
di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 26 agosto 2026)
Wonder Woman e quel dettaglio del costume dell’eroina dei fumetti ispirato a un gioiello di un personaggio reale, Reale per giunta. Ci scuserete il bisticcio di parole ma la storia curiosa dietro la tiara disegnata, ispirata a quella vera appartenuta alla granduchessa Charlotte del Lussemburgo, c’impone l’accostamento dei due aggettivi.
Lasciando perdere le recenti trasposizioni cinematografiche, l’immagine dell’eroina fissata nella nostra memoria non solo grazie alle tavole realizzate a partire dal 1941 ma anche come figura in carne e ossa attraverso l’interpretazione di Lynda Carter nell’omonimo telefilm andato in onda in Italia nei primi anni Ottanta, ha la caratteristica coroncina a punta con una stella rossa centrale. Quell’accessorio non sarebbe solo frutto della creatività di William Moulton Marston e dalla matita di Harry George Peter ma, stando a quanto affermano alcuni esperti di gioielleria Reale, prenderebbe le mosse dal diadema di una figura di spicco di quel periodo, un simbolo di resistenza contro il nazismo durante la Seconda guerra mondiale.
Com’è facile intuire, i condizionali sono tassativi. Non esiste fonte storica che metta nero su bianco quella che può essere rubricata a leggenda. La tiara sfoggiata da Wonder Woman è ispirata a quella della granduchessa Charlotte? Non è vero ma ci crediamo, la coincidenza di dati e di fatti è troppo gustosa e ci piace pensare che quella punta rivolta verso l’alto non sia un caso. Partiamo dalla tiara, il pezzo vero nato prima di quello verosimile comparso sulla fronte di Wonder Woman nei primi anni Quaranta. La proprietaria del celebre gioiello indossato ancora oggi dalle donne della famiglia Reale del Lussemburgo non doveva diventare granduchessa.
Nata il 23 gennaio 1896, Charlotte era la secondogenita del granduca ereditario Guillaume e di Maria Anna di Braganza. Suo padre, diventato granduca nel 1905, morì nel 1912. In quel momento salì al trono la figlia maggiore Maria Adelaide, una designazione resa possibile dall’abolizione della legge salica che prevedeva una successione solo maschile. Maria Adelaide del Lussemburgo, però, non era tagliata per quel ruolo. Visse malissimo i conflitti politici interni, cui si aggiunse l’occupazione del Lussemburgo da parte delle truppe tedesche nell’agosto del 1914 con la conseguente violazione della neutralità del Paese e la minaccia dell’annessione al Belgio. Ritenuta troppo morbida con i tedeschi, Maria Adelaide abdicò nel gennaio del 1919 a favore della sorella Charlotte.
Nel novembre dello stesso anno, la nuova regnante sposò Felice di Borbone-Parma. Fu proprio il principe consorte a commissionare a Chaumet la tiara, pensata, pare, come regalo alla moglie per il Natale del 1926. Felice di Borbone-Parma fece avere alla maison parigina un set di antichi gioielli della famiglia granducale. Tra questi spiccava uno smeraldo cabochon enorme, a forma di pera, da 45 carati. Si trattava di un dono dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria nel 1859 alla casata dei Nassau-Weilburg, quella che sarebbe stata a capo del Lussemburgo. Ne venne fuori un capolavoro di gioielleria in stile Art Déco, con la struttura in platino tempestata di diamanti e lo smeraldo reso protagonista dalla forma a punta del diadema.
La tiara divenne subito la preferita della granduchessa Charlotte, che amava indossarla calata sulla fronte a mo’ di bandeau, tanto da diventare un elemento piuttosto riconoscibile del suo stile (le Reali contemporanee la usano, invece, come se fosse una coroncina). In quegli anni si consolidò la fama della Reale, una delle pochissime donne sul trono, che lavorò alla modernizzazione del Paese, diventato indipendente un secolo prima. Nel 1940 Hitler invase il Lussemburgo, ma la granduchessa rifiutò di sottomettersi al Führer e lasciò la Capitale. Una mossa strategica che compromise la possibilità di usare la monarchia per legittimare l’occupazione nazista. Lontana con il corpo ma non con il cuore, Charlotte del Lussemburgo trasmetteva messaggi da Londra tramite la Bbc al suo popolo alimentando la speranza di tornare presto liberi.
