
(agi.it, 5 maggio 2026)
Dopo gli occhiali a specchio del vertice di Davos, diventati subito un meme, il presidente francese Emmanuel Macron si conferma anche a Erevan un leader capace di “bucare” i social. Ieri, dopo essere stato insignito dell’Ordine dell’Onore dall’omologo armeno Vahagn Khachaturyan e aver partecipato a una cena di Stato, ha cantato La bohème di Charles Aznavour, accompagnato da un pianista e… dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan, cimentatosi con la batteria.
Tra i simboli della canzone francese, Aznavour, figlio di immigrati armeni e nato Shahnourh Varinag Aznavourian, è un patrimonio comune, un simbolo dello strettissimo legame tra le due nazioni. La Francia fu uno dei Paesi che, all’epoca del genocidio armeno, più si spese per condannare uno dei più grandi orrori della storia del secolo scorso, per poi diventare, nel 2001, la prima cancelleria a riconoscerlo ufficialmente. Alla Francia è intitolata una delle più belle piazze di Erevan e in Francia vive la principale comunità armena in Europa, 400mila persone, la terza al mondo dopo quelle ospitate da Russia e Stati Uniti.
Durante la serata Khachaturyan ha interpretato al pianoforte un altro classico della musica francese, Les feuilles mortes di Yves Montand. «L’Armenia è partner naturale dell’Europa», ha dichiarato Macron. E per dimostrarlo è bastata una canzone. Stamane, invece, il presidente francese si è concesso una corsetta, accompagnato dalla scorta, per le strade della città, un altro momento che ha presto trovato spazio sulle reti sociali.