di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 17 marzo 2026)
Nella sala stampa del Pentagono il generale Dan Caine parla con la calma di chi sa che ogni parola può cambiare il corso della guerra in Medio Oriente. Accanto a lui, Pete Hegseth si muove su un altro registro.
«Non uso la parola fascismo con leggerezza e generalmente non mi piace per descrivere il mondo contemporaneo: perché evoca cose ben circostanziate, come le leggi razziali o i campi di concentramento. Ma temo che questa volta sia la parola corretta da usare».
di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 3 ottobre 2025)
YouTube non ha mai pagato così bene nessuno dei suoi creator, altro che targa d’oro per il milione di iscritti. In settimana la principale piattaforma mondiale di condivisione video ha strappato un assegno da 24,5 milioni di dollari. Beneficiario: Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti.
di Giulia Belardelli (huffingtonpost.it, 29 marzo 2025)
Non sono passati neanche settanta giorni dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ma il suo modus operandi – un decisionismo punitivo volto, secondo lui, a raddrizzare l’America – ha già generato faglie in pressoché tutti i settori della vita pubblica del Paese. Un po’ ovunque – dal governo federale a Capitol Hill, dagli atenei agli studi legali – le persone stanno reagendo alle picconate di Trump secondo due direttrici.
di Adele Sarno (huffingtonpost.it, 6 novembre 2024)
«We have a new star. A star is born: Elon». Con queste parole, pronunciate dal palco del quartier generale di Palm Beach durante il discorso della vittoria, Donald Trump consacra Musk come la nuova stella del partito Repubblicano. E lancia un messaggio importante: potrebbe essere proprio lui il vero vincitore del secondo mandato del tycoon. La ragione è chiara: con l’ingresso in politica, il suo impero imprenditoriale potrebbe beneficiare enormemente dal ritorno dell’ex presidente alla Casa Bianca.
«La democrazia muore nell’oscurità» è il celebre sottotitolo del Washington Post. Ma la democrazia, come spiega il Premio Pulitzer Anne Applebaum sull’Atlantic, muore anche per colpa della propaganda illiberale perpetrata da Cina, Russia e dal Partito repubblicano. «L’innovazione economica e il potenziamento politico, che piaccia o no, andranno inevitabilmente di pari passo» disse il presidente Bill Clinton, nel 2000, alla John Hopkins School.
di Adalgisa Marrocco (huffingtonpost.it, 14 novembre 2022)
Se Facebook piange, Twitter non ride e la fine dei social media non è mai sembrata tanto vicina (ma potrebbe non essere un male): lo sostiene l’esperto di web Ian Bogost in un lungo approfondimento apparso su The Atlantic. Dopo aver passato in rassegna i recenti tumulti dei colossi del web – dagli 11mila licenziamenti ordinati da Mark Zuckerberg per Meta, fino al malcontento di inserzionisti e utenti dopo l’acquisizione della piattaforma dell’uccellino da parte di Elon Musk – l’autore giunge alla conclusione che «la caduta» dei social potrebbe rappresentare «un’opportunità» per ricalibrare il modo in cui comunichiamo.
«I gesti, la postura, le braccia alzate in segno di saluto. I bellissimi sfondi, le bandiere appese agli antichi palazzi in pietra a Roma, Palermo, Verona, Milano». E poi l’uso del balcone come palcoscenico prediletto per le inquadrature, il podio perfetto da cui esibire una «unità di pensiero e azione» che è «l’idea fondamentale alla base della dittatura». Sono questi – secondo The Atlantic – i punti di contatto tra la consapevolezza comunicativa di Benito Mussolini e quella di Donald Trump, all’indomani del discorso della vittoria sul Coronavirus. Punti di contatto che – per il sito della nota rivista americana – giustificano il titolo del commento: dopo il Duce, «Il Donald».
Nick Clegg, vice primo ministro del Regno Unito tra il 2010 e il 2015 e oggi responsabile degli affari globali e della comunicazione di Facebook, ha annunciato che Facebook adotterà nuove regole sui contenuti pubblicati dai politici. Durante il festival della rivista The Atlantic, a Washington D.C., Clegg ha detto che i post dei politici su Facebook non saranno più sottoposti alle normali linee guida del social network.