Venezia 2026: più politica, meno Hollywood

di Riccardo Bastianello (agi.it, 31 agosto 2026)

«Probabilmente questa è la Mostra più politica che abbiamo avuto da molti anni a questa parte». E se lo dice Alberto Barbera, per la 19esima volta alla guida della Mostra del Cinema di Venezia, c’è da crederci.

«Non per una nostra scelta. È perché il cinema contemporaneo è una sorta di finestra sui problemi più rilevanti che dobbiamo affrontare quotidianamente, quelli che leggiamo nelle notizie, sui giornali e nei media» spiega poi. «Ci sono tutti i problemi: la guerra, la Palestina, le tirannie, i conflitti sociali, la riduzione delle libertà ovunque, il problema della coppia e, soprattutto, il problema dei giovani, che si trovano ad affrontare un futuro che sembra senza speranza, con una scuola che non è in grado di prepararli ad affrontare il proprio futuro. Questo, direi, è il tema principale della Mostra del Cinema».

Saranno quindi un tuffo nell’attualità, nei conflitti e nei contrasti che attraversano popoli e nazioni le circa duecento opere che saranno proiettate dal 2 al 12 alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia. Non va dimenticato, inoltre, che quest’anno in giuria compare anche Kaouther Ben Hania, vincitrice lo scorso anno del Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria (e da più parti indicata come vincitrice morale del festival) con La voce di Hind Rajab, una straziante pellicola che ha raccontato con audio originali gli ultimi istanti di vita di una bambina palestinese, trascorsi al telefono con i soccorsi mentre, in auto con zii e cugini, cercava riparo al fuoco dell’esercito israeliano nel gennaio del 2024.

E poi ci sono le centinaia di firme (tra le tante quelle di Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio) di Venice4Palestine, che chiede, tra le altre cose, di esporre una bandiera palestinese durante la Mostra. E infine c’è Naza [di Yuval Abraham e Rachel Szor, già co-autori del documentario No Other Land, vincitore del Premio Oscar nel 2025 – N.d.C.], film inserito in extremis in Concorso, che, si legge nella sinossi ufficiale, «girato di notte sui tetti di Tel Aviv, rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza».

Se la presenza di tematiche legate all’attualità, alla geopolitica o alla violazione delle libertà individuali si è andata consolidando durante le ultime edizioni della Mostra di Venezia, c’è un altro trend sotto gli occhi di tutti: il progressivo allontanamento delle major hollywoodiane. Tra i ventuno film in concorso è solo la pellicola di Martin McDonagh, Wild Horse Nine, ad avere il sostegno di una major hollywoodiana, Searchlight Pictures, etichetta della Disney. Non si tratta di un fenomeno che interessa solo Venezia, visto che già a Cannes lo si era visto. Ed è anche comprensibile, considerato il momento complesso che Hollywood sta vivendo negli ultimi tempi.

La ragione ufficiale, per molti dei titoli assenti, è che le pellicole non erano ancora pronte. È stato così per Dune: Part Three, mentre The Adventures of Cliff Booth ha subito ritardi nella post-produzione. Per Digger di Alejandro González Iñárritu, con Tom Cruise, invece, la Warner Bros. ha scelto di non partecipare ai festival per ragioni di marketing; mentre Artificial di Luca Guadagnino, infine, era già pronto, ma il distributore Neon ha deciso di rinviare la sua uscita commerciale. E non va dimenticato che l’80esima edizione, nel 2023, si era svolta con una presenza fortemente ridotta delle grandi star di Hollywood a causa dello storico sciopero del sindacato Sag-Aftra.

Niente major di Hollywood, quindi, per questa edizione. Ma ciò non significa affatto niente star. Negli undici giorni della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica calcheranno il red carpet artisti come George Clooney, Penelope Cruz, Javier Bardem, Robert Pattinson e poi Liam e Noel Gallagher, Pamela Anderson, Dakota Johnson.

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