Archivi tag: Jeff Bezos

Sergey Brin, l’ultimo tecno-miliardario passato a destra

Ph. Alex Brandon / Ap

(ilpost.it, 8 maggio 2026)

Negli ultimi anni negli Stati Uniti molti imprenditori del settore tecnologico si sono spostati a destra, sostenendo sempre più apertamente il presidente Donald Trump e il suo movimento politico. Alcuni di loro – come Elon Musk – l’hanno fatto in modo molto rumoroso, mentre per altri, come Mark Zuckerberg (capo di Meta) e Jeff Bezos (fondatore di Amazon), è stato un processo più graduale.

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Met Gala 2026 nel caos: proteste contro Bezos

Ph. Shannon Stapleton / Reuters

di Elisabetta Moro (cosmopolitan.com, 5 maggio 2026)

Mentre le celebrity si preparavano per il Met Gala 2026 a New York, in città continuavano le proteste. Da quando si è diffusa la notizia che la serata sarebbe stata sponsorizzata da dieci milioni di dollari donati dal fondatore di Amazon Jeff Bezos e da sua moglie, Lauren Sánchez, diverse associazioni e sindacati hanno lanciato boicottaggi e tappezzato la città di manifesti e striscioni.

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“The Boys”, il modo più divertente per capire l’America di Trump

Amazon Prime Video

di Massimo Arcidiacono (linkiesta.it, 16 aprile 2026)

Di tutte le prese per il culo dell’America trumpista, la più riuscita, ironica, sboccata e al tempo stesso adrenalinica non è una stand-up comedy, né un late show alla Jimmy Kimmel, ma una serie tv di supereroi. Si chiama The Boys e chi si è perso le quattro stagioni passate farà bene a recuperarle in fretta, perché la quinta nonché ultima, in streaming da alcuni giorni, non lascerà delusi i fan, a detta dei recensori che hanno visto in anteprima sette degli otto episodi (l’ultimo resta top secret anche per loro).

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Kimmel, Cooper, Colbert e gli altri: giro di vite sui nemici di Trump

Cbs

di Martino Mazzonis (huffingtonpost.it, 18 febbraio 2026)

In principio fu Jimmy Kimmel, poi vennero tutti gli altri. Le pressioni sul mondo dell’informazione da parte dell’amministrazione Trump e dei suoi alleati, spesso miliardari e padroni di media, si fanno asfissianti. Sembra passato molto tempo, ma sono passati pochi mesi.

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Epitaffi per il “Washington Post”, fatto a fette da Bezos

(huffingtonpost.it, 5 febbraio 2026)

Lo chiamano «riassetto strategico», ma per il Washington Post è un bagno di sangue. L’editore Jeff Bezos, patron di Amazon, sul podio degli uomini più ricchi del mondo, ha annunciato il taglio di trecento giornalisti su ottocento, un ridimensionamento complessivo della redazione annunciato dal direttore Matt Murray come «doloroso ma necessario».

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Le politiche di Jeff Bezos stanno distruggendo il “Washington Post”

Ph. Andrew Harnik / Getty Images

di Giulio Silvano (ilfoglio.it, 31 gennaio 2026)

Il progressista New York Magazine ha parlato di «meltdown esistenziale» e di «demoralizzante distruzione» per descrivere l’attuale condizione del Washington Post, storico quotidiano acquistato nel 2013 dal proprietario di Amazon, Jeff Bezos. Il giornale, quando su pressione del board ha deciso di non allinearsi alle presidenziali, ha perso centinaia di migliaia di abbonati e decine di firme.

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La critica stronca “Melania”

Ph. Allison Robbert / East News

a cura di Gennaro Marco Duello (fanpage.it, 31 gennaio 2026)

Il documentario su Melania Trump è arrivato nelle sale negli States e in Italia, presto arriverà anche su Prime Video, e il verdetto della critica americana è spietato. Con un microscopico 6% su Rotten Tomatoes dal lato dei recensori professionisti, il film diretto da Brett Ratner si è trasformato in uno dei flop più clamorosi della stagione.

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Neil Young contro Amazon e Trump: la sua musica per la Groenlandia

Ph. Amy Harris / Invision / Ap – File

(eurofocus.adnkronos.com, 28 gennaio 2026)

«Keep on rockin’ in the free world». Neil Young si rivolge agli abitanti della Groenlandia, citando uno dei suoi classici: «Continuate a suonare nel mondo libero». Nessun piano, nessuna voce, né una chitarra: questa volta, il cantautore canadese, naturalizzato statunitense, sceglie uno strumento geopolitico.

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Melania Trump lancia una sua casa di produzione

(ansa.it, 1° dicembre 2025)

A poche settimane dal debutto del documentario di Amazon imperniato su di lei, Melania Trump lancia la sua casa di produzione. Si chiama Muse, dal nome in codice che era stato assegnato alla First Lady dal Secret Service durante il primo mandato del marito Donald.

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La resa delle Big Tech all’autoritarismo di Trump

Ph. Julio Cortez / Ap – File

di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 3 ottobre 2025)

YouTube non ha mai pagato così bene nessuno dei suoi creator, altro che targa d’oro per il milione di iscritti. In settimana la principale piattaforma mondiale di condivisione video ha strappato un assegno da 24,5 milioni di dollari. Beneficiario: Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti.

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