di Gilberto Corbellini (huffingtonpost.it, 14 febbraio 2026)
Alcuni intellettuali, comodamente accampati negli studi televisivi e negli spazi pubblici ben riscaldati, argomentano in piena libertà (senza censure politiche) che le responsabilità dell’Occidente e della Nato nella guerra tra Russia e Ucraina non sarebbero inferiori a quelle di Vladimir Putin e che, in realtà, quest’ultimo vorrebbe la pace più seriamente dei leader occidentali.
L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è consegnato giovedì alle autorità della Georgia, dove è stato incriminato con l’accusa di aver tentato di sovvertire i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 2020. Il suo arresto è stato accompagnato da una foto segnaletica, la prima a un ex presidente degli Stati Uniti che sia mai stata fatta, e che immediatamente è diventata un’immagine storica. Nella legge statunitense questo tipo di foto è noto come mugshot, e consiste in una coppia di immagini in cui tradizionalmente la persona arrestata appare di fronte e poi di profilo.
di Giacomo Galanti (huffingtonpost.it, 2 maggio 2022)
«Avete studiato la storia?». «Più o meno». Comincia così il celebre incontro al Cremlino tra Iosif Stalin e Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. È l’inizio del 1947 e il grande regista russo sta preparando il secondo episodio della trilogia su Ivan il Terribile. Si tratta dell’ultimo film che girerà. I tempi dei capolavori come La corazzata Potëmkin e Ottobre sono lontani. Quando addirittura, per un momento, durante un suo viaggio negli Stati Uniti, sembra possa iniziare una carriera a Hollywood su richiesta della Paramount. Ma non se ne fa nulla. Ėjzenštejn torna in patria, e attraversa il periodo delle purghe e del terrore staliniano. Tuttavia, il dittatore sovietico nei confronti del maestro prova una specie di stima. Se così non fosse difficilmente Ėjzenštejn sarebbe riuscito a terminare qualche anno prima, in piena seconda guerra mondiale, il primo episodio della trilogia. Anche con un dispendio di risorse non da poco.
I favoriti per la vittoria della prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, il concorso musicale più grande del mondo, sono i Kalush Orchestra, gruppo hip-hop che rappresenterà l’Ucraina alla manifestazione che si terrà a Torino dal 10 al 14 maggio. Le previsioni sembrano essere più legate alla situazione in corso in Ucraina che all’eccezionalità della canzone. Gli uomini ucraini tra i 18 e i 60 anni non possono lasciare il Paese per via della guerra contro la Russia, ma i Kalush Orchestra hanno ottenuto un permesso speciale e all’Eurovision si esibiranno con una canzone intitolata Stefania, dedicata alla madre di uno di loro. Nel frattempo, quando non sono impegnati nelle prove e nei concerti promozionali, i membri del gruppo si stanno dedicando a varie attività per sostenere la popolazione e le truppe ucraine. I Kalush Orchestra si sono formati nel 2019 come terzetto e portano il nome della città occidentale di Kaluš, ai piedi dei monti Carpazi, dove è nato Oleh Psyuk, il rapper della band.