Archivi tag: opinione pubblica

L’AI di Bolsonaro sta partecipando alla campagna elettorale

(ilpost.it, 30 luglio 2026)

L’ex presidente di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, è agli arresti domiciliari per aver tentato un colpo di Stato nel 2022 e per altri reati. È stato condannato a ventisette anni di carcere, e tra le altre cose gli è stato vietato ogni tipo di comunicazione pubblica.

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Belle arti o ars belli?

Ph. Marco Mason

di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)

Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.

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La guerra di Trump come un videogioco

washingtonpost.com

di Adalgisa Marrocco (huffingtonpost.it, 6 marzo 2026)

La guerra raccontata come un videogioco. Accade sui profili social della Casa Bianca, dove negli ultimi giorni sono comparsi video che alternano immagini reali dei bombardamenti in Iran a sequenze tratte da videogame, montaggi che citano kolossal e personaggi della cultura pop.

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Donne, calcio e dissenso: la Nazionale femminile iraniana non canta l’inno in Coppa d’Asia

Ansa – Epa

di Carlo Federico Ferrero (sprintesport.it, 3 marzo 2026)

C’è un attimo, prima del fischio d’inizio, in cui il rumore del calcio scompare. Al Gold Coast Stadium di Queensland, la notte del 2 marzo 2026, le giocatrici dell’Iran restano immobili: lo sguardo fisso, le labbra serrate, nessun canto.

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L’altra Bardot: dall’addio al cinema alle battaglie animaliste

Paris Select Book

di Fulvio Cerutti (repubblica.it, 28 dicembre 2025)

Il mondo del cinema dà l’addio a Brigitte Bardot, morta all’età di 91 anni. Ma in realtà l’attrice francese a quel mondo aveva detto addio 52 anni fa, quando decise di cambiare completamente la sua vita dedicandola alla difesa degli animali.

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Quando arrestarono Ugo Tognazzi, capo delle Brigate Rosse

Ph. Sandy Millar / Unsplash

di Mario Canale – Giovanna Caronia – Angelo Pasquini* (linkiesta.it, 9 agosto 2025)

Nel maggio del 1979 facemmo una strana gita serale ai Castelli Romani. Il nostro era un lavoro curioso: più che con il giornalismo era imparentato con il teatro, con il cinema, naturalmente con il fumetto, e condito con un pizzico di letteratura e di incoscienza. La chiamavamo satira. Ma in Italia non si era mai vista una satira così prima di allora.

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Dissingplomacy, la degenerazione della diplomazia nell’era dei social

Ph. Brendan Smialowski / Getty Images

di Giovanni Cortesi (linkiesta.it, 10 settembre 2025)

C’era una volta una nobile arte, una fra le più raffinate e aristocratiche: quella di risolvere pacificamente le controversie internazionali attraverso dialogo, incontri cerimoniosi ed etichette impeccabili. Il suo nome era diplomazia. “C’era una volta”, perché ora quell’arte sembra morta e sepolta.

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I grandi dibattiti di Internet non sono grandi e non sono dibattiti

Ph. Yuki Iwamura / Ap

(ilpost.it, 5 agosto 2025)

Una campagna pubblicitaria dell’azienda di jeans American Eagle con l’attrice Sydney Sweeney è diventata nei giorni scorsi un esempio molto chiaro e citato di un fenomeno sempre più frequente su Internet. Uno spunto qualsiasi, anche un fatto marginale, può diventare argomento di un dibattito enorme, pretestuoso e con posizioni assurde perché, in pratica, trasformarlo in un contenuto divisivo è nell’interesse di diverse parti contrapposte o coinvolte in quel dibattito: piattaforme, aziende, utenti dei social media, influencer, media tradizionali, politici.

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Le star di Hollywood con le stellette

Keystone / Getty Images

di Marco Patricelli (agi.it, 17 marzo 2025)

Hanno raccolto fondi per sostenere lo sforzo bellico, girato gli States con i loro spettacoli di propaganda e film per galvanizzare l’opinione pubblica sulla necessità di combattere. E alcuni di loro hanno proprio combattuto, quando erano già stelle del cinema o lo sarebbero diventate di lì a poco.

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Le star russe che hanno incoraggiato l’esercito a compiere crimini umanitari in Ucraina

Shutterstock

di Ian Garner* (linkiesta.it, 11 aprile 2024)

I “nemici dello Stato” più celebri sono stati fustigati da politici, propagandisti e sacerdoti, in una campagna di critiche pubbliche. Ma non sono stati solo i russi più famosi […] a manifestare le loro opinioni attraverso la decisione di andarsene all’estero. Si stima che nelle prime settimane di guerra almeno duecentomila russi abbiano lasciato il Paese per accamparsi in Paesi dell’ex Unione Sovietica con una cospicua popolazione russofona, come la Georgia, l’Armenia e il Kazakistan, per i quali era più semplice ottenere un visto.

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