Archivi tag: Andy Warhol

“Strange Days” aveva già detto tutto sul nostro futuro

Lightstorm Entertainment / 20th Century Fox

di Giulio Zoppello (wired.it, 13 ottobre 2025)

Strange Days dopo trent’anni rimane uno dei momenti cinematografici più importanti degli anni Novanta. Kathryn Bigelow, in quel giro di boa del decennio, ci regalò un sontuoso affresco distopico, un’istantanea perfetta di ciò che sarebbe stato il nostro mondo da quel momento in poi.

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Pop e avanguardia stavano assieme nei Devo

Netflix

(ilpost.it, 27 agosto 2025)

Il 14 novembre 1977 David Bowie si presentò sul palco del Max’s Kansas City di New York, un piccolo locale che in quegli anni era diventato un punto di ritrovo per gli artisti della Factory di Andy Warhol, la comunità di pittori, cineasti e musicisti che bazzicava attorno al celebre artista. Non era lì per cantare, ma per presentare al pubblico i Devo, una band semisconosciuta proveniente dall’Ohio, fino a quel momento rimasta perlopiù circoscritta al circuito della musica underground di Akron, la città in cui si era formata cinque anni prima.

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La stampa mimetica, dalla guerra alla moda

Ph. Jean-Louis Atlan / Getty Images

di Ilaria Perrotta (vanityfair.it, 12 settembre 2024)

La stampa mimetica è tra i trend moda dell’imminente autunno che Pinterest suggerisce di tenere d’occhio. Secondo il social, infatti, le ricerche per “outfit mimetico” sono in aumento del 2.295%. Un numero enorme, non c’è che dire. E il fatto di aver visto alcune celeb estremamente cool come Rihanna, Jaden Smith ed Ella Emohff indossare di recente capi e accessori camouflage, rafforza la questione: no camo, no style.

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La piaga dei pubblicitari woke che vogliono cambiare il mondo

di Rainer Zitelmann (linkiesta.it, 2 febbraio 2024)

David Ogilvy, il leggendario guru britannico della pubblicità (1911-1999), aveva un’idea molto chiara di come dovesse essere una buona pubblicità. La buona pubblicità, sottolineava ripetutamente, deve fare una cosa sopra ogni altra: vendere. Sembra una cosa ovvia, ma Ogilvy dovette lottare sempre più spesso contro un concetto diverso: i creativi, che vedevano la pubblicità soprattutto come intrattenimento. Per loro non era importante che i loro annunci portassero effettivamente alla vendita di un prodotto.

Ph. Oliviero Toscani / United Colors of Benetton

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La filosofia post-digitale di Lady Gaga

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 6 dicembre 2023)

Nell’estate del 2013, quando uscì Applause, il nuovo singolo di Lady Gaga, il mondo soffriva di affaticamento da Gaga. Ne soffriva l’artista stessa, che alla fine del suo Born this way ball tour si fermò molti mesi per operarsi all’anca. Applause è comunque un grande pezzo: fin dall’arpeggio di synth che fa da intro è un ritorno alla Gaga elettronica e massimalista di Poker face dopo la Gaga rock e un po’ predicatoria del precedente album Born this way.

Intrerscope

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L’album meno amato di Madonna

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 18 ottobre 2023)

Madonna. A rebel life è un nuovo libro su Madonna scritto dalla giornalista Mary Gabriel, già finalista al premio Pulitzer nel 2012 per una biografia del filosofo Karl Marx e di sua moglie Jenny. Il lavoro di Gabriel non ha il taglio delle solite biografie non autorizzate delle celebrità, e più che cercare il dettaglio torbido ricostruisce con rigore giornalistico e storico la genesi culturale di quel complesso prodotto pop che è Madonna.

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Angelina Jolie apre un atelier di moda sostenibile

di Emanuela Minucci (lastampa.it, 29 settembre 2023)

Il luogo in sé non potrebbe essere più iconico, anzi, sacro: Lower Manhattan, il numero 57 di Great Jones Street. Lì è dove Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol diedero il meglio del loro essere artisti innovativi e per molti versi di rottura. Bene, Angelina Jolie ha deciso di aprire fra queste pareti ricoperte di graffiti contemporanei un atelier di ricerca dedicato a una nuova moda: quella che fa della sostenibilità il proprio motore immobile.

Vogue

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Un requiem per Andy Warhol

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 31 gennaio 2023)

Il 1° aprile del 1987, a una commemorazione dell’artista Andy Warhol, che era morto il 22 febbraio, Lou Reed e John Cale tornarono a parlarsi dopo anni. Era dal 1968, anno di White light / White heat dei Velvet Underground, che i due non si vedevano. Erano successe molte cose nel frattempo: la controcultura era implosa così come l’arte di Andy Warhol si era ripiegata su sé stessa. La New York dei primi anni Sessanta, quella della Pop Art, degli happening, del cinema sperimentale e delle amfetamine spacciate per punture di vitamine non esisteva più.

Ph. Marilyn K. Yee / New York Times / Getty Images

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Essere contemporanei per l’eternità

di Stefano Paolo Giussani (huffingtonpost.it, 15 settembre 2022)

Nel 1999, all’Altes Museum di Berlino campeggiava il neon di Maurizio Nannucci con la scritta “Tutta l’arte è stata contemporanea” e in molti apprezzarono. Dieci anni più tardi fu la volta degli Uffizi e si sollevò un putiferio. La verità è che la frase smuove e ogni persona in procinto di parlare d’arte dovrebbe farla propria. A me fa anche riflettere su come perfino noi stessi finiamo, prima o poi, con l’adeguarci al detto, cercando di vivere la nostra contemporaneità finché non passiamo ad altra vita. Ci sono maestri nell’adattamento, e tra questi c’è sicuramente Elisabetta II. Con più di 200 ritratti ufficiali dal suo insediamento a oggi e innumerevoli rappresentazioni unofficial – le più provocatorie, perché non filtrate dai protocolli di corte – è finita con l’essere non solo la monarca più longeva della storia ma anche probabilmente la più ritratta, per la veneranda età e anche per essere stata al centro dell’attenzione nei rapporti con 15 primi ministri Uk, 13 presidenti Usa e 5 papi.

S.P. Giussani

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Tokyo 2020 e i parenti scrocconi della celebrità

di Stefano Baldolini (huffingtonpost.it, 8 agosto 2021)

La gioia incontenibile del marito della marciatrice. L’esultanza dei familiari riuniti nella hall dell’albergo della madre del velocista. La nonna che si para impetuosa davanti alle telecamere dei tg. Tutti ovviamente fieri, felici, neanche per sogno fedifraghi. Eccolo un effetto collaterale di Tokyo 2020: oltre al medagliere olimpico, aggiornare Andy Warhol. Tutti – anche i parenti dei campioni – hanno diritto ai loro quindici minuti di celebrità. In che quota ripartirli, dipenderà dalle varie complessità familiari. Per dire, uno come Marcel Jacobs ha già parecchie gatte da pelare.

Ph. Simone Venezia / Ansa

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