Negli Stati Uniti, dove arrivò con la famiglia nel 1940, diventò oltremodo popolare grazie all’amicizia stretta con il presidente Franklin Delano Roosevelt e con sua moglie Eleanor, grande sostenitore della causa lussemburghese. Il suo impegno impressionò la stampa Usa tanto che, nel 1943, venne emesso un francobollo americano con la bandiera del Lussemburgo. La Capitale del Lussemburgo fu liberata il 10 settembre 1944 e la granduchessa Charlotte riuscì a fare ritorno in patria qualche mese più tardi, il 14 aprile 1945. L’accoglienza fu trionfale, il piccolo Paese era libero come auspicato anche grazie ai suoi sforzi. Il Granducato era salvo e più forte di prima: Charlotte non solo era diventata simbolo del Lussemburgo, ma sarebbe passata alla Storia come voce della resistenza all’occupazione nazista dall’estero.
Anche se non abbiamo un’intervista di William Moulton Marston (conosciuto anche con lo pseudonimo di Charles Moulton) e di Harry George Peter nella quale ci raccontano quanto siano stati influenzati dalla figura della granduchessa Charlotte, il contesto storico fin qui illustrato parla chiaro. La prima apparizione di Wonder Woman risale al dicembre del 1941 nel volume All Star Comics, pubblicato da DC Comics. Congegnata come la risposta femminile a Superman e Batman, l’eroina è un’amazzone che si batte contro le ingiustizie e le forze del male, animata da un ideale di uguaglianza e di pace. La tiara sulla testa serviva per conferirle regalità, visto che era principessa per nascita.
Marston era un femminista, pensava che le donne del tempo avessero bisogno di modelli nei quali rispecchiarsi per portare avanti le battaglie per l’emancipazione. Sullo sfondo c’era la Seconda guerra mondiale, e anche Wonder Woman era impegnata a combattere i nazisti. L’icona a Stelle e Strisce indossava accessori che, alla bisogna, poteva usare come armi, tiara con la stella compresa. Tuttavia l’autore, più che dalle coraggiose granduchesse che si spendevano per la libertà del proprio popolo lontano, era rimasto affascinato, attorno agli anni Dieci del Novecento, dal movimento delle suffragette.
Stando a quanto riporta Jill Lepore, storica e giornalista statunitense, in The Secret History of Wonder Woman, quando Peter ha tratteggiato la figura di Wonder Woman pare si sia ricordato di una famosa serie di fotografie di una parata del suffragio tenutasi a Washington nel 1913. In particolare in una, l’avvocatessa Inez Milholland Boissevain guidava il corteo in sella a un cavallo bianco. Cosa indossava? Un mantello e, colpo di scena, una tiara dalla foggia a punta resa celebre dall’eroina dei fumetti. L’idea che la granduchessa Charlotte sia stata la musa di William Moulton Marston è molto suggestiva, funziona benissimo, ma va relegata con tutta probabilità al fascino suscitato dalle storie della gioielleria Reale. Un campo dove le leggende non fanno che accrescere il valore di certi capolavori fatti di diamanti e pietre preziose. Pezzi che attraversano le generazioni e arrivano splendenti fino a noi.
In questo caso la tiara Chaumet del Lussemburgo ha una storia, vera o presunta non importa, che piace alla pop culture. Essere stata il modello per la coroncina resa immortale dalla più nota eroina dei fumetti? Roba da far impallidire qualsiasi altro scrigno regale, che un legame con Wonder Woman se lo può solo sognare.