Nel 2019 la critica culinaria del New York Times Ligaya Mishan dedicò un lungo articolo a «un giovane rapper del Queens che si fa chiamare Mr. Cardamom». Era il nome d’arte di Zohran Mamdani, il neo eletto sindaco di New York, che entrerà in carica il prossimo 1° gennaio.
di Francesco Cundari (linkiesta.it, 11 novembre 2025)
Nel suo ampio elogio degli ultimi libri di Giuliano da Empoli, Il mago del Cremlino e L’ora dei predatori, come chiave per comprendere il carattere del nuovo autoritarismo e delle personalità autoritarie, qualche giorno fa David Brooks sottolineava sul New York Times, tra gli altri, un aspetto che ha molto colpito anche me. Per brevità e pigrizia, cito direttamente dalla sua sintesi.
Giovedì [18 settembre] il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che l’autorità delle comunicazioni statunitense (la Federal Communications Commission, Fcc) dovrebbe ritirare le concessioni televisive, cioè il permesso di trasmettere, alle reti i cui programmi parlano male di lui. Trump stava tornando dalla sua visita di Stato nel Regno Unito.
Mercoledì l’attore e regista George Clooney ha scritto un articolo di opinione per il New York Times in cui chiede a Joe Biden di ritirarsi dalle elezioni presidenziali statunitensi. Clooney è un famoso e influente sostenitore del partito Democratico, ne è stato finanziatore per le ultime campagne presidenziali e soprattutto ha partecipato a vari eventi di raccolta fondi, mettendo al servizio delle campagne di Barack Obama, Hillary Clinton e Joe Biden la sua notorietà e le sue amicizie nel ricco contesto di Hollywood.
di Andrea Fioravanti (linkiesta.it, 17 aprile 2024)
Il segreto di un film distopico riuscito è raccontare una versione del futuro prossimo allo stesso tempo inquietante e verosimile. Negli anni Cinquanta, gli americani esaltati dal sogno spaziale si rannicchiavano impauriti nelle poltroncine del cinema, guardando sul grande schermo i marziani invadere la Terra ne La guerra dei mondi.
I collegamenti da X, l’ex Twitter, a New York Times, Facebook e altre piattaforme on line sembrano fortemente rallentati negli ultimi giorni. Il motivo? Elon Musk avrebbe deciso di scagliarsi contro quelle aziende che di recente lo hanno fatto arrabbiare. Stando al risultato di alcuni test condotti ieri da The Washington Post, gli utenti hanno dovuto aspettare 5 secondi prima di riuscire ad aprire i siti web colpiti dall’ira dell’imprenditore.
Il film del gruppo comico britannico Monty Python The Meaning of Life (Monty Python – Il senso della vita) compie quarant’anni. E compie quarant’anni anche il bambino che nel primo episodio del film – Il miracolo della nascita – viene al mondo nella sala “spaventa-feti” di un ospedale invaso da macchinari astrusi e medici che giocano a carte e applaudono i magheggi finanziari dell’amministratore dell’ospedale, dimenticandosi della partoriente perché troppo impegnati a cercare “la macchina che fa ping”.
di Enrico Franceschini (repubblica.it, 20 dicembre 2022)
Mentre i tabloid inglesi, in particolare quelli di destra, invitano a ricoprirla «di escrementi», il femminismo Usa scende in campo in difesa di Meghan Markle. In un editoriale pubblicato oggi sul New York Times, la scrittrice afroamericana Roxanne Gay, detentrice alla Rutgers University della cattedra intitolata a Gloria Steinem, la celebre leader e fondatrice del movimento femminista negli Stati Uniti, giustifica la recente serie televisiva di Netflix Harry & Meghan come un comprensibile desiderio della coppia di dare la propria versione della crisi che l’ha portata a decidere di vivere in California.
Cara Vanessa Friedman: che invidia. Che invidia per te che puoi fare l’articolo sui vestiti di Giorgia Meloni perché il New York Times ha (anche) lettori non così stolidi da dire ah, ecco, una donna viene sempre ridotta al suo aspetto, vergogna, non parlereste mai dei vestiti di un uomo.
di Massimo Basile (repubblica.it, 3 novembre 2022)
Un oscuro uomo d’affari russo, un lobbista americano, un circolo esclusivo nel cuore di Manhattan. E, naturalmente, Donald Trump e Vladimir Putin. In un lungo articolo il New York Times unisce i tasselli del “Piano Mariupol”, un puzzle che, per la prima volta, vede insieme l’hackeraggio russo alle presidenziali americane del 2016 e l’avanzata dei carrarmati di Putin in Ucraina.