di Mariella Palazzolo (huffingtonpost.it, 28 settembre 2026)
Avevo sedici anni quando conobbi Dolly Parton. Non lei, naturalmente, ma la sua musica. Ero un’exchange student Afs negli Stati Uniti, a Tucson, Arizona, che, come dicono le magliette per i turisti, si trova in the middle of nowhere.
«Quando si è nella posizione di poter aiutare, e si può davvero aiutare, allora si dovrebbe farlo», disse la cantante country Dolly Parton in un’intervista a Elle nel 2024. «È importante restituire ciò che si riceve e nella mia vita ho ricevuto tantissimo».
La settimana scorsa la cantautrice country americana Dolly Parton ha detto di essere molto grata e lusingata dalla candidatura ricevuta per entrare nella Rock & Roll Hall of Fame, il popolare museo di Cleveland che annualmente celebra una serie di musicisti che hanno fatto la storia del rock, ma ha chiesto «rispettosamente» di essere tolta dall’elenco dei candidati al riconoscimento sostenendo di non esserne all’altezza. Diventata famosa soprattutto negli anni Settanta e Ottanta grazie a canzoni come Jolene, 9 to 5 e Here You Come Again, Parton è considerata un’icona del country ma ha ispirato nei decenni artiste e artisti di ogni genere musicale e generazione, diventando popolarissima e amata, oltre che per la gran voce e il talento, anche per il suo carisma, il suo aspetto appariscente e la sua autoironia.