Getty Images

(ilpost.it, 19 maggio 2026)

Giovedì 21 maggio andrà in onda l’ultima puntata del Late Show with Stephen Colbert, lo storico talk show serale statunitense reso famoso in tutto il mondo da David Letterman, che lo condusse dal 1993 al 2015, quando decise di lasciare e farsi sostituire proprio da Colbert. La Cbs, l’emittente che l’ha trasmesso negli ultimi 33 anni, ne aveva annunciato la chiusura già la scorsa estate, motivandola con problemi finanziari.

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“A cena con il dittatore”, quando il cibo diventa spazio politico

LaPresse

di Petra Cucci (linkiesta.it, 8 aprile 2026)

Nel film A cena con il dittatore [La cena, di Manuel Gómez Pereira, 2025], il cibo s’impone da protagonista, non è un semplice elemento scenografico ma il vero motore della narrazione: il menu scandisce i tempi della storia e riesce a imporsi come forza che attraversa e muove il racconto, scardinando le logiche del potere politico.

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Jessica Foster non esiste

AI-generated / Jessica Foster via Instagram

di Michela Rovelli (corriere.it, 22 marzo 2026)

Bionda, bellissima, sempre sorridente. Si riprende mentre gioca con le colleghe sulle brandine della base in cui lavora, su una nave da guerra in viaggio nella missione Epic Fury o elegantissima mentre parla in pubblico.

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Pucci non va a Sanremo

Getty Images

di Guia Soncini (linkiesta.it, 10 febbraio 2026)

Io non sono preoccupata per l’inadeguatezza delle classi dirigenti. Io non sono preoccupata per l’inadeguatezza di quelli che stanno sui palcoscenici. E le classi dirigenti sono inadeguatissime, e quelli che stanno sui palcoscenici sono inadeguatissimi.

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La strana sacralità della satira a destra

di Saverio Raimondo (ilfoglio.it, 10 febbraio 2026)

Un tempo solo gli artisti, i personaggi pubblici e la gente di spettacolo dovevano fare i conti con il giudizio di critica e pubblico o con la pressione mediatica. Una sonora stroncatura o un’avversa opinione pubblica potevano effettivamente interrompere carriere, o come minimo condizionarle.

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Happy Trump, la spilletta cartoon (ego-riferita)

Ph. Alex Wong / Getty Images

di Federica Caiazzo (vanityfair.it, 21 gennaio 2026)

Piccola, discutibile e inconfondibile: la spilletta di Donald Trump non avrebbe potuto diventare altro che un caso virale in un battito di ciglia. Irresistibile per collezionisti e meme hunter, si è scoperto che il piccolo accessorio dallo spirito tutt’altro che politically correct avrebbe persino un nome: Happy Trump.

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Trump 2.0: come i meme hanno riscritto la cronaca della Casa Bianca

Ph. Saul Loeb / Pool – Afp via Getty Images

di Mena Grimaldi (agi.it, 18 gennaio 2026)

Se la “prima era Trump” è stata quella dei tweet compulsivi a notte fonda, il 2025, l’anno del grande ritorno, è stato ufficialmente l’anno della “meme politics”. A dodici mesi dal suo insediamento, il racconto della presidenza non passa più solo dai corridoi della West Wing, ma soprattutto dai feed dei social media.

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