di Marco Gervasoni (huffingtonpost.it, 13 novembre 2025)
«Le rock star sono fasciste. Adolf Hitler è stato una delle prime rock star. Guardate alcuni dei suoi film e vedete come si muoveva. Penso che fosse bravo quanto Jagger. È sbalorditivo. E ragazzi, quando saliva su quel palco, si faceva notare». Il lettore si chiederà chi abbia mai proferito considerazioni così demenziali.
Il 14 novembre 1977 David Bowie si presentò sul palco del Max’s Kansas City di New York, un piccolo locale che in quegli anni era diventato un punto di ritrovo per gli artisti della Factory di Andy Warhol, la comunità di pittori, cineasti e musicisti che bazzicava attorno al celebre artista. Non era lì per cantare, ma per presentare al pubblico i Devo, una band semisconosciuta proveniente dall’Ohio, fino a quel momento rimasta perlopiù circoscritta al circuito della musica underground di Akron, la città in cui si era formata cinque anni prima.
di Giacomo Papi e Francesco Vezzoli (ilpost.it, 28 dicembre 2024)
Questo testo nasce da una lunga conversazione. I virgolettati sono da attribuire a Vezzoli, il resto a entrambi.
Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, il comunismo moriva, il consumismo esplodeva, e tutto si trasformava in un marchio. Erano gli anni dell’Aids, erano gli anni della liberazione. Era il 1984, l’anno del grande coming out. Come se rispondessero a un richiamo della Storia, molti musicisti e gruppi che ruotavano intorno alla club culture di Londra dichiararono simultaneamente e con orgoglio la propria omosessualità.
L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è consegnato giovedì alle autorità della Georgia, dove è stato incriminato con l’accusa di aver tentato di sovvertire i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 2020. Il suo arresto è stato accompagnato da una foto segnaletica, la prima a un ex presidente degli Stati Uniti che sia mai stata fatta, e che immediatamente è diventata un’immagine storica. Nella legge statunitense questo tipo di foto è noto come mugshot, e consiste in una coppia di immagini in cui tradizionalmente la persona arrestata appare di fronte e poi di profilo.
di Stefano Bartezzaghi (repubblica.it, 18 giugno 2023)
Dimesso dall’ospedale dopo l’intervento di laparatomia e dieci giorni di ricovero, Francesco ha tenuto a dire “Sono ancora vivo!”. Scherzava, lui. Ma per noi è difficile non pensare che già soltanto negli ultimi giorni della degenza papale se ne sono invece andati, tra gli altri: Guido Bodrato, il caro Nuccio Ordine, Silvio Berlusconi, Francesco Nuti, Flavia Franzoni, Paolo Di Paolo, Treat Williams, Cormac McCarthy.
di Stefano Pistolini (ilfoglio.it, 14 settembre 2022)
Il rapporto tra il britpop, per decenni una delle più floride industrie britanniche, e la monarchia è stato sempre questione di cromosomi o, se volete, di ereditarietà: la regina come presenza immanente ed eterna, istituzione stabile e perenne. Motivo per cui l’attenzione degli spiriti modernisti della musica di rado s’è occupata del soggetto, se non in casi di esasperazione, attribuibili più a una reazione psicologica che a un reale fronteggiamento politico, più alla percezione di una sottomissione a una madre repressiva che a un’effettiva concezione antimonarchica. Poi la cosa si è sempre sfumata, con la regina Elisabetta tornata al suo posto come presenza inevitabile e guardata perfino con affetto, confortante icona di quell’identità nazionale satiricamente battezzata “Little Britain”.
di Alessandra Paudice (vanityfair.it, 25 agosto 2021)
Il giornalista coreano David Yi, noto sui social come @seoulcialite, ha appena pubblicato un libro che parla di quanto la storia del grooming e della routine di bellezza degli uomini sia poco documentata a causa di pregiudizi culturali. Il libro si intitola Pretty Boys: Legendary Icons Who Redefined Beauty and How to Glow Up, Too e l’autore è anche il fondatore di un sito web di skincare inclusivo che si chiama Very Good Light. Secondo Yi, intervistato da The Guardian, «per secoli parlare delle preferenze cosmetiche o delle ben note regole estetiche dei re significava affermare che fossero effeminati e quindi meno potenti».
Questa volta il capitano Kirk nello spazio ci andrà davvero. William Shatner, l’attore che nella celebre serie Star Trek era al comando dell’Enterprise, salirà questo mese sul secondo volo della Blue Origin, la compagnia con la quale il miliardario Jeff Bezos si è lanciato nel business dei viaggi spaziali. Un mercato appena nato dove la competizione è però già fortissima. C’è anche la Virgin Galactic di Richard Branson e, soprattutto, la SpaceX di Elon Musk. Sul fronte economico la gara, per il momento, la sta vincendo l’istrionico fondatore di Tesla.