L’era del politainment

di Adele Sarno (huffingtonpost.it, 2 dicembre 2025)

Una foto luminosa, un sorriso istituzionale, un augurio di buon compleanno al primo ministro indiano Narendra Modi. È il 17 settembre 2025 quando, sulla bacheca della premier Giorgia Meloni, compare questo post: tre righe, nessun tono solenne, nessun protocollo.

Un contenuto come tanti, destinato, almeno apparentemente, alla routine della comunicazione politica. E invece, nel giro di poche ore, quell’immagine genera un piccolo terremoto digitale. I commenti si moltiplicano a migliaia, quasi tutti dall’India, i cuori scorrono a ritmo industriale. L’algoritmo dei social, attratto dalla velocità dell’engagement, lo spinge ovunque.

Ma ciò che colpisce davvero non è il rapporto in sé: quello tra Meloni e Modi va avanti da tempo, basti pensare che esiste perfino un hashtag, #Melodi, in circolazione da anni e riattivato a ogni selfie, dal G20 alla Cop28, fino alle foto del G7 rilanciate in mezzo mondo. Ogni volta la Rete, soprattutto quella indiana, ha risposto con meme, remix e commenti, trasformando una relazione istituzionale in una saga globale. La sua viralità non è un caso, ma la conseguenza naturale di una narrazione digitale che il Web aveva cominciato molto prima. E se oggi parliamo proprio di quel post, è perché quel semplice “tanti auguri”, porta ora Meloni nella Top 10 dei contenuti più virali dell’anno, secondo il nuovo report di DeRev che fotografa lo stato dei social italiani.

«Il 2025 segna una svolta: per la prima volta un politico entra nella Top 10 dei post più popolari in Italia» spiega Roberto Esposito, ceo di DeRev. «E quel politico è Giorgia Meloni, che conquista le prime posizioni sia su Instagram sia su Facebook, dove arriva persino a dominare quasi ininterrottamente le prime 20 posizioni». Ma c’è di più. Non solo Meloni è la prima politica a scalare la classifica dei post più virali dell’anno, l’ha fatto e ha pure superato Chiara Ferragni. Non nel mercato della moda o dei prodotti, ma nel territorio che l’imprenditrice digitale dominava da un decennio: i social network.

E così se su Facebook conquista sei posizioni nella Top 10 dei contenuti più popolari, su Instagram il podio vede la leader di Fratelli d’Italia in terza posizione, con, appunto, il post in cui fa gli auguri di buon compleanno a Narendra Modi. «La relazione social tra Meloni e il presidente indiano Modi è tatticamente vincente in un ecosistema in cui si lotta per emergere e attirare l’attenzione degli utenti» spiega Esposito. «Da tempo la premier raccoglie moltissime interazioni ogni volta che include Modi nella sua narrazione, e questo accade fin da quando è nato il meme Melodi, parliamo del 2023, grazie anche ai cuori che arrivano in massa dalla comunità indiana, che, numericamente, non è proprio marginale.

Eppure, questo posizionamento della premier non è un exploit isolato: Meloni è costantemente in crescita dall’anno precedente a quello delle elezioni che l’hanno portata alla Presidenza, e nel 2025 ha aumentato ancora il seguito social (+35,98% in media tra tutte le piattaforme), è stabilmente il leader politico con il più alto numero di follower e vanta un tasso d’interazione sui post del 2,06%». Il punto, però, è che quel post cade in un momento in cui la comunicazione politica sta cambiando pelle. Da ottobre, con lo stop imposto da Meta alle inserzioni politiche e social, ai leader dei partiti non resta che il contenuto organico: niente più pubblicità mirate, niente più messaggi confezionati per target specifici.

«È l’algoritmo a decidere chi vede cosa, e per farsi vedere serve engagement vero, continuo, spettacolare» spiega Esposito. «In questo nuovo ecosistema, dove l’emozione vince sull’informazione e dove la politica deve mescolarsi al racconto personale per sopravvivere, la strategia pop + politica di Meloni trova un’autostrada: meme, formati leggeri, relazioni simboliche, backstage, politainment». Non è un caso, dunque, se quel “tanti auguri” a Modi raggiunge la Top 10 dei post più virali dell’anno: è il risultato di anni di costruzione narrativa e, allo stesso tempo, il segno di un’epoca che cambia. Una politica senza adv deve diventare intrattenimento. E Meloni, che da tempo presidia questo stile comunicativo, è oggi la prima a trasformarlo in numeri.

