di Massimo Arcidiacono (linkiesta.it, 5 giugno 2026)
C’è una foto destinata a essere ricordata. Non perché sia uno scatto di rara fattura, né perché rappresenti un momento di straordinaria importanza per la Storia. Non si tratta del Muro di Berlino che crolla, né di un aereo che si schianta sulle Twin Towers, eppure quella foto è significativa.
di Leila Belhadj Mohamed (wired.it, 10 gennaio 2026)
La lingua russa è tornata a essere una questione di Stato. Lo dimostra la recente pubblicazione del nuovo Dizionario esplicativo della lingua russa di Stato: un manuale ufficiale, redatto dall’Università Statale di San Pietroburgo con il coinvolgimento della Chiesa ortodossa russa e sotto la supervisione del Ministero della Giustizia, inserito per decreto nell’elenco dei manuali e delle grammatiche che definiscono le norme della lingua letteraria russa moderna.
ChatGpt, come avrebbe detto Dante Alighieri, “tutto move”: in un certo senso, il popolare chatbot lanciato da OpenAI ormai più di tre anni fa ha riscosso talmente tanto successo e adesioni da arrivare a influenzare, in maniera più o meno implicita, il pensiero critico di milioni e milioni (se non miliardi) di persone.
Secretary of the Defense of the United States of America via X
di Andrea Daniele Signorelli (wired.it, 30 giugno 2025)
Affidereste le sorti belliche della vostra nazione a un battaglione di nerd? Molto probabilmente no. Eppure, un piccolo gruppo di ingegneri informatici di primissimo livello provenienti dalla Silicon Valley è stato da poche settimane arruolato come riservista dell’esercito statunitense.
La Russia sta intenzionalmente addestrando i modelli di Intelligenza Artificiale, come ChatGPT, nutrendoli con la propria propaganda. A partire dal 2022, ha sviluppato una rete globale di siti in diverse lingue, nota come Pravda Network. La maggior parte di questi siti contiene la parola pravda, ovvero “verità” in Russo, nel proprio indirizzo Web.
di Adalgisa Marrocco (huffingtonpost.it, 29 marzo 2025)
Vignette e discriminazione: un binomio che, a prima vista, appare come una contraddizione. Eppure, nel corso della Storia, è stato spesso uno degli strumenti più potenti per costruire consenso attorno alle forme più arroganti e oppressive del potere.
Una delle disegnatrici del Washington Post, Ann Telnaes, si è dimessa perché il giornale non ha pubblicato una sua vignetta su Jeff Bezos, tra gli uomini più ricchi del mondo, proprietario di Amazon nonché dello stesso Washington Post. Telnaes, che è una vincitrice del Premio Pulitzer, ha pubblicato sulla sua newsletter personale un bozzetto della vignetta: mostra vari personaggi di spicco delle aziende tecnologiche e dei media statunitensi che s’inginocchiano davanti a Donald Trump.
Quando la scorsa settimana Elon Musk ha condiviso su X un’immagine che apparentemente ritraeva una Kamala Harris vestita da dittatrice comunista, è stato subito evidente che l’illustrazione era un falso creato dall’Intelligenza Artificiale. La candidata alla presidenza degli Stati Uniti del Partito Democratico – appena uscita da un dibattito decisamente positivo contro il suo avversario Donald Trump – non è comunista, e (per quanto ne sappiamo) nemmeno una cosplayer che s’ispira all’Unione Sovietica.
Nessun dibattito presidenziale come quello tra Biden e Trump, andato in onda ieri notte sulla Cnn, ha suscitato più curiosità per la forma che per il contenuto. Sarà che i due candidati, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e l’ex presidente Donald Trump, sono arcinoti, così pure le loro posizioni su aborto, immigrazione e politica estera. E persino i loro mantra («Trump è un bugiardo», sottolinea a più riprese Biden) e le loro sparate («Biden è il peggiore presidente di sempre», ripete a sfinimento Trump).
Adesso siamo tutti convinti che i social media determinino le opinioni politiche, e di conseguenza influenzino il voto. Non era così all’inizio, quando un tipico atteggiamento, un po’ supponente, si condensava nel mantra: «… e poi c’è la vita vera». Abbiamo (hanno) scoperto che nell’ambito della vita vera ci sono i social media. Accadeva allora (sembra un tempo remoto, ma siamo a dieci anni fa, o poco più) che la tecnologia permettesse una precisione nella comunicazione politica prima impensata e impensabile.