La verità su Truth Social

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di Andrea Daniele Signorelli (linkideeperlatv.it, 15 giugno 2026)

Non è la prima volta che un social network si presenta come «paladino della libertà d’espressione». Solo negli ultimi anni, piattaforme appartenenti alla galassia della alt-right come Gab, Parler o Rumble (tutte sorte attorno alla metà degli anni Dieci) si sono appropriate di questa etichetta per contrapporsi ai grandi social di massa, e così attrarre utenti preoccupati dalla «censura» – in realtà normali politiche di moderazione dei contenuti, peraltro ormai abbandonate – dei vari Instagram, Facebook o l’allora Twitter.

Non è nemmeno la prima volta che un social network conquista un’influenza sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. Da questo punto di vista, il caso sicuramente più importante è quello di X/Twitter, che nonostante abbia una frazione degli utenti dei concorrenti (circa 500 milioni di utenti, rispetto ai 2-3 miliardi delle principali piattaforme) ha sempre goduto di un’enorme visibilità mediatica, essendo il social prediletto da giornalisti, politici, celebrità e non solo. In nessuno di questi casi la dinamica è stata però tanto estrema quanto quella di Truth Social, la piattaforma di proprietà della Trump Media and Technology Group (Tmtg) e lanciata dall’attuale presidente degli Stati Uniti nel 2022, dopo la sconfitta elettorale e soprattutto in reazione all’espulsione da Facebook e da Twitter seguita all’assalto a Capitol Hill.

Tutti i post del presidente

Fondamentalmente, Truth Social è un clone di Twitter che ha la missione – come si legge nei documenti ufficiali – di «mettere fine all’attacco di Big Tech alla libertà d’espressione, restituendo alle persone la loro voce». In realtà, più che restituire la voce alle persone, l’obiettivo è stato fin dall’inizio quello di fornire un megafono a una singola persona: Donald Trump, ovviamente. E in effetti, su Truth il presidente degli Stati Uniti fa il lavoro che su altre piattaforme svolgono decine di power users: al 20 maggio del 2026, Trump ha postato 2.700 volte – più di 19 contenuti al giorno – godendo finalmente dell’assoluta libertà di pubblicare tutto ciò che gli passa per la testa: insulti agli avversari, minacce di distruggere intere nazioni, glorificazione di sé stesso e dei suoi presunti risultati e post razzisti, tra cui quello in cui Barack e Michelle Obama sono stati raffigurati come scimmie.

Nel complesso, su Truth la retorica di Trump si è fatta ancora più incendiaria di quanto già non fosse su Twitter, spesso sfruttando a questo scopo immagini e video generati con l’Intelligenza Artificiale – spesso da altri account e da lui ricondivisi – che gli permettono, come si legge sul Financial Times, di «produrre contenuti più rapidi e più d’impatto, [trasformando] il suo feed in un flusso continuo di spettacolo generato dall’AI: vittorie militari immaginarie, iconografia religiosa e progetti infrastrutturali da fantascienza». Come ha invece spiegato Kathleen Hall Jamieson, direttrice dell’Annenberg Public Policy Center, questo diluvio di contenuti AI-generated ci permette di «avere una lettura della sua vita immaginaria e una proiezione di come Trump vorrebbe essere visto». Per esempio, come un novello Gesù Cristo che guarisce i malati, come un Papa, come un re, come Superman, come un cavaliere Jedi ecc.

L’AI non aiuta Trump soltanto a condividere contenuti che lo raffigurano in pose da eroe o da messia, ma anche a ridicolizzare gli avversari. È quanto avvenuto, per fare solo un esempio, con il video in cui, guidando un aeroplano, scaricava letame sui manifestanti dei cortei No Kings. In questo e in tutti gli altri casi, l’obiettivo non è far passare per veri o credibili i video o le immagini pubblicate. Ciò che invece conta è che, senza sforzo alcuno, Trump possa postare – e fornire ai suoi seguaci – del materiale social in grado di “triggerare” gli avversari.

Tanto rumore per nulla

Il fatto che tutte le comunicazioni del presidente della prima superpotenza mondiale passino da Truth Social – e l’uso smodato, grottesco e spesso violento che ne viene fatto – è la ragione per cui sentiamo parlare praticamente ogni giorno di una piattaforma che in realtà, seguendo le metriche tradizionali dei social, non esiste. Certo, Trump può contare su oltre 12 milioni di follower: un numero che sembra elevato, ma che, a un’analisi più attenta, si rivela essere una cifra puramente estetica (quella che in gergo si chiama vanity metric).

Secondo alcune stime, Truth Social ha infatti avuto il picco di utenti attivi mensilmente nel marzo del 2024, quando – contestualmente alla quotazione in Borsa di Tmtg e alla vittoria di Trump alle primarie – ha raggiunto quota 13,8 milioni. Dal momento che Donald Trump è praticamente l’unica ragione valida (se così si può definire) per iscriversi a Truth, ha senso che tutti gli utenti seguano il presidente degli Stati Uniti. La quantità di follower (che rimangono tali anche se non aprono più la piattaforma) non è però indicativa degli utenti attivi, che sono rapidamente crollati: il loro numero oscillerebbe oggi tra i 2 e i 6 milioni, una frazione perfino del piccolo Bluesky, che può invece contare su circa 40 milioni di utenti mensili.