E i post con Modi? «È diplomazia social in purezza: politica estera travestita da pop culture, un corto circuito perfetto tra serietà di Stato e leggerezza di feed. Una narrazione che non passa per le testate, ma per il linguaggio dei ragazzi di Delhi e di Milano, delle fan page, dei remix, delle reaction». A sostenere tutto questo, inoltre, c’è una macchina narrativa che non si ferma mai: non solo eventi ufficiali, ma ricorrenze, auguri, backstage, cartoline familiari, brevi gesti quotidiani. Una costanza di contenuti che ricorda le strategie di Chiara Ferragni, lo stesso ritmo, la stessa familiarità, e poi la figlia, la domenica al supermercato, il viaggio in famiglia, la sorella.

Una strategia tipica degli influencer, che, nelle mani della premier, diventa uno strumento politico. L’effetto è semplice: chi scorre i social non distingue più tra politica e intrattenimento, tra governo e storytelling. «Nel 2025 Meloni non è un’ospite del sistema-social: è uno dei suoi protagonisti, una creatrice di contenuti che usa le stesse regole dei grandi influencer, ma con un vantaggio che nessuno di loro potrà mai recuperare: la forza emotiva della leadership».

La metamorfosi si vede benissimo dalla visibilità. E qui entra in gioco un meccanismo semplice, ma fondamentale. Quando Meloni pubblica un post con un engagement anomalo, come quello con Modi, spinto anche dall’enorme bacino indiano, un miliardo di persone pronte a riempire di cuori qualsiasi contenuto dei Melodi, l’algoritmo interpreta quel picco come un segnale di qualità e ne alza immediatamente la portata della pagina Instagram o Facebook. In pratica, quel singolo post-tsunami trascina con sé tutto il resto: aumenta il ranking del profilo, migliora la reputazione algoritmica e i contenuti successivi. E la conseguenza è che i contenuti più politici, più “di governo”, vengono mostrati a un pubblico più ampio rispetto a quello che raggiungerebbero normalmente.

«I numeri complessivi raccontano la vitalità delle piattaforme, a prescindere dal totale degli utenti iscritti dichiarati: sebbene Facebook sia ancora la piattaforma social più utilizzata in Italia e con il maggior numero di italiani iscritti, i 10 post più popolari in classifica ottengono complessivamente 3,5 milioni di interazioni, con un engagement rate medio del 33% rispetto ai follower delle pagine protagonisti. Su Instagram, invece, i 10 post più popolari in classifica contano complessivamente 25,1 milioni d’interazioni. Se volessimo considerare TikTok supereremmo comodamente i 40 milioni d’interazioni, e questo dato mette in evidenza il reale stato di salute delle piattaforme».

E gli altri presenti in classifica? Accanto al post di Meloni, la scena è dominata da un’Italia in cui convivono il calcio, la cucina, un lutto globale e una capra diventata star. A svettare su Instagram sono i creator da milioni di follower: Giorgia Malerba, che stravince con un video muto in cui la protagonista è una capra, 4 milioni e 635mila interazioni, e Alberto Magrì, il pasticciere-fenomeno che trasforma una torta di San Valentino in un successo da 2 milioni e 756mila interazioni. Poi c’è Paulo Dybala, presenza fissa del ranking: occupa metà della Top 10 con cinque post tra i più cliccati dell’anno.

La settima posizione è di GQ Italia, con un post dedicato al Met Gala, mentre un contenuto della pagina @ig_italia dedicato alla morte di Papa Francesco raccoglie quasi due milioni d’interazioni. E poi il dato che colpisce più di tutti: Chiara Ferragni, un tempo presenza fissa nei primi posti, oggi è assente. Bisogna scendere oltre la cinquecentesima posizione per trovarne traccia. È in questa assenza che si legge il vero cambio d’epoca dei social italiani: l’influencer più influente non è più un’influencer, ma una premier.

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