di Daniele Fiori (ilfattoquotidiano.it, 6 luglio 2026)
La telefonata di Donald Trump a Gianni Infantino, poi la decisione della Fifa di cancellare la squalifica di Folarin Balogun a poche ore dall’ottavo di finale contro il Belgio. Una scelta senza precedenti nella storia dei Mondiali.
di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 11 giugno 2026)
Omar Abdulkadir Artan era arrivato a Miami con un visto valido e una convocazione ufficiale della Fifa. A quarantadue anni, dopo aver arbitrato la Coppa d’Africa e le qualificazioni mondiali, stava per diventare il primo somalo a dirigere una partita dei Mondiali 2026.
Se le edizioni di Russia 2018 e Qatar 2022 erano state accompagnate da durissime polemiche sui diritti umani e sull’uso del calcio come strumento di soft power e sportwashing, il Mondiale 2026 – al via giovedì 11 giugno alle 21 italiane con la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica – rischia di trasformarsi nel torneo più geopolitico della storia moderna.
L’allontanamento del Canada dagli Stati Uniti e l’avvicinamento all’Europa passa anche per la musica. Il direttore dell’Eurovision Song Contest Martin Green ha annunciato che il Paese nordamericano è il benvenuto nella competizione canora, se lo desidera. Alcuni mesi fa Ottawa aveva inserito nel bilancio federale un capitolo di spesa per «valutare» la possibilità di aderire al concorso.
Venerdì sera, sul palco dell’Ariston, due donne si sono baciate. Non è durato molto, abbastanza, però, per sparire quasi subito dalla regia, un taglio, un altro piano, avanti. Come se qualcuno avesse avuto un riflesso condizionato più veloce del coraggio.
di Federica Valcauda (linkiesta.it, 9 dicembre 2025)
È stato un 8 dicembre movimentato nel mondo di X. Un’esplosione di bandiere e di bot con tanto di certificazione, utili a creare uno strano engagement contro l’Unione Europea. Ma andiamo con ordine.
di Paolo Martini (adnkronos.com, 12 settembre 2025)
Prima il no della Slovenia e dell’Islanda, ora il no dell’Irlanda, mentre è in forse la Spagna. L’Eurovision Song Contest 2026, che si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio, rischia di trasformarsi da spettacolo di musica e unità in un campo minato geopolitico.
Mancano solo 81 giorni. In Piazza del Maneggio, proprio davanti al Cremlino, un pannello luminoso scandisce alla rovescia il tempo che ci separa dal ritorno di un reperto storico della Guerra Fredda. Nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia è stata bandita dall’ Eurovision Song Contest, popolare kermesse musicale, fino a quel momento la trasmissione televisiva più seguita dagli abitanti della Federazione.
Biancaneve, il nuovo live action con cui la Disney rivisita i suoi classici d’animazione più amati, uscirà nelle sale italiane il prossimo 20 marzo. Ma c’è già chi ha visto il suo destino come segnato, soprattutto per via delle polemiche che l’hanno accompagnato fin dal suo annuncio e che non hanno smesso d’intensificarsi nelle ultime settimane.
Negli ultimi anni, Mark Zuckerberg e la sua Meta (ex Facebook) sono stati sinonimo di posizioni progressiste, programmi di inclusione e diversità, e un’adesione — quanto meno di facciata — ai valori dell’Identity Politics. Eppure, nell’arco di poche settimane, abbiamo assistito a un ribaltamento quasi totale delle politiche interne di Meta: dall’abolizione del fact-checking (almeno negli Stati Uniti) al clamoroso taglio dei programmi Dei (Diversity, Equity & Inclusion). Un’inversione di rotta tanto brusca da lasciare interdetti dipendenti, analisti e semplici osservatori.