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Dollitics: la politica senza appartenenza di Dolly Parton

Ph. Jason Kempin / Getty Images

di Mariella Palazzolo (huffingtonpost.it, 28 settembre 2026)

Avevo sedici anni quando conobbi Dolly Parton. Non lei, naturalmente, ma la sua musica. Ero un’exchange student Afs negli Stati Uniti, a Tucson, Arizona, che, come dicono le magliette per i turisti, si trova in the middle of nowhere.

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Trump è già in “Gta VI” ma i produttori del gioco fingono che non esista

Ph. Thomas Fuller / Sopa Images – LightRocket via Getty Images

di Riccardo Carlino (ilfoglio.it, 28 agosto 2026)

I videogiocatori di tutto il mondo attendono questo momento da tredici anni. Prima dell’uscita ufficiale (fissata per il 19 novembre 2026 dopo due rinvii), le dinamiche di gioco di Grand Theft Auto VI, nuovo attesissimo capitolo della fortunata e controversa saga targata Rockstar Games, sono state presentate in maniera estesa nella serata di giovedì in un’esclusiva premiere su Netflix, poi arrivata anche su YouTube.

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Elogio di Dolly Parton, dea della gentilezza

Ap

di Rebecca Solnit (internazionale.it, 26 agosto 2026)

La ameremo per sempre, e non ci sarà mai un’altra come lei. Questa artista che negli anni Sessanta è emersa dalla profonda povertà rurale per diventare non solo un’interprete e autrice di canzoni straordinariamente talentuosa, ma anche filantropa, umanista, umorista.

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Il lungo tracollo di M.I.A.

Ph. Kevin Mazur / Getty Images

(ilpost.it, 5 maggio 2026)

Verso la metà degli anni Duemila la rapper inglese di origine tamil Mathangi Arulpragasam riuscì a posizionarsi molto bene sul mercato grazie a un’estetica riconoscibilissima, un forte messaggio politico e una proposta musicale interessante e insolita. Cominciò a farsi chiamare M.I.A. (acronimo di Missing in Acton, gioco di parole tra una popolare espressione del gergo militare britannico e l’omonimo sobborgo londinese).

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“The Boys”, il modo più divertente per capire l’America di Trump

Amazon Prime Video

di Massimo Arcidiacono (linkiesta.it, 16 aprile 2026)

Di tutte le prese per il culo dell’America trumpista, la più riuscita, ironica, sboccata e al tempo stesso adrenalinica non è una stand-up comedy, né un late show alla Jimmy Kimmel, ma una serie tv di supereroi. Si chiama The Boys e chi si è perso le quattro stagioni passate farà bene a recuperarle in fretta, perché la quinta nonché ultima, in streaming da alcuni giorni, non lascerà delusi i fan, a detta dei recensori che hanno visto in anteprima sette degli otto episodi (l’ultimo resta top secret anche per loro).

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La strana svolta Maga di Nicki Minaj

Ph. Win McNamee / Getty Images

di Anna Zucca (vanityfair.it, 29 gennaio 2026)

Da simbolo di empowerment al suo opposto, la caduta di Nicki Minaj nel mondo Maga è ormai inarrestabile. Il che suona strano a molti, soprattutto considerando che appena cinque anni fa, nel 2020, la rapper aveva duramente criticato le politiche anti-immigrazione di Donald Trump.

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La democrazia che non sa dire di no

Ph. Marija Zaric / Unsplash

di Angelo Argento (linkiesta.it, 30 dicembre 2025)

C’è un paradosso che attraversa il nostro tempo come una crepa silenziosa: la democrazia non è più sotto attacco solo dall’esterno, ma rischia di implodere dall’interno. Non per un colpo di Stato, non per i carri armati nelle piazze, ma per l’uso distorto delle sue stesse libertà.

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Nicki Minaj è la nuova icona dei trumpiani

Ph. Caylo Seals / Getty Images

di Paolo Armelli (wired.it, 22 dicembre 2025)

Nicki Minaj non è nuova a fare notizia (nel 2019 aveva pure dichiarato di volersi ritirare, cosa che evidentemente non ha fatto), ma questa volta molti sostengono la stia facendo per tutti i motivi sbagliati. La rapper e musicista è nota per il suo temperamento incandescente, le sue esternazioni roboanti, e le sue idee un po’ ingenue e un po’ controcorrente.

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E infine i miliardari hanno messo le mani sullo Stato

di Marco Gervasoni (huffingtonpost.it, 10 dicembre 2025)

Nel voler distruggere la Ue a favore dei nazionalisti di estrema destra, Elon Musk non è originalissimo. Già Henry Ford, uno dei più importanti imprenditori della Storia, il creatore dell’automobile di massa e, con il suo ingegnere, Frederick W. Taylor, l’inventore delle tecniche di produzione su larga scala, apprezzava i nazional-socialisti, quelli 1.0.

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Le nuove tendenze beauty, dal recession blonde alla Mar-a-Lago face

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di Susanna Macchia (repubblica.it, 10 maggio 2025)

Unblonding suona meglio di recession blonde. Sa meno di crisi economica e più di un divorzio educato e civile da qualcuno, o in questo caso qualcosa, cui eravamo molto legati. Ma la sostanza è la stessa: si sta lasciando il biondo canonico a favore di una sfumatura strategica che non ha bisogno di manutenzione e costosi ritocchi mensili dal parrucchiere.

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