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Il politainment di Vannacci, e non solo

Ph. Ron Lach via Pexels

di Angelo Bruscino (huffingtonpost.it, 24 luglio 2026)

È curioso come l’ultimo video di Roberto Vannacci – costruito con l’Intelligenza Artificiale, ma perfettamente allineato alla sua estetica muscolare – venga salutato come una novità, quando in realtà è solo l’ennesima tappa di una lunga deriva: un prodotto violento, aggressivo, calibrato per parlare alla pancia degli elettori.

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Il nuovo fronte della propaganda

Battenhall / Unsplash

di Giacomo Bondi (linkiesta.it, 7 luglio 2026)

Per anni il dibattito sulla disinformazione on line si è concentrato quasi esclusivamente su Facebook, X e le grandi piattaforme centralizzate di proprietà di colossi tecnologici. Ma mentre l’attenzione pubblica resta ancorata a questi ecosistemi, una parte crescente della circolazione informativa si sta spostando altrove: nei social decentralizzati, dove la moderazione è distribuita e le regole non sono uniformi.

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La verità su Truth Social

NurPhoto / Rex – Shutterstock

di Andrea Daniele Signorelli (linkideeperlatv.it, 15 giugno 2026)

Non è la prima volta che un social network si presenta come «paladino della libertà d’espressione». Solo negli ultimi anni, piattaforme appartenenti alla galassia della alt-right come Gab, Parler o Rumble (tutte sorte attorno alla metà degli anni Dieci) si sono appropriate di questa etichetta per contrapporsi ai grandi social di massa, e così attrarre utenti preoccupati dalla «censura» – in realtà normali politiche di moderazione dei contenuti, peraltro ormai abbandonate – dei vari Instagram, Facebook o l’allora Twitter.

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Il totalitarismo digitale e la democrazia svuotata dalle piattaforme

Pexels

di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 8 maggio 2026)

La letteratura di fantascienza degli anni Ottanta era fissata con il futuro. Era quasi sempre un futuro vicino e distopico, con computer, reti informatiche e grandi aziende che prendevano il controllo dei corpi e delle menti degli uomini.

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Gli influencer della manosfera

Netflix

(ilpost.it, 20 marzo 2026)

A un certo punto del documentario di Netflix Louis Theroux: dentro la manosfera, uscito l’11 marzo, il regista fa una domanda a Harrison Sullivan, un popolare influencer palestrato, sessista e omofobo noto come HSTikkyTokky. Gli chiede perché promuova attraverso i suoi canali ragazze che producono contenuti pornografici e che lui disprezza e definisce insistentemente ripugnanti.

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Naomi Campbell non è Ferragni

Ph. Louise Delmotte / Ap

di Guia Soncini (linkiesta.it, 30 settembre 2024)

Per spiegare perché l’inciampo di Naomi Campbell è probabile non divenga il declino di Chiara Ferragni, è necessario partire da Boris Johnson. Anzi no, da Kate Middleton. Anzi no, da Teri Hatcher. Nell’aprile del 2006, Desperate Housewives è alla fine della seconda stagione, ed è il prodotto televisivo del momento in un modo che è difficile da far capire a chi sappia leggere il mondo solo con gli strumenti di due decenni dopo, quando di prodotti televisivi del momento ce ne sono una cinquantina l’anno.

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Cosa c’è dietro l’attacco a Google di Elon Musk

(adnkronos.com, 29 luglio 2024)

Google ha davvero “oscurato” il candidato nonché ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump? Questa è l’accusa di Elon Musk, ceo di Tesla, SpaceX e di X.com, l’ex Twitter che ha acquistato per 44 miliardi di dollari e che è diventata la piattaforma dei suoi attacchi e delle sue campagne politiche. Oggi Musk ha pubblicato lo screenshot di una ricerca su Google in cui chi prova a scrivere “President Donald” ottiene come suggerimenti “President Ronald Reagan” o “President Donald Duck”, ovvero Paperino.

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