Se non bastasse, anche gli utenti attivi aprono l’app soltanto 1,8 volte a settimana, contro i circa 4,6 di Facebook, mentre l’andamento del traffico su Truth corrisponde spesso all’importanza degli annunci fatti da Trump sulla sua piattaforma, confermando l’idea che questo non sia un social, ma un semplice megafono. La lista degli account più seguiti su Truth, in effetti, assomiglia più alla corte del re che a un elenco di personalità e celebrità. Dopo Trump, troviamo i figli Donald Jr. (7 milioni) ed Eric (3,3 milioni), una serie di media e piattaforme ultraconservatrici come Rumble, The Babylon Bee (una sorta di versione di destra di The Onion) e Rsbn e poi alcuni personaggi di spicco come il capo dell’Fbi Kash Patel o il conduttore di Fox News Sean Hannity.

Su Truth, insomma, gli unici volti noti sono esponenti Maga di stretta osservanza trumpiana, che aiutano a dare una parvenza di vivacità a un social che ha in realtà il solo scopo di ospitare i post del presidente degli Stati Uniti. A cosa serve allora Truth? Perché Donald Trump si ostina a usare esclusivamente questa piattaforma nonostante sia stato riammesso su X e nonostante le tanto odiate politiche di moderazione siano state allentate anche sugli altri social network?

La cripto-verità

Da un punto di vista politico, mantenere in vita una piattaforma prettamente Maga permette a Donald Trump di non essere nemmeno sfiorato dalle critiche e di poter galvanizzare – all’interno di una filter bubble inscalfibile – il nocciolo duro della sua base elettorale, dando contestualmente una certa visibilità ai suoi fedelissimi e a testate giornalistiche (o presunte tali) che altrove non trovano alcuno spazio, come il Daily Wire, Watcher Guru, The New York Sun, The Western Journal e parecchie altre.

E dal punto di vista finanziario, invece, che cosa ci guadagna? Apparentemente, nulla. Donald Trump controlla – attraverso un trust amministrato dal figlio, che ne gestisce gli interessi mentre è in carica – il 41% delle azioni di un’azienda, la Tmtg, che nel primo trimestre del 2026 ha messo a segno ricavi per 870mila dollari e perdite per 405 milioni di dollari, che vanno ad accumularsi ai 712 milioni di rosso fatti segnare nel 2025. Dopo la quotazione in Borsa del marzo del 2024, le azioni sono inoltre precipitate da 60 dollari a circa 8 dollari (-86%). Questa, però, è solo una parte della storia. E nemmeno la più importante.

Per quanto Truth Social sia il “prodotto” più visibile, la Trump Media & Technology Group è essenzialmente un veicolo finanziario che ha il business principale nella compravendita di bitcoin e altre criptovalute (settore in cui da anni la famiglia Trump investe aggressivamente). Nel 2025, e quindi con un’operazione successiva e scollegata alla quotazione in Borsa, Tmtg ha infatti raccolto, da una serie di investitori, 2,5 miliardi di dollari finalizzati all’acquisto di bitcoin. È proprio l’enorme entità di questo investimento in criptovalute a spiegare le perdite enormi: solo negli ultimi 12 mesi i bitcoin sono infatti scesi di oltre il 30% del loro valore. Il bilancio di Tmtg è quindi in un profondo rosso contabile, legato alla perdita di valore dei bitcoin: se il loro prezzo dovesse risalire, la perdita sarebbe riassorbita e potrebbe anche diventare guadagno.

In pratica, la società di Trump ha trasformato la liquidità raccolta in una grande scommessa sulle criptovalute, e i suoi conti rispecchiano oggi l’andamento dei bitcoin molto più di qualunque dato su utenti, pubblicità o attività di Truth Social. A questa attività speculativa sono collegate varie altre cripto-iniziative: Tmtg ha lanciato una serie di Etf (fondi quotati in Borsa) che uniscono criptovalute e titoli tradizionali “Made in America” sotto il marchio Truth.Fi. C’è poi il sistema di ricompense che dovrebbe essere in futuro integrato in Truth Social e in Truth+ (la piattaforma streaming “anti-woke”), che secondo le promesse permetterà agli utenti di accumulare monete digitali partecipando alle attività social.

A queste si aggiunge una gestione attiva della tesoreria in bitcoin, che non si limita a detenere le criptovalute ma genera reddito vendendo opzioni sui propri titoli legati al bitcoin e incassando interessi sugli altri investimenti finanziari (circa 61 milioni di dollari di reddito nei primi 9 mesi del 2025). Infine, c’è Truth Predict: la piattaforma di mercati predittivi – settore speculativo in forte espansione – sempre basata su criptovalute. Come spesso avviene con le imprese della famiglia Trump – e più in generale nel mondo delle criptovalute –, le più articolate tra queste iniziative sono ancora fondamentalmente sulla carta e alcune sono già state ridimensionate.

Di recente Tmtg ha, infatti, ritirato le richieste di registrazione di tre degli Etf inizialmente proposti, probabilmente a causa dei forti ribassi di questi ultimi mesi (e delle difficoltà di altre società simili della famiglia Trump). Se tutto ciò non bastasse, Tmtg ha siglato un accordo, incurante dell’evidentissimo conflitto d’interessi, per fondersi con la società Tae Technologies, attiva nel settore della fusione nucleare: la tecnologia, per il momento ancora ipotetica, che dovrebbe in futuro diventare una fonte di energia illimitata e quindi soddisfare l’incessante fabbisogno dei data center che alimentano i sistemi di Intelligenza Artificiale generativa.

In questo dedalo di ricchissime operazioni finanziarie più o meno discutibili, il microscopico Truth Social rappresenta l’anello più piccolo della catena e potrebbe al massimo essere uno strumento per integrare o promuovere alcune delle cripto-iniziative rivolte agli utenti comuni. Nel frattempo, continuerà a svolgere l’unico ruolo che davvero gli compete: essere il megafono personale di Donald Trump e sfruttarne la visibilità per restare a galla. Almeno finché Orange Man sarà presidente degli Stati Uniti.

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