di Alfonso Berardinelli (ilfoglio.it, 18 luglio 2026)
Ci sono momenti storici nei quali, che sia ragione o che sia immaginazione, tutto sembra andare in una direzione. Oggi, almeno dal 2020, tout se tient nel peggiore dei modi.
Donald Trump ha detto al sito Axios, in un’intervista registrata giovedì 18, che non ha scoperto «alcun limite» al proprio potere dopo aver iniziato la guerra in Iran. Intanto un libro di prossima uscita in America, Regime Change (Cambio di regime), dei reporter del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, rivela che al presidente degli Stati Uniti piace pensare di essere l’uomo più potente della Storia.
di Gilberto Corbellini (huffingtonpost.it, 14 febbraio 2026)
Alcuni intellettuali, comodamente accampati negli studi televisivi e negli spazi pubblici ben riscaldati, argomentano in piena libertà (senza censure politiche) che le responsabilità dell’Occidente e della Nato nella guerra tra Russia e Ucraina non sarebbero inferiori a quelle di Vladimir Putin e che, in realtà, quest’ultimo vorrebbe la pace più seriamente dei leader occidentali.
di Giovanni Cortesi (linkiesta.it, 17 ottobre 2025)
«Ne abbiamo varie versioni, di dimensioni diverse. Small, medium and large». Piccolo, medio e grande, dice Donald Trump. «E ovviamente il più grande è il migliore», aggiunge fra le risate del pubblico. Ma non si riferisce alle dimensioni dell’ultimo modello di orologio col suo brand.
Javier Milei si è presentato sin dalla campagna elettorale come l’uomo che avrebbe salvato l’Argentina, investendosi di una “missione” dai contorni mistici, da portare a termine con misure radicali. Si è fatto notare anche per una serie di stranezze ed elementi simbolici, come l’effige del leone che richiama la sua capigliatura o la motosega come simbolo dei tagli alla spesa pubblica.
di Antonio Carioti (corriere.it, 28 febbraio 2025)
Cent’anni fa Benito Mussolini, intento alla costruzione della dittatura dopo aver superato la crisi del delitto Matteotti, impose l’uso del “saluto romano” nelle amministrazioni civili: era il 27 novembre 1925. Un segno evidente della volontà di fascistizzare l’apparato dello Stato, mettendolo al servizio di una parte che si proclamava unica vera rappresentante della nazione e, in quanto tale, legittimata a dominare la società intera.
Jacques-Louis David, “The Emperor Napoleon in His Study at the Tuileries” (1812) / Wikimedia Commons
(ilpost.it, 25 agosto 2024)
Come accade spesso quando si parla di Napoleone Bonaparte, anche il fatto che tenesse una mano infilata sotto al panciotto è al centro di convinzioni errate. Non ci sono prove per dire con certezza che volesse nasconderla perché se l’era ferita in battaglia, come sostenuto da alcune teorie, ed è altrettanto improbabile che lo facesse per alleviare il dolore cronico provocato dal cancro allo stomaco citato come causa della sua morte, avvenuta nel 1821.
Ridley Scott può aver fatto su Napoleone il film più costoso e più magniloquente nelle possibilità del cinema contemporaneo, ma è certo che non ha realizzato il film più grande su Napoleone. Quel primato spetta (e probabilmente spetterà per sempre) ad Abel Gance, che fece uscire un film su Napoleone con Albert Dieudonné nel 1927, in un’epoca in cui il cinema era selvaggio, non c’erano regole e si poteva inventare qualsiasi cosa, spendere qualsiasi cifra, immaginare le produzioni più titaniche.
Giovedì esce nei cinema italiani Napoleon, film diretto da Ridley Scott che racconta la storia dell’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte, soprattutto attraverso la sua relazione con Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie dell’imperatore francese tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Da quando si è saputo che a interpretare il ruolo di Napoleone sarebbe stato l’attore statunitense Joaquin Phoenix, diverse persone hanno iniziato a domandarsi se le sue caratteristiche fisiche fossero adatte per il ruolo, e in particolare una: la sua altezza.
James Gillray, “The King of Brobdingnag and Gulliver” (New York, Metropolitan Museum of Art)
di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 24 maggio 2023)
C’è una giornata per tutto, anche per i diademi. Si celebra il 24 maggio di ogni anno il Tiara Day, una festa che più che i diamanti in realtà vuole celebrare l’emancipazione femminile andando a ripescare il valore di questo copricapo gioiello che ha origini antiche. Prima delle pietre e dei metalli preziosi c’erano le ghirlande d’alloro dei greci, trasformate in oro dai romani: la testa si decorava per una vittoria oppure per amore, come accadeva per le spose.