Il femminismo Usa in difesa di Meghan Markle

di Enrico Franceschini (repubblica.it, 20 dicembre 2022)

Mentre i tabloid inglesi, in particolare quelli di destra, invitano a ricoprirla «di escrementi», il femminismo Usa scende in campo in difesa di Meghan Markle. In un editoriale pubblicato oggi sul New York Times, la scrittrice afroamericana Roxanne Gay, detentrice alla Rutgers University della cattedra intitolata a Gloria Steinem, la celebre leader e fondatrice del movimento femminista negli Stati Uniti, giustifica la recente serie televisiva di Netflix Harry & Meghan come un comprensibile desiderio della coppia di dare la propria versione della crisi che l’ha portata a decidere di vivere in California.

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E accusa sostanzialmente la casa reale britannica di aver manipolato i media nazionali contro Meghan per il timore che la popolarità dell’ex-attrice di Hollywood offuscasse quella di Carlo e William, gli eredi della regina Elisabetta. Così facendo, scrive l’autrice del saggio best-seller Bad Feminist e del romanzo Difficult Women, i Windsor «hanno perso l’occasione di modernizzarsi e diversificarsi grazie a una donna bi-razziale» in cui le minoranze etniche del Regno Unito e dei Paesi del Commonwealth, le ex-colonie dell’Impero britannico, in una dozzina delle quali il monarca di Londra continua a essere capo di Stato, «potevano riconoscersi».

L’intervento dell’autorevole scrittrice non è un caso isolato in America. L’attivista femminista e docente universitaria Salamishah Tillet, scrivendo sempre sul New York Times, afferma che le lamentele di Meghan per come veniva trattata dalla famiglia reale «suonano veritiere, sono un ritornello frustrante e familiare per le donne di colore». Rispondendo a chi giudica esagerate o ipocrite le sofferenze espresse da Meghan, perché l’ex-attrice vive in una villa da 30 milioni di dollari e guadagna decine di milioni con Netflix, l’avvocatessa, giornalista e presentatrice televisiva afroamericana Sunny Hostin replica: «Penso che Meghan ed Harry abbiamo effettivamente sofferto per il razzismo della famiglia reale contro di lei e per il razzismo della Gran Bretagna contro di lei. È qualcosa che re Carlo poteva affrontare, ma sembra incapace di farlo». Il sovrano avrebbe steso un ramoscello d’ulivo al figlio minore e alla nuora, secondo le indiscrezioni, decidendo di invitarli comunque alla sua incoronazione il 6 maggio prossimo: ma Buckingham Palace non ha ancora detto una parola sull’articolo del Sun che domenica ha invitato a mettere Meghan alla gogna pubblica ricoprendola letteralmente di escrementi come in una nota scena del serial Game of Thrones.

Tra la stampa britannica anche il Guardian, quotidiano di sinistra all’avanguardia nelle battaglie per la difesa dei diritti di donne e minoranze, ha scritto che le accuse pronunciate da Harry e Meghan «suonano vere». E la giornalista scozzese di origine indiana Ayesha Hazarika ha dichiarato alla rete televisiva americana Cbs che Harry e Meghan rappresentano una nuova generazione oppressa da un razzismo mascherato da valori tradizionali: «Sono diventati una specie di parafulmine per la rabbia scaricata da gente che rimane ancorata al passato». L’atteggiamento delle femministe americane e in generale dei media americani, quasi unanimemente favorevole ad Harry e Meghan (l’eccezione, anche negli Usa, sono i giornali o i network televisivi più conservatori), appare in netto contrasto con quello dei quotidiani popolari britannici, in particolare da parte di columnist come Jeremy Clarkson, che ha scritto di voler vedere Meghan «marciare nuda per le strade di ogni città del Regno Unito mentre la folla le grida “vergogna” e le tira palate di escrementi», e di Piers Morgan, che ha definito Harry «un traditore della patria» e Meghan «un virus».

Beninteso, soltanto una parte dell’opinione pubblica britannica è allineata sulle posizioni dei commentatori del Sun, del Daily Mail, del Telegraph, i giornali più di destra nel Regno Unito. Sul Guardian, per esempio, la commentatrice Zoe Williams giudica le parole di Clarkson «una violenta fantasia misogina». E, comunque, la prima puntata del serial Harry & Meghan ha avuto nel Regno Unito il doppio di spettatori rispetto alla prima puntata dell’ultima stagione di The Crown: nella guerra dell’audience, i duchi ribelli hanno vinto anche a Londra. Ma le polemiche andranno avanti con i prossimi, imminenti capitoli della vicenda; a cominciare dalla pubblicazione in gennaio di Spare (alla lettera “La ruota di scorta”, che in Italia uscirà con il titolo Spare, il minore), l’autobiografia di Harry, tracciando sempre di più un solco nell’Atlantico: di qua i tabloid scandalistici che attaccano Meghan, di là le femministe americane e il New York Times che la difendono. Ognuno, nell’opinione pubblica mondiale, e anche in Italia, può scegliere da che parte stare.

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