di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 17 marzo 2026)
Nella sala stampa del Pentagono il generale Dan Caine parla con la calma di chi sa che ogni parola può cambiare il corso della guerra in Medio Oriente. Accanto a lui, Pete Hegseth si muove su un altro registro.
di Giulia Belardelli (huffingtonpost.it, 29 marzo 2025)
Non sono passati neanche settanta giorni dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ma il suo modus operandi – un decisionismo punitivo volto, secondo lui, a raddrizzare l’America – ha già generato faglie in pressoché tutti i settori della vita pubblica del Paese. Un po’ ovunque – dal governo federale a Capitol Hill, dagli atenei agli studi legali – le persone stanno reagendo alle picconate di Trump secondo due direttrici.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato intervistato da Anne Applebaum e Jeffrey Goldberg dell’Atlantic. La conversazione ha toccato vari temi: tra le altre cose, Zelensky ha detto che l’ottimismo sull’esito della guerra attualmente espresso da molti americani ed europei è ingiustificato. Se i russi non vengono espulsi dalle province orientali, dice Zelensky, «possono ritornare al centro dell’Ucraina, e addirittura a Kiev. È possibile. Non è ancora il momento di dire che abbiamo vinto». Zelensky ha, inoltre, espresso una certa frustrazione rispetto alla ripetitività dei suoi colloqui con i leader mondiali. Come raccontano Applebaum e Goldberg, Zelensky infatti passa ore al telefono, su Zoom, su Skype, a rispondere alle domande di presidenti e primi ministri.