di Arianna Galati (d.repubblica.it, 30 giugno 2026)
A fine giugno di ogni anno, ancor prima dei draw sui tabelloni, un motivo riporta il torneo su erba più famoso del mondo ad occupare ogni attenzione collaterale: la regola del bianco a Wimbledon. Insuperabile ed eterno dogma monocromatico che resiste a tempi, mode e qualunque tipo di intemperie.
C’è un’immagine che riassume meglio di tante parole il cambio di paradigma nelle monarchie europee, ovvero Kate Middleton che atterra oggi a Reggio Emilia, senza principe William e senza i figli, per immergersi nel cuore del metodo educativo che da decenni ispira il mondo. O Victoria di Svezia, poche giorni fa, che percorre da sola le navate di San Pietro a Roma per celebrare un centenario culturale svedese.
di Fabrizio Roncone (roma.corriere.it, 3 maggio 2026)
Continua la fantasmagorica avventura mediatica e politica, soprattutto politica, di Francesca Albanese. Il primo maggio era sul palco di Taranto, dove ha giustificato la sua presenza spiegando, dettaglio sfuggito a tutti, che Taranto è una piccola Palestina, e che i bambini tarantini paiono sacrificabili come quelli di Gaza.
Se bazzicate spesso nel lato “Royal” di TikTok, sapete già come funziona: il feed è solitamente dominato dall’eleganza senza tempo della principessa Diana, i cui look anni Novanta vengono replicati ancora oggi, o dall’impeccabile “Kate effect”, che ha definito l’era moderna della monarchia britannica.
di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 16 novembre 2025)
Il 16 novembre non è solo la data in cui ricordare l’annuncio del fidanzamento di Kate Middleton con il principe William, avvenuto quindici anni fa a St. James Palace. Ma anche l’anniversario di un potere magico esercitato dalla reale (al tempo ancora “commoner”) sulle vendite di un capo di abbigliamento o di un accessorio.
Secondo i sempre bene-informati media inglesi, Kensington Palace non comunicherà più i «dettagli» dell’abbigliamento indossato per le occasioni ufficiali dalla principessa del Galles Kate Middleton. Non ci sarà più alcuna comunicazione ufficiale sui brand ospitati nel suo regale armadio, nessun indizio per informazioni sul genere «per l’attesissimo ritorno la principessa ha rispolverato un abito bianco firmato Jenny Packham» e «a Southport, nell’ottobre del 2024, ha tirato fuori dall’armadio un cappotto cioccolato Alexander McQueen già avvistato a Boston nel 2021 e un abito burgundy a pois etichettato Whistles del 2018».
Algida e cesellata di stile inarrivabile. Capelli biondi, occhi azzurri e piglio elegantissimo. Un “vulcano bollente” la tratteggiò affettuosamente Alfred Hitchcock. “Il resto più bello del mondo” la battezzò invece Bing Crosby, riferendosi al volto dell’attrice stampato sui francobolli e sulle monete di quel Principato che lei rese glamour. Mito Grace Kelly; “la donna che visse due volte” barattando – apparentemente senza sforzo – il ruolo di diva con quello di principessa.
di Alessandra Paudice (vanityfair.it, 10 dicembre 2024)
Fino all’anno scorso eravamo abituati a considerare solo Kate Middleton un’icona di stile. Ma l’assenza dai riflettori della principessa di Galles, a causa della sua malattia, ha spostato l’attenzione su altri membri della famiglia reale inglese, rivalutando personaggi che non erano mai stati presi prima in considerazione. C’è voluto poco perché l’«effetto Kate», che portava all’aumento delle vendite di qualsiasi prodotto beauty o abito alla principessa associato, venisse affiancato da altri fenomeni simili.
Per spiegare perché l’inciampo di Naomi Campbell è probabile non divenga il declino di Chiara Ferragni, è necessario partire da Boris Johnson. Anzi no, da Kate Middleton. Anzi no, da Teri Hatcher. Nell’aprile del 2006, Desperate Housewives è alla fine della seconda stagione, ed è il prodotto televisivo del momento in un modo che è difficile da far capire a chi sappia leggere il mondo solo con gli strumenti di due decenni dopo, quando di prodotti televisivi del momento ce ne sono una cinquantina l’anno.
Da candidata Democratica alla presidenza degli Stati Uniti, Kamala Harris ha una sfida in più rispetto al suo rivale Repubblicano Donald Trump: scegliere accuratamente i propri vestiti. È un compito che, volente o nolente, le è richiesto in quanto donna, perché da sempre le donne sono esaminate attentamente per come si vestono, tanto più se ricoprono o vogliono ricoprire un ruolo di potere.