
di Fabrizio Roncone (roma.corriere.it, 3 maggio 2026)
Continua la fantasmagorica avventura mediatica e politica, soprattutto politica, di Francesca Albanese. Il primo maggio era sul palco di Taranto, dove ha giustificato la sua presenza spiegando, dettaglio sfuggito a tutti, che Taranto è una piccola Palestina, e che i bambini tarantini paiono sacrificabili come quelli di Gaza.
Tra grida di evviva ed entusiasmo diffuso, nemmeno il tempo di pensare che ci vuole davvero stomaco, pur d’esserci, mettere becco, strappare un applauso, per andare alla gloriosa festa dei lavoratori e speculare sugli oltre ventimila bambini giustiziati dagli israeliani in due anni e mezzo di guerra nella Striscia, che l’Albanese compare su British Vogue, prestigiosa edizione britannica della celebre rivista di moda. L’intervista, francamente strepitosa, è incastrata tra un servizio dedicato a Grace Kelly e Audrey Hepburn, muse ispiratrici per anelli di fidanzamento minimalisti, e un reportage sulla divina Kate Middleton, che sembra abbia appena approvato l’abbinamento dei colori più trendy dell’estate.
Poi ecco la sua foto (già pubblicata, un anno fa, da Vanity): una simil diva. Ma senza kefiah. Solo la nota smorfia che sembra un sorriso, i capelli argentati, gli occhiali modaioli, la studiata eleganza radical chic sui toni pastello, un po’ stimata relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi e ormai un po’ Nostra Signora dei Pro Pal, piena di passione e di prosopopea, spavalda e senza mai un dubbio, un filo di vergogna, nemmeno quando sta lì a spiegarti che Hamas ha fatto persino cose buone, che i terroristi bisogna capirli e quella che invece «non si può proprio capire è la senatrice Liliana Segre», colpevole d’essere tornata viva da Auschwitz, numero di matricola 75190 tatuato sull’avambraccio sinistro.
Vogue le chiede di spiegare il successo del suo ultimo libro, Quando il mondo dorme, ed. Rizzoli, che questa settimana arriva negli scaffali del Regno Unito. E lei, restando umile: «Non si tratta di quanto io sia brava a scrivere… però ogni volta che l’ho presentato, in Italia, sono venute migliaia di persone» (migliaia, eh). Poi, la promessa: «Vado avanti». Verso dove? I compagni Bonelli&Fratoianni, grandi capi di Avs, ci stanno pensando. Dopo gli esperimenti, sia pure falliti o modesti, di Soumahoro e Ilaria Salis, sanno che candidare la Albanese varrebbe almeno un punto nei sondaggi (e lei, diciamo, non andrebbe nemmeno convinta).